Storia Orale della Diplomazia Italiana· Folge 34

Lucio Savoia

Dienstag, 13. Oktober 2026 · 30 min

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Shownotes

In questo episodio della serie "Storia Orale della Diplomazia Italiana" ascoltiamo l'Ambasciatore Lucio Savoia, entrato in carriera nel 1970.
Ad Algeri, sua prima sede, si occupa anche degli interessi irlandesi tutelati dall'Italia, primo contatto con un Paese in cui tornerà due volte.

Nel racconto trovano spazio il servizio presso la Santa Sede, il cerimoniale, che descrive come un lavoro molto delicato, e gli anni da Console Generale a Londra, tra i ricordi più gratificanti.
Come vice direttore generale per la promozione culturale si dedica a un ambito che considera fondamentale per la politica estera italiana, forte di un patrimonio riconosciuto in tutto il mondo.

Conclude la carriera come Ambasciatore a Dublino, dove coltiva un rapporto diretto con la popolazione locale.

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Siete all'ascolto del programma Storia orale della diplomazia italiana, una serie di conversazioni con diplomatiche e diplomatici italiani a riposo. Il programma è realizzato dall'Unità per la formazione del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ed è stato ideato e coordinato da Stefano Baldi. Buon ascolto.

L'ambasciatore Lucio Alberto Savoia nasce a Campobasso il 22 agosto del 1942 e dopo la laurea in giurisprudenza presso l'Università di Napoli entra definitivamente in carriera diplomatica nel 1970. Inizialmente il suo percorso si articola fra l'Algeria e il Regno Unito, dove presta servizio a Glasgow e Edimburgo fino ad approdare in Irlanda fra l'85 e l'87. Negli anni successivi alterna incarichi presso il servizio stampa, la Santa Sede e il cerimoniale, e nel novembre del 1996 assume l'incarico di console generale a Londra. Di lì a qualche anno diventa vice direttore generale per la promozione e la cooperazione culturale, ruolo che ricopre fino al novembre del 2005, quando torna a Dublino in qualità di ambasciatore. Chiude la sua esperienza presso l'amministrazione

nel settembre del 2009 con il grado di ambasciatore. Noi siamo Jacopo Andreone, Danilo Jacopo Tonon e Serena Poggi, segretari di legazione in prova del corso Renato Ruggero e questa è la nostra intervista all'ambasciatore Savoia. Buongiorno ambasciatore, noi abbiamo una serie di domande da farti. La prima è questa, dopo la laurea in giurisprudenza, cosa ti ha spinto a intraprendere la carriera diplomatica? C'è stato per caso un momento...

un episodio che ti ha fatto dire questa è la mia strada?

Ma a dire il vero io mi sono avrei voluto fare scienze politiche però fu proprio mio padre a dire no fai giù l'isprudenza perché anche se qualsiasi mestiere ti voglia fare è stato un errore perché forse facendo scienze politiche io avrei avuto possibilità di approfondire con l'esame di storia, di lingue, giurisprudenza, come appunto ben sapete, l'esame di storia o altro. Quindi le mie materie preferite nella scuola secondaria erano Storia, geografia e storia dell'arte. Quindi io amavo molto la geografia, ero bravissimo, per cui è stato sempre questo desiderio di visitare altri paesi, conoscere altre realtà. Quindi sognavo di fare il diplomatico. Ho fatto il primo concorso nel 67.

Nel 1967 il concorso non si faceva da tre anni perché c'è stata una riforma del Ministero. Fino a qualche anno prima i concorsi erano sempre per una dozzina, 12-13 posti. Nel 1967 l'offerta di posti è stata abbondante, però feci lo scritto, sono stato messo all'orale, però all'orale c'è stato un funzionario del ministero, non è più in questo mondo che riposi in pace, il quale espressamente mi ha fatto cadere in lingua inglese, nonostante io fossi andato a Londra più volte. questa città che amo molto, e sono andato anche a fare il cameriere tra gli unipub per parlare bene, e mi ha contestato avendo il mio compitino, davanti al compitino di una pagina e tre quarti, praticamente mi ha dato l'idoneità, però ero fuori del numero dei posti, sono

