
Di Nuovo BARBERO - Alessandro Barbero Podcast
Alessandro Barbero - Dante e la politica
Dienstag, 20. Oktober 2026 · 1 h 06
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Shownotes
In questa splendida lezione il professore Barbero ripercorre Dante dal punto di vista della sua attività politica.
Fonte: (1) Alessandro Barbero - Dante, il politico - YouTube (youtube.com/watch?v=JbTQDwENe4I)
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Allora, la politica al tempo di Dante. Naturalmente Dante in un certo senso potremmo dire che ha fatto politica per tutta la vita, perché anche negli anni dell'esilio ha continuato... a essere invischiato nella politica di partito, nella politica negli scontri tra la Chiesa e l'Impero, ha scritto quell'enorme trattato di politica che è la monarchia, ma noi qui parleremo soltanto di quando Dante ha fatto politica attiva nel senso più immediato per un uomo del suo tempo, cioè quando stava a Firenze, era un cittadino agiato, è abbastanza autorevole della città di Firenze e come innumerevoli altri cittadini ha partecipato attivamente per sei o sette anni alla vita politica del suo comune, fino a quando nel 1301 il colpo
di Stato dei Neri non l'ha mandato in esilio insieme a centinaia di cittadini del suo partito, il partito che aveva perso, i Guelfi Bianchi. Com'è che noi sappiamo che Dante in quegli anni ha fatto politica? Lo sappiamo perché negli archivi di Firenze ci sono i verbali delle riunioni, dei tanti consigli che contribuivano tutti insieme collegialmente a governare il comune di Firenze. Ovviamente questi verbali non sono tutti conservati, se ne sono persi per le ragioni più diverse nel corso dei secoli un'infinità, però un certo numero di questi verbali di riunioni ci sono. Non contengono di solito l'elenco di tutti i consiglieri presenti, ma elencano quelli che si sono alzati a parlare, quelli che hanno preso la parola
e che hanno sostenuto oppure combattuto la mozione che c'era all'ordine del giorno. E quindi noi fra il 1295 e quando Dante ha 30 anni, e il 1301 abbiamo un certo numero di verbali di uno o di un altro consiglio in cui a un certo punto c'è scritto« Dantes algeri consuluit ut», cioè si espresse nel senso che si dovesse fare o non fare quella certa cosa. Il fatto che Dante risulti spesso in quegli anni come membro ora di uno, ora di un altro consiglio, dimostra che in quegli anni lui ci teneva abbastanza a esserci perché mentre oggi uno potrebbe pensare vabbè entri una volta in consiglio comunale e ci rimani cinque anni lì non funzionava così i consigli c'erano cinque principali consigli non sto a farvene
i nomi che governavano il comune di Firenze e restavano in carica sei mesi dopo sei mesi tutti a casa e entrano altri Fra tutti questi consigli occupavano qualcosa come, si è fatto il conto, 676 persone. Poi non erano sempre tutti presenti, anzi anche allora era pieno di assenteisti, ma comunque questo vuol dire che in un dato momento quasi 700 cittadini erano formalmente membri di uno dei consigli e dopo sei mesi altri subentravano. Al vertice poi del governo cittadino c'erano i priori, i priori delle arti, i sei priori, uno per ciascuno dei sei, non quartieri, ma sestieri in cui era divisa allora Firenze, e se i consigli duravano in carica sei mesi, i priori, che erano il vertice decisionale, l'esecutivo, restavano in carica due mesi. Perché
la nostra preoccupazione della durata del governo, della continuità dell'azione di governo, era l'ultima delle preoccupazioni che potevano avere. A loro sembrava enormemente più importante che nessuno restasse al potere per troppo tempo e che ci fosse una continua e veloce alternanza di persone. Dopodiché, è chiaro, quelli che ci tenevano uscendo da un consiglio, sapevano che erano già stati cooptati in un altro e quindi riuscivano a esserci un po' sempre. Come dicevamo, l'attività politica di Dante è documentata a partire da quando lui ha 30 anni. Non possiamo escludere che fosse membro di qualche consiglio anche prima e che non si fosse mai alzato a parlare, naturalmente, non ci sarebbe niente di strano. Ma in ogni caso... Non
c'è dubbio che la politica è un interesse che lui ha scoperto solo a un certo punto nell'arco della sua vita, al pari di altri interessi. Gli anni 90 sono gli anni che seguono la morte di Beatrice. Beatrice muore nel 1290 e, quando Dante appunto ha 25 anni, Dante stesso ci dice, dopo la morte di Beatrice, una delle cose che ho scoperto è la filosofia, per esempio. mi sono buttato a studiare per ridare un senso alla mia vita.
Noi potremmo tranquillamente aggiungere che un'altra delle cose che scopre è appunto la partecipazione politica. Verosimilmente un'altra ancora è il matrimonio e i figli. Ci sono dei problemi che non sto a dirvi, per cui non siamo sicuri della data in cui Dante si è sposato, ma Boccaccio, che secondo me ne sapeva più di altri, afferma che anche questo matrimonio è venuto dopo la morte di Beatrice, perché i parenti, gli amici di Dante l'hanno spinto a sposarsi nel quadro appunto di quella che noi chiameremo una tecnica di elaborazione del lutto. In ogni caso, anche se non siamo sicurissimi di quando si sono sposati Dante e Gemma, sappiamo però che i loro figli sono tutti nati in quel decennio,
tra il 1290 e il 1301. Almeno cinque figli, almeno tre maschi e due femmine, che conosciamo perché sono diventati adulti, più chissà quanti morti da bambini perché in passato, come sapete, è fino alla fine dell'Ottocento. la mortalità infantile era altissima e per portare cinque figli all'età adulta statisticamente probabilmente altri 4 o 5 erano morti da piccoli quindi è un decennio estremamente intenso quest'ultimo decennio della vita di Dante a Firenze prima dei vent'anni dell'esilio e in questo decennio Dante fa io non direi una carriera politica perché c'è una cosa che va sottolineata forse era già chiara in quello che ho detto non sono politici di mestiere questi che gestiscono la città ci sono sì quelli che ci tengono
più degli altri che sono più conosciuti degli altri di cui il partito si fida che vengono mandati avanti spesso e che sono abbastanza sicuri di essere sempre seduti sulle panche dell'uno o dell'altro consiglio se vogliono ma anche loro non sono professionisti sono gente che ha la sua vita i suoi affari non guadagnano un soldo naturalmente non in modo legittimo intendo dalla politica e quindi non sono una casta non sono un ceto di politici sono i cittadini più influenti che hanno voglia di partecipare ora dunque non direi che si possa parlare di una carriera politica di dante in questo senso ma è vero che alla fine di questo periodo dante arriva a occupare la carica più alta che sia disponibile per un cittadino fiorentino Per due mesi,
dal 15 giugno al 15 agosto dell'anno 1300, Dante è uno dei sei priori e quindi è uno degli uomini che hanno in mano, in concreto, il potere, che decidono se bisogna arrestare certa gente e mandarla in esilio e durante i suoi due mesi del suo priorato gli toccherà anche a Dante decidere di esiliare un certo numero di capi dei bianchi e dei neri, fra i quali il suo amico Guido Cavalcanti. Dante non ci ha mai detto che effetto gli abbia fatto dover essere uno di quelli che hanno firmato quella decisione, Guido Cavalcanti morirà, come sapete, in seguito a una malattia contrata in esilio. Dunque, anche se non è una carriera, tenete presente che il 15 giugno 1300 Dante entra in carica come uno dei sei priori.