rimasto un po' seccato, Per cui l'anno successivo, nel 1978, c'è stato anche un altro concorso, non l'ho fatto, però poi nel 1969 dico, ma io ci devo riprovare. Nel contempo io avevo, pur di non stare a tiro, diciamo, di mio padre in provincia, avevo fatto un concorso all'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale settore legale cioè praticamente i legali che andavano in tribunale a difendere l'ente avevo vinto il concorso e l'Inps offriva una lista di città dove volete andare io nella lista misi Treviso, Pordenone, Udine, tutti volevano andare a Napoli, Caserta, Benevento, e sono finito, ahimè, a Pordenone, una città dove praticamente all'epoca c'erano solamente militari, però non mi ero arreso al desiderio di visitare il mondo e

io lavoravo, andavo in tribunale, difendevo l'ente, mi hanno Dopo un anno e mezzo forse pensavano che ero bravo, a torto, però mi hanno trasferito a Roma alla direzione generale che sta all'EUR. Però io in perterrito ho continuato a studiare per fare il concorso diplomatico e quindi finalmente nel 69 l'ho fatto. Però delle volte il destino aiuta perché la sera prima del concorso Gironzola, ero andato alla stazione Termini, a prendere qualcuno, mi ricordo bene, nella piazzetta di 500, nella stazione Termini, e c'era un mercatino di libri, c'erano bancarelle di libri, e allora io, arrivato con la mia piccola 500 parcheggiata, ho cominciato a gironzolare e a un certo punto vedo in una bancarella un libro di un

certo professore di storia, Compero questo libro, perché così piccolo, compero questo libro, vado a dormire nell'alberghetto dove stavo. La mattina dopo il compito era quello. Mamma

mia!

Ambasciatore, parlando ora della sua prima assegnazione, cosa ci può raccontare, quali sono i suoi ricordi più belli della sua prima esperienza all'estero come diplomatico italiano?

Volevo andare ad Atene ma mi hanno mandato ad Algeria. L'esperienza diciamo è stata un po' pesante. L'Algeria praticamente era indipendente da dieci anni. Io sono andato nel 72 e l'Algeria era indipendente dal luglio del 62. Praticamente L'Algeria non era una colonia francese, era considerata dalla Francia territoire français d'outre-mer e ad Algeria non c'era un'ambasciata di Francia, c'era un'altra rappresentazione di Francia in Algeria. Ecco, quindi non è stato molto molto facile, oltretutto se vi fa piacere procuratevi il film di Gillo Pontecorvo sulla battaglia di Angere. Esatto, mi hai sentito parlare. Sì, non l'ho ancora mai visto. Ebbene, vale molto la pena vedere questo film. In realtà i

francesi avevano distrutto la generazione di mezzo durante la guerra, durante questa guerra di pratica, per cui c'erano giovani e non più giovani, E allora io a un certo punto ero il quarto dell'ambasciata ed ero il secondo segretario. Oltretutto il clima è eccellente ad Algeria, però d'estate faceva abbastanza caldo.

Io odio il freddo, sto benissimo al caldo, per cui gli ambasciatori di Bergamo il consigliere politico, il consigliere economico, il primo segretario ed io. Io sopportavo il canto, quindi era quello che girava, andava dappertutto e oltretutto questo simpatico ambasciatore bergamasco mi prendeva in giro dicendo vai a parlare con questi qui, tanto che tu con loro vi capite.

Ovviamente c'era un fondo di verità.

Ha menzionato la sede di Dublino e ci siamo accorti che c'è stato due volte. prima volta come consigliere la seconda volta come capomissione ecco tra gli anni 80 e il 2005 quando penso abbia preso servizio giusto che cambiamento hai notato nell'ambiente locale e anche nei rapporti bilaterali tra i terreni un

grandissimo cambiamento perché all'epoca l'Irlanda era stata definita la Celtic Tiger perché avevano sviluppato un sistema economico molto attraente e anche non molto corretto nel quadro dell'Unione Europea, perché alle ditte che andavano le entità che andavano in Irlanda ad investire i loro soldi imponevano una tassazione del 15% dei profitti per cui a un certo punto in Irlanda sono arrivati prima della crisi del 2008 sono arrivati una quantità c'era Google c'erano questi grossi enti e venivano tanti giovani italiani a lavorare lì per imparare l'inglese certo l'inglese in Irlanda le lingue ufficiali sono due, l'Irish, la lingua celtica e l'inglese, va osservato che questo non grande paese, per