Chi sarebbero stati i sei priori del bimestre si decideva in genere il giorno prima e il giorno prima ancora si facevano delle riunioni al vertice per stabilire che criterio seguire, del tipo i sei priori uscenti suggeriscono dei candidati, le arti, i consoli delle arti e quindi la confindustria, confartigianato e confesercenti per capirci, suggeriscono i loro candidati da un bimestre all'altro possono cambiare le modalità ma alla fine ci si mette d'accordo e vengono fuori i sei candidati quindi Dante è stato eletto pochi giorni prima ma in realtà appunto questo vuol dire che i sei priori in carica nel bimestre precedente erano amici suoi di partito e lui era certamente uno che insomma non era una cosa che si
improvvisava totalmente perché insisto su questo Ma perché, come dire, pochi mesi prima di entrare in carica come priore, e quindi in un momento in cui le sue quotazioni nella politica fiorentina erano particolarmente alte, a Dante è capitata, come tutti sappiamo, quella che poteva sembrare all'inizio una disavventura, e che invece si è rivelata poi una storia meravigliosa andata a finire bene motivo per cui quando l'ha raccontata ha deciso che questa storia era una commedia una commedia perché le tragedie sono le storie che finiscono male e nell'orrore, nella costernazione di tutti e le commedie sono invece le storie che finiscono bene. Pochi mesi prima Dante ha compiuto il suo viaggio ultraterreno. Non sto dicendo... che davvero ha
avuto una visione, che davvero ha sognato, anche se sono tutte cose su cui gli studiosi oggi discutono. Parecchi studiosi non escluderebbero che Dante possa aver davvero avuto qualche esperienza mistica, visionaria o semplicemente banalmente un sogno particolarmente impressionante da cui è nata questa sua idea di raccontare un viaggio nell'altro mondo.
Ma al di là di questo, anche ammettendo che si tratti di una finzione decisa a tavolino, Resta il fatto che Dante ci tiene a datare molto precisamente questo suo viaggio. Siamo nel mezzo del cammin di nostra vita e Dante si è perso in una selva oscura, in un bosco buio e ha perso la strada. Naturalmente sul significato di questo perdersi in un bosco buio da sempre, da 700 anni si discute e ci sono mille interpretazioni possibili e non è neanche detto che si escludano a vicenda, possono anche essere compatibili insieme e quindi è un'allegoria del peccato, la selva oscura, sì, ma di quale peccato specificamente? Un dubbio religioso, una crisi morale, un eccesso di arroganza, oppure l'essersi dimenticato di Beatrice e essere andato indietro a altre donne,
tutto è possibile. Però, però quello che è sicuro è che Dante ci sta dicendo, io in un certo momento della mia vita ho attraversato un momento spaventoso, un momento spaventoso in cui mi ero proprio perso, non sapevo più dove stavo andando. E appena un po' meno noti dei versi iniziali della commedia sono quelli dell'inizio del Purgatorio, nel primo del Purgatorio, sapete cos'è che succede? Dante e Virgilio arrivano e le anime che si stanno affollando lì si accorgono che Dante è ancora vivo, è vivo. E Virgilio spiega, sì sì, questo qua è ancora vivo, ma per poco, perché per la sua follia a momenti rischiava il peggio.
Dice Virgilio, questi non vide mai l'ultima sera, cioè non ha ancora visto l'ultimo giorno della sua vita, è vivo. ma per la sua follia le fussi presso, così vicino, che molto poco tempo a volger era. Cioè mancava pochissimo, se non fossimo andati noi a ripescarlo e ad accompagnarlo in questo viaggio ultraterreno, che è una purificazione naturalmente anche, alla fine usciranno, no, ecco. Se non fossimo andati noi a ripescarlo, mancava pochissimo che sarebbe morto. Dopodiché spesso si dice morte, sì, di cosa sta parlando esattamente? Della morte spirituale, del peccato di nuovo, del dannarsi l'anima. Certo andare a pensare che Dante ci stia dicendo sono stato vicino al suicidio è molto pesante, nessuno credo oserebbe dirlo con sicurezza,
però sta di fatto che lì a guardia del purgatorio c'è Catone. Catone che si è ammazzato a Utica perché stava combattendo per la libertà e non c'era più speranza e Catone suicida, Dante si prende il lusso di non metterlo all'inferno. Catone pagano e suicida. Allora, detto tutto questo, appunto, suicidio o non suicidio? Dante ci sta dicendo in tutti i modi all'inizio dell'inferno e poi di nuovo ci tiene a ridirlo all'inizio del purgatorio che lui ha attraversato un momento spaventoso in cui era un uomo perduto. E come vi dicevo questa cosa è datata con la massima precisione.
Tanto il mezzo del cammin di nostra vita, siamo tutti d'accordo che è l'anno 1300 quando Dante aveva 35 anni e Perché? Perché il Salmo 89 dichiara che l'uomo è destinato a vivere 70 anni e quindi mentre nessuno sa quanto vivrà davvero però la durata ideale teorica della vita umana è di 70 anni a 35 anni sei nel mezzo.