non dire piccolo, piccolo paese, che non si chiama Repubblica d'Irlanda, si chiama Irlanda. Infatti io ero l'ambasciatore d'Italia in Irlanda, non nella Repubblica, Loro non volevano che si definisse Repubblica d'Irlanda perché purtroppo c'erano le sei condesse separate dell'Amster, quindi dire Repubblica d'Irlanda significava accettare che l'Amster fosse separato. Come dicevo, avendo amato molto la storia dell'arte, a un certo punto sono finito a fare il vice direttore culturale

Ci ricolleghiamo allora a questo materiale, visto che ha menzionato vice direttore generale chi vuole andare vai tu

Jacopo proprio con riferimento a questo volevo chiederti secondo te quale ruola ha la cultura nella politica estera italiana

come già accennato è fondamentale perché vedrete quando andrete all'estero quando si parla di cultura tutti alzano le braccia l'Italia è il paese della cultura per eccellenza, il paese con il più grosso patrimonio mondiale dell'umanità, tutti ci riconoscono questa primazia di natura culturale, è inutile sottolineare che abbiamo l'umanesimo rinascimento e così via.

Ambasciatore, volevamo chiederti, Che ricordo hai del servizio presso la Santa Sede? Puoi spiegarci quali sono alcune delle peculiarità che presenta questa sede rispetto ad altre realtà diplomatiche? Siamo molto curiosi di comprendere le dinamiche e i rapporti con l'Italia.

Io sono cattolico, vado anche a Mesa, magari non tutte le domeniche, sono un credente. Sono potenti, sanno gestire tutto. hanno una rete diplomatica sparsa in tutto il mondo. Tutti i diplomatici della sede apostolica che abbiamo conosciuto in quattro anni e rotti sono i migliori del mondo. Devo dire che però loro rispettano molto le gerarchie e a un certo punto io ho conosciuto uno di loro, un francese che purtroppo... che si chiamava Jean- Louis Theron ed era praticamente il vice segretario di Stato un'alta carica a un certo punto lui è diventato il responsabile di tutte le relazioni esterne tant'è vero che io che lo conoscevo a un certo punto mi congratulai con lui che era diventato anche cardinale e gli dico grazie mi dispiace di non poter

più venire da lei a chiedere, insomma a conversare, dico perché adesso deve venire l'ambasciatore perché io sono di rango più in basso, questo mi ha risposto scrivendomi, tu da me vieni quando vuoi, lo sono a tua totale disposizione, tant'è vero che questo ha, celebrato le nozze di mia figlia e battezzato la figlia di mia figlia. Ed è purtroppo morto giovane. Però devo dire che lì le gerarchie sono estremamente rispettate e bisogna fare estrema attenzione

nei rapporti. Sei stato anche capo pubblico del cerimoniale e Per gli esterni è un po' misterioso questo ruolo del cerimoniale e del protocollo, quindi vorremmo chiederti che valore attribuisci tu a questa dimensione, alla dimensione simbolica e protocollare all'interno delle relazioni internazionali. Allora, il

servizio al protocollo è molto divertente, però è anche estremamente delicato. Allora, quando sei al cerimoniale ti occuperai di mettere i posti a tavola, di andare a controllare, quello poi lo si fa anche nelle ambasciate, controllare i posti in macchina, del cerimoniale, almeno secondo la mia esperienza, è guai se tu sbagli un posto a tavola, guai se sbagli un posto in macchina. Poi, a limite, anche quando stai all'estero, poi anche nel rapportino che fai al ministero, una volta si chiamavano i telespressi, Oppure i telegrammi, oggi con la rivoluzione tecnologica è tutto cambiato. Ecco, ma la gente si offende da morire. Almeno all'epoca mia, se sbagliavi un posto a tavola vedevi che l'ospite non

mangiava e questo era il segno che l'ospite si era irritato perché gli avevi sbagliato la collocazione giusta. e in tempo di casa in macchina. È un lavoro anche, ripeto, divertente, però è molto delicato, cerimoniale. Delle volte è capitato anche a me di dover andare al Quirinale, il giorno che il Capo dello Stato celebrava il 2 giugno, e lì devi stare attento a collocare le persone nel modo giusto.