Naturalmente poi Dante avrà deciso che l'anno 1300 era un anno particolarmente importante non solo perché lui compiva i 35 anni ma perché è l'anno del giubileo, del primo giubileo di tutti i tempi Per la prima volta in quell'anno, l'anno prima, Bonifacio VIII, il Papa, ha deciso che tutti i pellegrini che verranno a Roma avranno appunto, ecco, e quella cosa aveva avuto un successo enorme. Il giubileo provoca, Roma era sempre piena di pellegrini, sia chiaro, era piena di pellegrini, piena di alberghi, di taverne, arrivavano un sacco di soldi con i pellegrini, un sacco di offerte, ma in quell'anno succede qualche cosa di mai visto, la folla è strabocchevole. Dante quasi, molto probabilmente c'è stato anche lui,
non ne siamo sicuri, però arrivava gente da tutto il mondo e lui stava a Firenze. Francamente mi basterebbe già questo per dire, mi sembra improbabile che non ci sia andato, era lì a due passi. E in ogni caso descrive il ponte di Castel Sant'Angelo affollato di pedoni su cui hanno stabilito il doppio senso di circolazione. Chi va da un lato tiene la destra, ecco, perché altrimenti a Roma non si circola più. Ci sono anche, adesso divago un po', ma insomma mi scuserete, ci sono anche cronisti che raccontano come sugli altari, delle grandi basiliche romane dove i pellegrini arrivavano e ognuno lasciava una monetina di offerta c'erano dei chierici in piedi sugli altari con dei rastrelli che ininterrottamente
rastrellavano la valanga di monete che veniva depositata sugli altari quindi è il 1300 è nel mezzo del cammin della sua vita e del resto Dante che conosceva la Bibbia molto bene e conosceva particolarmente bene i profeti, certamente si è ricordato anche di un passo di Isaia. Isaia 38,10, ego dixi, io ho detto, nel mezzo dei miei giorni andrò alle porte dell'inferno. Questo lo dice il profeta Isaia e questo fa Dante, nel mezzo del cammino va alle porte dell'inferno. ne dico ancora una, basterebbe, ma ne dico ancora una, nel secondo del Purgatorio, si dice che di solito i morti destinati al Purgatorio vengono fatti attendere anche abbastanza lungo. Però da tre mesi entrano tutti. E da tre mesi entrano tutti subito perché appunto il 25 dicembre
1299 è cominciato il Giubileo. E quindi qui è il 25 marzo 1300. Non ci può essere il minimo dubbio su questo. E allora il punto è che a me non sembra del tutto irrilevante osservare che I mesi in cui Dante dice ero perso, al buio, non capivo più niente, ho rischiato se non il suicidio però certo la dannazione, avevo completamente perso la strada, sono i mesi in cui era al massimo della sua carriera politica e della sua influenza politica e stava per essere scelto per occupare un posto di altissima responsabilità nel governo di Firenze. Dopodiché che cosa significava esattamente fare politica? L'abbiamo detto, è una partecipazione a consigli che assorbono un gran numero di cittadini, è quello che loro chiamavano un governo largo e tutti i
cittadini possono fare. se vogliono, cercare di mettersi in vista e attraverso quelle procedure che erano metà di elezione, metà di cooptazione, liste, liste bloccate, a volte sorteggi, però mettersi un po' in vista, chiunque ci tenesse, se davvero voleva, e non era proprio appunto completamente senza amici e senza conoscenze, chiunque ci tenesse poteva entrare in quei consigli, però ci volevano, come dire... certi prerequisiti intanto bisognava avere dei mezzi non era necessario essere molto ricchi no bisognava essere comunque gente che aveva un'attività e delle entrate ma del resto il cittadino si definiva così quei tanti fiorentini che erano garzoni di bottega domestici che vivevano a casa di un padrone
non avevano niente di proprio non pagavano tasse non erano mica veramente cittadini Il loro parere non si chiedeva, i cittadini erano quelli iscritti alle corporazioni e quelli che quindi avevano un'attività. Bisognava avere dei mezzi. Dante... era un giovanotto di una famiglia abbastanza agiata, figlio e nipote di uomini d'affari, di gente che aveva trafficato coi soldi, che aveva prestato anche a usura e che aveva comprato terra, come facevano tutti quelli che avevano degli affari prosperi. Dante e suo fratello Francesco sono padroni di un paio di bei poderi, il che vuol dire che ci sono almeno due famiglie di mezzadri, che a San Martino vengono a Firenze a portare il vino e l'olio e il grano e l'affitto
ai contanti e volendo c'è sempre lì la bella casa di campagna, la casa del padrone in ognuno dei due poderi dove andare a soggiornare per un po' se uno ne ha voglia e poi possedevano altri terreni, terreni edificabili, non una ricchezza sbalorditiva ma una ricchezza più che sufficiente per vivere bene, tanto che Dante Non ha la minima intenzione di continuare ad alimentare questa ricchezza, di proseguire gli affari del padre. Francesco sì, il fratello di Dante per tutta la vita ha continuato a trafficare, prendere soldi in prestito, prestarne ad altri, comprare poderi, rivenderli, lo vediamo in tantissimi documenti che fa queste cose, Dante mai. Però in quegli anni, intorno, andando verso l'anno 1300, Dante e Francesco un paio di
volte fanno dei grossissimi mutui. Questi grossissimi mutui che gli vediamo fare, in passato ingenuamente avevano un po' fatto pensare che Dante e Francesco fossero in difficoltà economiche. Ma quella appunto era una lettura ingenua. Oggi... Se vi parlano di un uomo d'affari che ha appena ottenuto un mutuo da mezzo milione di euro, la reazione di solito non è dire, poverino, diamogli una mano perché deve essere messo proprio male. È chiaro che è uno che di quei soldi ha bisogno, ma non certo perché sia ridotto in miseria. Noi non sappiamo perché Dante e Francesco un paio di volte prendono in prestito somme di questo livello. Può essere benissimo che sia per gli affari di Francesco, Ma non si può
neanche escludere che anche Dante, nel momento in cui nel partito voleva farsi un po' strada, abbia sentito che era bene avere un po' di liquido a disposizione. Queste però sono illazioni, sia chiaro, non sono fatti più concreti come altri di cui parleremo. Poi, oltre al fatto di avere dei mezzi, quali altri prerequisiti occorrevano? Beh, prima cosa, l'ortodossia ideologica, bisognava essere guelfi. perché a Firenze da tanti anni comandavano i guelfi e chiunque non fosse guelfo certificato non poteva fare politica. Voi sapete che dalla metà del 200 tutte le città italiane erano spaccate tra queste fazioni italiane, che in generale nascevano per interessi locali, per la voglia delle famiglie più importanti di arraffare il potere e di non
dividerlo con nessun altro, ma poi si creavano dei contatti internazionali, dei collegamenti, e allora questi collegamenti portavano a schierarsi anche con l'una o con l'altra delle due grandi potenze universali, il papato, la chiesa di Roma, e l'impero. e i Guelfi convenzionalmente erano quelli che riconoscevano il Papa come punto di riferimento internazionale. I Guelfi e i Ghibellini si sono combattuti a Firenze intorno alla metà del 200 con alterne vicende, ma a un certo momento è stato chiaro che vincevano i Guelfi. Ed il resto sarebbe stato ben difficile che non fosse così, perché mentre i Ghibellini comprendevano tante grandi famiglie nobili, aristocratiche, bellicose e così via, però... la potenza
economica di Firenze nasceva dalla banca e la banca prosperava non tanto attraverso la rete dei piccoli prestiti locali, ma attraverso i grandi finanziamenti internazionali e i più importanti finanziamenti erano quelli di cui aveva bisogno la Chiesa di Roma. La Chiesa di Roma era una potenza internazionale di enorme influenza politica e ma che aveva una ricchezza sua relativamente limitata, aveva continuamente bisogno di soldi. Quindi, l'equazione è semplicissima, addirittura banale, i banchieri fiorentini prosperano prestando soldi al Papa. È impossibile che la città di Firenze politicamente non stia con il Papa.
Quelli che vorrebbero stare dall'altra parte sono perdenti, per forza di cose. E infatti, al tempo di Dante, come dire, i ghibellini sono fuori, sono stati cacciati da Firenze. da una generazione, il che però non vuol dire che lo scontro tra Guelfi e Ghibellini abbia perso importanza, i Ghibellini sono fuori, a Firenze sono rimasti quelli che magari sono di tradizione Ghibellina ma contano poco, i capi sono tutti fuori, le famiglie importanti, gli uberti, sono fuori da 30-35 anni, però appunto dentro la città possono essere rimasti, sono sicuramente rimasti dei cittadini meno noti che però non sono dei nostri, che in cuor loro sono ghibellini, che il papà e il nonno stavano coi ghibellini e quindi noi non ci
fidiamo neanche del figlio e del nipote. A Firenze per fare politica bisogna essere guelfi, guelfi ortodossi, perché c'è il partito, l'ho citato più volte, no, il partito, la fiducia del partito, Il partito è parte Guelfa, un'organizzazione strutturata, accampata in città, nel suo palazzo, che non fa parte del comune. Sarebbe un'associazione privata a rigore, ecco, ma di fatto ha un ruolo fondamentale perché vigila sull'ortodossia politica dei cittadini e continuerà per molto tempo anche dopo la morte di Dante. Parte Guelfa fa le viste dei sospetti. di quelli che ci risulta che non sono dei nostri e quindi bisogna tenerli ben lontani da qualunque incarico politico. E Dante naturalmente era guelfo,
per forza, per forza. Da tanto tempo di famiglia, di tradizione guelfa, da poter dire noi siamo sempre stati guelfi, dopo tutto questi alighieri non erano una grande famiglia nobile, erano una famiglia di uomini d'affari, diventata abbastanza conosciuta già al tempo del nonno di Dante, però una famiglia modesta rispetto alle grandi famiglie Guelfi e Ghibelline. Siamo poi sicuri che erano Guelfi? Sì, dice Dante, i miei antenati sono sempre stati Guelfi, Guelfi accaniti, temuti dai Ghibellini. Dov'è che lo dice? In realtà non lo dice lui, se lo fa dire da Farinata degli Uberti. Avete presente quando Dante incontra Farinata degli Uberti, decimo dell'inferno. Farinata degli Uberti, il leggendario capo dei Ghibellini, morto un po' di anni fa,
sono ancora vivi i suoi figli, personaggio ben presente nella memoria di tutti e nella memoria dei Fiorentini Guelfi come un grande nemico. eretico, tanti ghibellini sono eretici per forza, combattono contro la chiesa di Roma, poi finiscono male, perciò Dante è tranquillo, Farinata è all'inferno, è all'inferno fra gli eretici, dopodiché quando lo incontra Dante è contentissimo di incontrarlo naturalmente, Farinata, avete presente com'è che succede? Dante non l'aveva visto, è Virgilio che gli dà una gomitata, dice guarda che c'è Farinata, e Dante si precipita, Farinata è si è tirato su perché ha sentito uno che parlava fiorentino e quindi dice sta a vedere che magari lo conosco invece poi arriva
Dante e Farinata si accorge che non lo conosce e gli chiede come tutti vi ricordate non gli chiede come ti chiami ma gli chiede come nasci chi fuorli maggior tui chi sono i tuoi antenati perché della prospettiva di un Farinata degli uberti la cui famiglia Noi sappiamo che non era poi antichissimo, undicesimo secolo, discendenti anche loro di qualcuno che aveva fatto i soldi, ma loro mettevano in giro la voce che discendevano da Catilina. Ecco, per uno come Farinata degli Uberti i tuoi concittadini si dividono fra quelli che hanno degli antenati e tutti gli altri, tutti pezzenti.
Quindi se incontro un fiorentino, io Farinata voglio sapere come nasce, di che famiglia sei. E segue questo passo meraviglioso in cui Dante dice ci porta spasso, ci prende per il naso e ci porta spasso senza che ce ne accorgiamo perché Dante ci dice Farinata mi ha chiesto chi erano i miei antenati e io glielo ho detto e lui li conosceva e anche ha grottato la fronte quando gli ho detto chi era la mia famiglia e ha detto ah li conosco bene miei nemici ma non solo miei nemici del partito e nemici dei miei antenati io che era dubbi dir desideroso non gliel celai ma tutto gliela persi ondei levo le ciglia un poco insuso poi disse fieramente furo avversi a me e a miei primi ai miei antenati e a mia parte sì che per due
fiate li dispersi per due volte allora voi capite dante nella commedia è Di solito non ha nessun problema a mettere tra virgolette quello che lui dice. Il personaggio Dante parla continuamente e noi lo leggiamo tra virgolette, c'è il suo discorso diretto. Qui Dante... Non si è degnato di dirci che cosa ha detto a Farinata, gli dobbiamo credere sulla parola, che lui ha detto a Farinata chi erano i suoi antenati e che Farinata ha detto, oh sì, Guelfi, Guelfi accaniti, da tanto tempo, ecco. Si sta dando una patente di Guelfismo, Dante, a se stesso e ai suoi parenti, ai suoi antenati, fin dai tempi remotissimi. La sta inventando?
Non dovremmo necessariamente pensare che stia inventando, magari è tutto vero, anche se sarebbe bello sapere esattamente quali parole ha usato Dante per dire a Farinata chi erano i suoi antenati. E onestamente noi che li conosciamo, gli antenati di Dante, il papà Alighiero, il nonno Bellincione, gli zii... Gente che quando andava in guerra, come lo zio Burnetto alla battaglia di Montaperti, ci andava a piedi, in mezzo alla fanteria, come la gente comune, ecco. Io i miei dubbi li ho che Farinata degli Uberti conoscesse gli alighieri, ecco. Quanto al fatto che fossero dei guelfi accaniti, è certo, dice Dante, fa dire a Farinata, quando governavo io a Firenze li ho cacciati via. Abbiamo qualche conferma di questo. I Ghibellini
hanno governato a Firenze negli anni 40 del 200. E in quegli anni il nonno Bellincione e i suoi figli effettivamente li incontriamo fuori Firenze, a Prato. Quindi ci potrebbe anche stare in quella prima occasione quando i Ghibellini hanno governato Firenze e voi capite, i Guelfi più convinti sono stati buttati fuori o se ne sono andati, beh, Bellincione era a Prato, ci potrebbe stare. Vero è che Prato era governata dai Ghibellini anche lei in quel momento, e questo indebolisce già un po' l'idea. Ma soprattutto, quando è la seconda volta per due fiateli dispersi? Quando è la seconda volta? La seconda volta è dopo la battaglia di Monteperti, 1260, il grande disastro dei Fiorentini sconfitti dai Senesi, cade il
governo Guelfo, i Ghibellini di Farinata prendono il potere. E fino a quando lo te... e, dice Dante... I miei antenati se ne sono andati. Fino a quando tengono il potere i Ghibellini? Qui bisogna fare ricorso alle grandi battaglie, alle grandi date che abbiamo studiato a scuola. 1266, calata di Carlo D'Angio, battaglia di Benevento, sconfitta e morte del re Manfredi. Di colpo il partito Ghibellino crolla in tutta Italia.