Io senza artigno prendevo le persone per i braccioli mi guardavano un po' però proprio coraggiosamente dico tanto che mi fanno e quindi piazzavo questi è un lavoro che può essere divertente però è un lavoro che ti può anche provocare delle reazioni antipatiche e ripeto puoi anche scrivere un rattorto telegramma magari qualcuno lei dice guarda questo che scendente ha scritto mentre invece al cerimoniale proprio la gente si

arrabbia parlando di attività in cui è necessaria una certa delicatezza tra queste forse figura anche l'attività nel servizio stampa e l'informazione noi volevamo chiedere come si è evoluto nel tempo il rapporto tra la diplomazia e la comunicazione pubblica secondo

lei oggi chiaramente con i social i mezzi di informazione un po' il sistema è cambiato all'epoca praticamente si usava vedere i giornali ritagliarli come dicevo anche prima e fare delle rassegne stampate e distribuite in giro il rapporto con i giornalisti ripeto oggi non riesco a giudicarlo bene perché le fonti sono diverse ma all'epoca c'erano le agenzie di stampa e c'erano i giornalisti che venivano al ministero a chiedervi o telefonavano praticamente quindi lì dovevi stare attento a quello che raccontavi loro qualche volta ho avuto qualche problema perché con qualche con qualcuno forse ero stato un po' troppo sincero e Mi ricordo ancora che abbiamo parlato della Libia di Gheddafi e questo praticamente ha pubblicato delle cose

che mi ha messo in imbarazzo e lì sono stato astramente rimproverato. Stai attento come parli con queste.

Ambasciatore, abbiamo accennato al concorso, siamo poi passati a parlare delle tue esperienze professionali del tuo bagaglio anche culturale. Adesso vorremmo farti una domanda, se permetti, più, diciamo, personale. Qual è stato il momento più gratificante della tua carriera? C'è stata una sede in particolare che ti ha lasciato qualcosa di significativo sul piano umano e o personale? A

parte il servizio alla direzione culturale, che è una molto apprezzato perché poi rispondeva alle mie caratteristiche personali devo dire che io credo di aver fatto abbastanza decentemente il servizio consolare a londra infatti ho conservato molti molti molti amicizie lì a londra e il consolato non aveva molto personale eravamo 43 mentre il consolato generale di Francia erano 90 e quelli di Germania pure erano un centinaio ma lì io avevo trovato un escamotage avevo creato un gruppetto di signore, mogli di persone che avevano dei ristoranti o delle entità, e avevo creato questo gruppetto di signore, le quali signore, non avendo di meglio da fare, a seconda delle loro caratteristiche, le mandavo a visitare italiani in prigione o negli ospedali

Presidente di questi gruppi avevano fatto mia moglie, che era molto contenta. Non lo so per quale motivo. Ricordo questo periodo con molto piacere.

Vado avanti su un'altra domanda, sempre sul lato umano- professionale. Hai avuto delle figure professionali, dei superiori, dei colleghi o anche dei maestri, che hanno inciso particolarmente sulla tua crescita professionale? c'è una qualche lezione in particolare ricevuta da un superiore, da un collega che ti porti dietro e che trovi particolarmente significativa? La prima esperienza

era al personale, ripeto, al personale. Ai politici ho anche avuto un altro personaggio che mi ha anche molto aiutato. Ripeto, quando sono arrivato lì ho trovato questo napoletano il quale a un certo punto mi ha criticato sul mio modo di vestire. Dice, senti, tu non ti devi vestire così, devi andare da Cenci a via, piuttosto caro, ti devi fare tre vestiti, fatti su misura, bene, non questi che tu compri nei negozi già confezionati. Anche se io, essendo magro, più o meno lo trovavo. E allora devi andare da quelli e ti devi fare un vestito grigio, quello qui quadrettini, quello grigio per la mattina. Poi ti devi fare un abito su blue wet e poi ti devi fare un abito a tracite per la sera. Fatto bene, su misura,