L'anno dopo, 67, i Guelfi riprendono il potere a Firenze. Dopodiché uno dice benissimo, quindi dal 60 al 67 i ghibellini comandano a Firenze ed è quando Dante fa dire a Farinata che gli alighieri se ne sono andati, sono stati cacciati via. Naturalmente c'è un piccolo problema, quando è nato Dante? Nel 1265, a Firenze, non c'è dubbio che è nato proprio in città, lui lo ripete molte volte nelle sue opere, è nato in città. ergo Dante è nato a Firenze quando a Firenze comandavano i dibellini di Farinata degli Uberti per carità tutto è possibile non tutti i guelfi se ne erano andati poteva essere rimasta la mamma però in ogni caso ecco questa meravigliosa cosa che dice Farinata gli alighieri i miei nemici più feroci quando
c'ero io li ho cacciati sempre via ecco un minimo di tara viene voglia di farla Naturalmente vale anche la pena di ricordare a questo punto che quando Dante scrive queste cose, lui fa finta che siamo nel 1300, marzo 1300, ma sta scrivendo sette o otto anni dopo, sei o sette anni dopo almeno. E nel frattempo cos'è successo? Nel frattempo è successo che lui è stato cacciato da Firenze e nei primi tempi dell'esilio i Guelfi Bianchi, con Dante uno dei loro capi, si sono detti Se vogliamo provare a tornare dentro con la forza, l'unica è metterci d'accordo con i ghibellini, con i ghibellini che sono in esilio da tanto tempo e sono tanti e sono forti, ma da soli contro noi guelfi non ce l'avrebbero mai fatta,
ma adesso che i guelfi sono spaccati e quei criminali dei neri con la violenza e l'ingiustizia hanno preso il potere, hanno cacciato fuori noi bianchi, beh noi bianchi che ovviamente combattiamo per la pace e per la giustizia e abbiamo ragione, E possiamo usare tutti i mezzi per riuscire a tornare, se tocca allearci con i nostri nemici ghibellini provvisoriamente si intende, e perché no, la politica è anche questo. E noi abbiamo documentazione di incontri al vertice in cui allo stesso tavolo siede una delegazione dei bianchi che comprende Dante Alighieri e una delegazione dei ghibellini che comprende per esempio un figlio di Farinata degli Uberti. Dunque Dante, poi le cose cambiano, questa alleanza non porta a nessun risultato, quando Dante scrive
il decimo dell'inferno è tutto finito, lui ha rotto con tutti, ha litigato con tutti, ha fatto parte per se stesso, come dice, cioè si è fatto il suo partito da solo e a questo punto gli fa piacere far sapere al mondo che lui è gli alighieri Guelfi. Guelfi, guelfissimi, puri e duri, lo attesta niente meno che Farinata degli Uberti. Dunque, bisogna essere cittadini, bisogna avere dei mezzi, bisogna essere guelfi.
Cos'altro occorre? Bisogna essere di popolo, bisogna appartenere al popolo. Cosa vuol dire il popolo? Vuol dire che le città italiane per tanto tempo erano state governate da un'elite di famiglie ricche e potenti che discendevano tutte da gente che aveva fatto i soldi. Però una volta fatti i soldi l'abitudine era che alla generazione successiva la famiglia cominciava a comprare ai ragazzi cavalli e armi e a insegnargli a combattere a cavallo e a partecipare ai tornei. e si facevano una bella torre in città e compravano terra in campagna, ma non i due poderi di Dante, castelli, signorie, ecco.
E a quel punto queste famiglie diventavano la nobiltà cittadina e a quel punto basta trafficare a bottega. L'unica eccezione è che in genere conservavano delle grossissime partecipazioni bancarie. quelle lì era meglio averle e nessuno contestava a un nobile il fatto che avesse un bel po' di azioni del Banco Bardi o del Banco Peruzzi, ma per il resto il nobile appunto si sentiva molto diverso dalla gente che andava a bottega, trafficava con i panni, con le spezie, con i soldi, ecco, altra gente. Naturalmente la forza di tutte le città italiane era data in gran parte dal fatto che invece i mercanti e gli artigiani facevano un sacco di soldi, Però poi al vertice c'era questa elite di nobili che si atteggiavano a cavalieri, che sapevano combattere
e quindi erano utili. Quando il comune era in guerra, e cioè sempre praticamente, i nobili ci volevano, la cavalleria la formavano loro in gran parte. Quando devi mandare un'ambasciata al papa, ci puoi anche mettere un ciabattino che in quel momento è dei priori, però è meglio se ci metti anche un nobile signore che sa come ci si comporta nel mondo. Quindi i nobili hanno una fortissima influenza e però in alcune città italiane, nelle più ricche e fra le altre a Firenze, viene un momento in cui la gente che lavora si stanca di vedere che quelli che comandano in città sono i nobili. Si stancano anche perché i nobili hanno un'altra caratteristica, sono violenti. Sono gente che si definisce in base al fatto che possiedono armi, cavalli, torri,
bande di contadini armati da far venire dalla campagna quando ce n'è bisogno. I nobili sono violenti, i nobili fanno politica litigando fra loro e ammazzandosi fra loro, sono pronti a scatenare la guerra civile se le cose non vanno come piace a loro e se un nobile litiga con un mercante o con un artigiano è facile che il mercante o l'artigiano lo debbano venire a prendere con la barella.
perché il nobile picchia e tira fuori la spada, non esita a farlo. Ecco, mi fermerei ancora un istante su questo, perché è uno degli aspetti su cui quella società è più diversa dalla nostra. Cioè oggi chi ammazza qualcuno, chi ricorre facilmente alla violenza fisica, tendiamo a pensare che, magari non è sempre così, però si identifica in realtà con i marginali, con le classi più basse della società. Allora è l'esatto contrario, più sei ricco, potente, influente e rispettato, più è facile che tu sia uno che mena le mani e che in vita sua ha ammazzato qualcuno. E allora viene il momento in cui il popolo decide che non ne può più e che non vuole più che siano i nobili cavalieri a comandare in città. E si
fanno delle vere e proprie rivoluzioni, delle rivoluzioni a cui segue l'instaurazione di governi di popolo. Quando Dante fa politica a Firenze, il governo è un governo di popolo. L'abbiamo detto, i priori sono nominati dalle arti, dalle corporazioni di mestiere e di affari. Quindi bisogna passare di lì se si vuole arrivare ai vertici della politica. Poi, per essere più sicuri, ci sono delle leggi che dicono che i nobili signori non possono avere incarichi politici, non possono diventare priori, non possono sedere nei consigli più importanti e così via. Queste leggi ovviamente provocano grosse controversie, tensioni, i nobili sono furibondi e sempre pronti a minacciare con la violenza il governo
di popolo, tanto che i sei priori che governano Firenze in quei due mesi del loro servizio restano chiusi dentro la torre della castagna con una squadra di poliziotti armati a proteggerli perché c'è sempre il rischio che qualche banda di giovanotti dei cavalcanti o dei donati magari dopo una bella bevuta dica andiamo a dare una bella bastonata a quei cani del popolo ecco dopodiché il popolo governa e quindi se tu vuoi governare vuoi fare politica, devi essere riconosciuto come un membro del popolo. Da che cos'è che ci si riconosce? Che devi essere iscritto a una corporazione.
Devi essere iscritto a una corporazione e nel popolo ci sono i puri e duri che dicono devi essere iscritto e devi lavorare davvero. Lavorare si intende, sono le corporazioni degli imprenditori e dei padroni e padroncini, dal grande industriale della lana fino al venditore del mercato, il muratore, il macellaio, il fabbro, ma anche il medico, il notaio. I puri e duri dicono no, se tu vuoi fare politica devi non solo essere iscritto, ma proprio fare un mestiere davvero.
Al tempo di Dante però le cose si sono ammorbidite e Dante è uno di quelli che hanno votato a favore di una riforma che dicesse che non è strettamente necessario praticare davvero un mestiere, ecco, quello che è necessario è essere iscritti, tu devi prendere la tessera della Confindustria, poi Nessuno va a vedere se davvero hai un'attività, però devi dimostrare che sei allineato, devi avere quel pezzo di carta che dimostra che sei dei nostri, che accetti l'idea che a governare e a comandare è il popolo. E Dante noi lo troviamo per esempio in più occasioni membro di un consiglio che si chiama il consiglio dei cento, il quale è stato creato qualche anno prima con la seguente idea. Siccome il comune spende un sacco di soldi
e tutte le spese vengono approvate da una trafila di consigli, però ci deve essere un consiglio che più degli altri, prima ancora, prima di tutti gli altri, è chiamato ad approvare le spese grosse. E questo consiglio deve comprendere cittadini che pagano molte tasse, perché sono loro che tirano fuori i soldi e quindi devono essere loro che autorizzano la spesa pubblica. Quindi viene creato questo consiglio dei cento in cui si dice che possono entrare in questo consiglio, che dura sei mesi come tutti gli altri, possono entrare in questo consiglio dei cento cittadini che hanno un certo imponibile minimo e quindi altra conferma che Dante era un cittadino relativamente agiato, lo troviamo due volte in questo consiglio in
momenti diversi e naturalmente nessun nobile può essere membro di questo consiglio, il quale dovrà essere composto demelioribus et fidelioribus, dei migliori e più fedeli, artificibus, artefici, la traduzione imprenditori sarebbe un po' anacronistica, ma neanche poi del tutto, alisque plebeis e altri plebei. Quindi Dante è per due volte membro di un consiglio in cui per definizione se tu siedi su quelle panche e perché sei un cittadino che paga un certo livello di tasse, e appartieni al mondo degli imprenditori o comunque dei plebei. Quanto fosse contento Dante di sapere che lui era un plebeo è un problema che dobbiamo porci, perché Dante era ovviamente un plebeo, gli alighieri non hanno cavalieri tra le loro file nelle ultime
generazioni e anche se Dante si ricorderà a un certo punto che tanto tempo fa anche noi abbiamo avuto un trisnonno cavaliere, cacciaguida, ma ne parliamo subito, ma nelle ultime generazioni gli alighieri sono gente che traffica con i soldi, cavalieri neanche per idea, c'è un ramo di cugini, loro hanno dei cavalieri a un certo punto, uno a per volta, ma le leggi si sono ammorbidite anche lì, i nobili esclusi sono quelli che hanno più di due cavalieri in famiglia.
Perché un cavaliere ogni tanto non si nega a nessuno, anche l'usuraio che ha fatto un sacco di soldi e a 70 anni gli viene la voglia di essere cavaliere e di essere chiamato messere e di spendere, espandere per mantenere questo rango cavalleresco, quello si può anche fare. Invece famiglie come i cavalcanti, dove tu vedi certe riunioni a cui partecipano sette maschi adulti dei cavalcanti e sono tutti cavalieri, Allora quelli lì invece, quelli sono un'altra cosa, quelli la brava gente che lavora non li vuole fra i piedi, naturalmente.
Dunque Dante appartiene a una famiglia plebea, certo, per forza. Gli piace, i suoi amici non sono il tipo di persone che frequentavano suo padre e suo nonno, i suoi amici sono il Guido Cavalcanti, i Forese Donati, sono i figli dei cavalieri, sono i figli delle famiglie più nobili di Firenze, sono gente con cui lui si dà del tu perché scrivono poesie insieme. hanno tutto un terreno comune di interessi e sono quelle le persone che lui frequenta.
E tuttavia siede in un consiglio riservato ai più fedeli imprenditori e plebei. I più fedeli a cosa? Al regime, al regime di popolo. Quello deve essere. Qui, in questo consiglio, siede solo gente di cui ci fidiamo e che Dante fosse uno di cui il regime si fidava lo si vede andando ad analizzare, non lo farò adesso in dettaglio, ma se uno analizza le occasioni in cui noi sappiamo che Dante si è alzato a parlare e si vede che in certi casi il dibattito in questi consigli non era mica così libero come potremmo immaginare, tante volte la tendenza era ragazzi dobbiamo far passare questo provvedimento, d'accordo? Deve passare, quindi si deve fare tutta la trafila dei consigli e ma facciamo una bella cosa, in ogni consiglio si alza
uno a parlare, parla a favore e poi votiamo. E Dante in qualche caso è l'uomo scelto per fare quello che si alza e per unico interviene a favore della mozione del governo. Quindi è assolutamente uno dei migliori e più fedeli. Poi naturalmente noi ci dobbiamo chiedere quanto ci crede in quegli anni, quanto può essere cambiato dopo. Quanto cambia un uomo quando viene cacciato dalla sua città e perde tutto quello che aveva, compresa la sua identità, la sua identità che era di essere un cittadino di Firenze e scopre un mondo al di fuori di Firenze che vive con altre regole, con altri valori, ecco, può cambiare un uomo, quindi magari Dante davvero era contento di servire un governo di popolo, E poi ha cambiato idea dopo,
oppure lo serviva con qualche riserva mentale. Quello che è sicuro è che dopo, negli anni dell'esilio, Dante scrive delle cose terribili sul popolo, sugli imprenditori, sulla gente che sta tutto il giorno a bottega. Sapete a chi dedica Dante, a chi destina Dante il convivio? Il convivio cioè il grande trattato scritto in lingua volgare, perché non si rivolge agli intellettuali, si rivolge alla gente che non ha studiato il latino. E' un invito a pranzo, convivio vuol dire quello, io voglio invitare a pranzo tanta gente e insegnare quelle cose che chi non sa il latino, nessuno gliele insegna, la filosofia, l'etica, la morale, la politica, sarebbe un trattato universale, poi ne ha scritto solo un pezzetto, si è stufato,
ma comunque il convivio... è indirizzato, dice Dante, a quelli con cui vale la pena di parlare di queste cose, a quelli che possono trarre profitto da queste cose, ai nobili, e questi nobili sono principi, baroni, cavalieri e molta altra nobile gente, non solamente maschi ma femmine. E invece la gente che lavora? Le popolari persone, occupate dal principio della loro vita ad alcuno mestiere, dirizzano sì l'animo loro a quello, cioè rivolgono così tanto il pensiero al lavoro, che ad altro non intendono, non si occupano di nient'altro, non capiscono nient'altro e con quelli lì è completamente inutile parlare di politica, di filosofia, di etica, di E con i nobili che bisogna parlarne. Ecco, per uno dei più fedeli popolare, se
dei più fedeli plebei che ha servito fedelmente per 5-6 anni il regime e il partito, non c'è male. D'altra parte, quando arriverà l'imperatore Enrico VII, Dante in un manifesto, perché fa politica anche allora naturalmente, siamo intorno al 1312-1313, è arrivato l'imperatore Enrico VII a raddrizzare le cose. e Dante è schierato dalla sua parte e pubblica dei manifesti invitando appunto l'Italia a stare con l'imperatore e in uno di questi manifesti non esita a dire che dobbiamo stare con l'imperatore perché senza l'imperatore non c'è nessun governo legittimo in Italia l'Italia è abbandonata all'arbitrio privato e cioè l'Italia dove gran parte del paese è governato da comuni cittadini Ognuno di quei comuni, in base alle concessioni di Federico Barbarossa
di tanto tempo prima, legalmente provvisto dei pieni poteri statali, perché l'imperatore Federico Barbarossa dopo la battosta di Legnano ha dovuto cedere e confermare che ogni città italiana sul suo territorio è come se fosse il re, ha tutti i poteri che avrebbe il re, compreso quello di fare le leggi.