spendi quello che devi spendere e Usali a seconda di dove stai. Ecco. Quindi io ricordo questo signore che mi ha inquadrato nel modo di vestire perché, insomma, andavo giustamente con la mia giacca e la mia gravata, però questo ha tenuto molto e lo ricordo con molto piacere. E poi ricordo con molto piacere ad Algeri, ad Algeri dove c'era questo ambasciatore bergamasco e una moglie italo- rusta, bellissima, la quale mi adorava perché mi chiamava il baby dell'ambasciata perché ero l'ultimo e il secondo segretario. E allora questa signora mi invitava regolarmente ai pranzi dell'ambasciata perché se mi manca un ospite... e mi fai saltare il tavolo devi venire tu quindi io scapolo solo ero a disposizione e questa

signora ovviamente andavo in anticipo e lei mi faceva controllare praticamente la disposizione dei posti e come si mettevano le posate, i bicchieri. Certo, a casa mia non è che si mangiasse con le mani, però non è che ogni giorno...

Meno formale.

A casa mia sì, sì. Quindi ricordo in particolare questo signore che mi diede dei consigli sull'abbigliamento, diciamo, da utilizzare, e questa signora che mi indirizzò ad Algeria su... Allora, sempre lì ad Algeri, insomma, non è stato molto piacevole proprio perché per uno scapolo è dura, quindi ricordo questa sede veramente con un po' di rimpianti, però anche lì, del contempo, i segni del destino. A un certo punto, come ultima ruota del carro, l'Italia aveva la protezione degli interessi irlandesi, che si concretizzava anche quella nel servizio consolare, non c'era un contratto, c'era una cancelleria consolare. Quindi io, ripeto, da giovane, delle volte mi sono dovuto occupare anche di irlandesi che si cacciavano in qualche problema, cioè un segno

del destino perché poi sono finito in quel paese.

Ora vorremmo chiederti, nel corso della tua carriera, com'è cambiato il mestiere del diplomatico? Quali sono le trasformazioni che ti hanno colpito di più e magari come pensi che possa evolvere in futuro?

È cambiato perché voi giovani avete probabilmente un altro approccio alle situazioni. Noi non avevamo il computer, quindi praticamente noi vivevamo di giornali, radio, televisione. Io mi ricordo all'estero, soprattutto quando in ambasciata, nella prima esperienza irlandese, quando c'era lo sciopero dei giornali locali, era una tragedia, perché dando a noi da dove carpivamo le notizie dai giornali. Oggi è tutto cambiato, voi avete l'accesso a internet, ai mezzi di informazione, è molto più, come dire, non voglio dire facile, molto più agevole. Quando ero lì e li abitavo in questo bellissimo palazzo Luganaus, una villa di ispirazione palladiana, era 14 chilometri dagli uffici e io avevo la mania di parlare

con le persone, per cui la sera uscivo, andavo al pub a bere mi facevo qualche pinta di birra e poi mi dava anche un po' di fastidio però parlavo con le persone e poi sono finito su un settimanale fotografato perché molto spesso invece di andare dalla residenza agli uffici in macchina perché avevo la macchina di servizio e l'autista che abitava lì E a volte prendevo l'autobus. Ma perché prendevo l'autobus? Perché essendo gli irlandesi chiacchieroni, io mi sedevo con qualcuno e lì gli attaccavo il bottone. E lì io ricepivo delle informazioni che altri non riuscivano ad avere.

Quello che io raccomanderei ai giovani colleghi è quello di parlare con il popolo italiano. con la gente. Ambasciatore, mi

ricollego a questo che hai appena detto in chiusura proprio della nostra intervista. Ci consigli come affrontare questa carriera? Che consigli ci dai per il futuro?

I consigli che vorrei dare è siate voi stessi e cercate di seguire le vostre personali tendenze e aspettative. Non cercate magari un ufficio dove dicono ah lì si sta bene eccetera può darsi che tu vai lì e poi ti trovi male direi seguire le proprie le proprie inclinazioni ripeto io servizio consolare sì perché abituato all'arte di arrangiarsi ti

aiuta grazie ambasciatore per il tempo che ci hai dedicato Grazie per le risposte e per la sincerità.

Grazie per la disponibilità

Io, come vi ho detto, sono un po' emozionato di trovarvi davanti a giovani che ho sempre amato e vi auguro ogni bene. Grazie.

Avete ascoltato un podcast della serie Storia orale della diplomazia italiana, ideata e diretta da Stefano Baldi.

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