E Dante invece ci dice, se non c'è l'imperatore a governare, l'Italia è abbandonata agli arbitri privati e destituita di qualunque moderatore pubblico. Come dire, non è vero che i governi cittadini sono legittimi, rappresentano solo interessi privati. Io non credo che pensasse questo dieci anni prima, in questo caso di sicuro.
di sicuro ha cambiato idea, è arrivato a pensare una cosa che non avrebbe mai pensato prima, e che magari non pensa neanche in quel momento, gli scappa, lo dice, chissà se a prenderlo così e a farlo ragionare avrebbe davvero detto, sì sì, volevo dire proprio quello, che secondo me un governo comunale non ha nessuna legittimità e rappresenta solo interessi privati, chi lo sa, però lì lo ha scritto comunque. E finalmente, chiudiamo con l'ultimo aspetto l'ultima riflessione che mi sembra opportuno fare sulla base di quello che Dante ci racconta di quegli anni in cui lui ha fatto politica dunque ha fatto politica servendo un governo di popolo che ci credesse o no è difficile dirlo di sicuro però questo lo sappiamo era fra quelli che tendevano
a spingere il governo di popolo verso la moderazione con i nobili signori si può anche discutere qualche eccezione si può fare quelli da cui bisogna stare attenti è la piazza quando si affolla di poveracci, ecco, quelli che vorrebbero appunto i puri e duri, che vorrebbero il popolo solo per il vero popolo e nessuna concessione ai nobili, ecco, verso quelli Dante del resto ce lo dirà anche quello nella commedia, tutta questa folla di immigrati che sono arrivati in città, e hanno fatto i soldi, e fanno anche politica, comandano alcuni di loro, no? Siedono su questi stessi banchi su cui siedo io, che non sarò nobile, ma sono un cittadino antico, da generazioni, e invece è la gente nuova, e i subiti guadagni, ecco. Che puzza, oltretutto, la gente nuova,
anche questo se lo fa dire dal trisnonno cacciaguida, no? Poveri voi, noi sì che stavamo bene a Firenze una volta, quando eravamo solo fra noi, ed i migrati non ce n'erano. E invece voi poveretti dovete sostenerlo puzzo del villan da Guglion, di quel da Signa, che già per barattare ha l'occhio a guzzo. Naturalmente quando io dico gli immigrati, gli immigrati che puzzano e che sono la rovina di Firenze, non è che vengono da un altro continente, vengono da Signa.
vengono dai paesini subito fuori, non sono dei nostri, se ci sono dentro quelli lì, la città, ecco. Dopodiché, quello che dice Dante qui, o meglio che fa dire a cacciaguida, è che questi hanno già per barattare l'occhio a guzzo, sono già pronti, vi dicevo prima che non sono pagati, nessuno prende dei soldi per avere un incarico politico a Firenze, però chissà come quelli che si arricchiscono ci sono lo stesso.
E loro hanno questo termine estremamente espressivo che è appunto la baratteria. Come dirà Cristoforo Landino nel suo commento al ventunesimo dell'Inferno, baratteria è vendimento o comperamento di quello che per proprio ufficio si debba fare senza prezzo. Cioè quello che io avendo un certo incarico devo fare perché è mio dovere, e invece lo faccio solo se mi arriva la bustarella. Oppure se mi arriva la bustarella non lo faccio.
Se chi mi paga non vuole che io faccia quella cosa che sarebbe mio dovere fare, io prendo la bustarella e non lo faccio. E vendesi così la giustizia come la ingiustizia. Quindi chiunque debba fare qualcosa, sia per fare la cosa giusta sia per non farla, vuole soldi. Allora questa è la baratteria. E Dante, che nel Purgatorio fa il catalogo di tutti i peccati possibili, ovviamente incontra all'inferno anche i barattieri. Nel ventunesimo dell'inferno arrivano in una bolgia riservata ai barattieri, quindi, per capirci, ai politici corrotti. I politici corrotti se ne stanno affogati dentro un lago di pece bollente. Se mettono il naso fuori, C'è una squadra di diavoli che sono lì apposta per ricacciarli giù oppure
peggio per tirarli fuori con i loro rampini, straziarli e poi ributtarli dentro. Questa squadra di diavoli, i malebranche, è una squadra specializzata e di guardia in quella bolgia è specializzata nella sorveglianza e nella caccia ai politici corrotti. Quando dico che è specializzata nella caccia, Dante lo vede proprio, quando lui si accorge di cosa sta succedendo perché arriva un diavolo con un'anima sulle spalle e la scarica giù nel lago di pece bollente e dice ai compagni ne ho portato un altro, arriva da Lucca, a Lucca lo sapete sono tutti barattieri, ecco. Quindi Dante si rende conto di essere arrivato in un posto riservato ai politici corrotti e dove di guardia c'è una schiera di diavoli specializzati
nella caccia ai politici corrotti. Dopodiché Quando questi diavoli intravedono Dante e Virgilio che stanno arrivando, i diavoli bloccano la strada, bisogna parlamentare con loro, e Virgilio dice a Dante, tu è meglio che non ti fai vedere, nasconditi lì dietro, vado io a parlare con loro, ecco tu vieni fuori quando ti chiamo. E Dante si nasconde e Virgilio va a parlamentare con i diavoli, i quali sono molto sorpresi, però visto che questo ai lascia passare, mi mandano quelli di sopra. Quindi i diavoli, vabbè, passate pure. E quindi Virgilio dice a Dante, Dante, vieni pure fuori. Dante viene fuori e appena lo vedono i malebranche, specializzati nella caccia ai politici corrotti, cominciano a fregarsi le mani, tirano fuori
i rampini e cominciano a dire, lo prendo io o lo prendi tu? Ecco. E Dante dice, mai avuto paura come quella volta. Dopodiché Virgilio riesce ancora a parlamentare, li fanno passare, il capo dei diavoli gli dice adesso vi do una scorta perché è una strada difficile, complicata, vi do la scorta. E Virgilio dice grazie, grazie, benissimo, grazie della scorta. E Dante, forse la prima volta, dubita della saggezza di Virgilio e gli dice ma maestro io ne farei anche meno della scorta, ecco, senza scorta andiamoci, soli.
se tu sai ir, se sai la strada, che io per me non la chieggio, io per me non la voglio, non la chiedo, la scorta. I diavoli li scortano lo stesso, c'è tutta una serie di equivoci per cui poi alla fine si scopre, fra l'altro, che Virgilio si è davvero fatto prendere in giro, perché questi diavoli li hanno indirizzati male, gli hanno detto che c'era un ponte, invece il ponte è crollato, loro si perdono, incontrano, ormai sono passati, incontrano gli ipocriti e i quali li prendono in giro dicendo ma voi credete ai diavoli? Ma scusate ma non l'avete fatto all'università? Dopodiché Dante dice ancora un'altra volta, sono passati altre due canti, dice ancora un'altra volta al maestro ma li avremmo seminati quelli là? Perché io ho ancora paura
che ci vengano dietro e in quell'istante li vedono tutta la squadriglia che gli sta arrivando addosso in volo e loro si precipitano giù per un burrone e per fortuna passano il confine della bolgia dei barattieri e quei diavoli lì non possono uscire. loro sono confinati dentro quella bolgia e non possono uscire e quindi se la cavano. Allora voi capite, uno cosa deve fare con questo racconto? I commentatori moderni in genere vanno un po' per la tangente, devo dire, perché tendono a dire sì è una scena comica, c'è da ridere uno spasso, ci sono tutti i nomi strani di questi diavoli, c'è quello che aveva del cul fatto trombetta, è tutta una risata. A dire il vero, a leggerlo con occhio neutro, tanto ridere non fa, anzi
c'è un'atmosfera piuttosto pesante. I commentatori antichi erano sicuri che lì Dante sta parlando proprio del fatto che lui è stato accusato di essere un barattiere. E qui... Mi devo fermare, sto chiudendo, ma precisiamo ancora questo. Dante è accusato di essere un barattiere. Io vi ho detto un po' genericamente colpo di stato dei neri, fine del 1301, lo cacciano insieme a tanti altri. Sì, ed era l'usanza nelle città italiane dove una delle cose che avvelenavano la vita politica è il fatto che non si riconosceva l'opposizione. Non si riconosceva all'opposizione il diritto di esistere, di avere le proprie idee, di combattere per i propri... Eh no! L'opposizione sono dei criminali, sono dei nemici del popolo da sterminare, quindi in ogni città,
a meno che non si fosse in uno di quei faticosi momenti in cui a furor di popolo i partiti facevano finta di provare a mettersi d'accordo e fare la pace e non ci riuscivano mai per molto tempo, la situazione più normale era comandiamo noi e i nostri nemici fuori. per due fiateli dispersi, come dice Farinata degli Uberti. Però l'occasione di cui stiamo parlando, la cacciata dei guelfi bianchi ad opera dei guelfi neri, segna una svolta nel linguaggio politico del comune di Firenze. Fino a quel momento chi vinceva buttava fuori i nemici senza cercare nessun tipo di giustificazione.
Sono i nostri nemici, che altro ci vuole? Ci sediamo al tavolo e facciamo l'elenco. Invece Lì si procede diversamente. Tenete conto che il governo dei neri si afferma con un colpo di Stato, le fonti che ne parlano sono tutte fonti ostili, Dante, Dino Compagni, per cui noi rischiamo di farcene questa idea come di un governo del tutto illegittimo, ma in realtà quello sarà poi per sempre il governo legittimo di Firenze, con la città schierata dietro e gli esuli si perderanno e non torneranno mai, o meglio molti torneranno chiedendo scusa, si pentiranno, come il papà di Petrarca per esempio. Insomma, quello lì è il governo legittimo di Firenze, a tutti gli effetti, anche se è nato da un violento e illegale colpo di Stato. E questo governo dei
neri comincia tutta una serie di processi in contumacia contro i maggiori esponenti dei bianchi. Maggiori esponenti vuol dire centinaia di persone, ma in modo particolare c'è una serie di processi che vengono intentati contro quelli che sono stati priori negli ultimi tempi, che quindi hanno avuto il vero potere nelle mani. E sono processi in cui si dice, sulla base non di accuse specifiche, va detto, ma della fama pubblica, eccetera, oppure si fa l'inchiesta per cercare le prove, sono processi un po' raffazzonati, ma tecnicamente correttissimi, in cui tutti costoro, che sono, non tutti, non tutti i bianchi che sono stati priori negli ultimi anni, perché parecchi vengono lasciati tranquilli, ma alcuni, fra cui Dante, vengono invece regolarmente processati in contumacia,
Con l'accusa di baratteria, con l'accusa di estorsione, di aver preteso soldi o regali per prendere certi provvedimenti, per far nominare dei funzionari, per attribuire dei finanziamenti. Ecco, accuse formalizzate che si traducono in regolari condanne, condanne a pagamento di multe colossali con l'appendice e se non pagano entro tre giorni esilio a vita e se tornano li mettiamo a morte.
Quindi Dante è stato cacciato da un violento colpo di Stato ma subito dopo la sua cacciata è stata, il suo esilio è stato legalizzato in modo, possiamo ben dire, certo scorretto, sono processi politici, però secondo tutte le forme e quei processi sono rimasti come dei processi regolari della magistratura fiorentina che nessuno ha più mai, come dire, messo in discussione, condannato insieme ad altri ma non a tutti, per baratteria, corruzione, estorsione, bustarelle. I commentatori antichi della Commedia dicono, vedi, Dante in tutto questo episodio dei Malebranche ci sta dicendo com'è stato difficile attraversare quel mondo, il mondo dei barattieri, senza essere acchiappato anche lui. Ci sta dicendo che lui
non è stato un barattiere, Ma non è uno scherzo, ci tiene a dirlo perché ha una condanna legale sulla testa e chissà quanti che la prendono per buona, quindi Dante ci tiene a dirlo. Io in quel lago di Pecebollente non ci son finito, a me non mi hanno acchiappato i malebranche. Dopodiché devo dire che io personalmente sono molto colpito invece, senza escludere questo che ci sta, però vuole anche davvero dire io ci sono stato proprio lì, lì, lì, eh. Lì, lì, adesso che è passato qualche anno e ci ripenso, per un pelo non ci son finito anch'io in quel lago di pece bollente. Secondo me sta dicendo anche questo. E poi sta dicendo naturalmente però anche un'altra cosa, sta dicendo, ricordatevi, è il marzo, dell'anno 1300 in quel momento io ero
proprio preso fino al collo in quel momento io non me ne accorgevo ma adesso lo so che c'erano i malebranche che mi svolazzavano intorno pronti ad acchiapparmi perché se fossi morto in quel momento andavo giù anch'io per il tipo di vita che stavo facendo di compagnie che stavo frequentando però poi naturalmente io in quei giorni di marzo l'ho attraversato tutto l'inferno e poi ho attraversato il purgatorio, e poi ho attraversato il paradiso, e ho visto l'amore che muove il sole e le altre stelle, e sono uscito puro. E quando sono stato priore, dal 15 giugno in poi, quel viaggio l'avevo già fatto, e sono puro, ero puro già allora, quando sono stato priore, ho fatto soltanto il mio dovere, e nessuno può dire niente. Ecco,
io credo che tutto sommato... Sia questo l'ambito delle ipotesi che possiamo provare a fare per capire come mai Dante si è inventato questo episodio dei malebranche. Grazie.