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Alessandro Barbero - La Guerra Civile Francese

Freitag, 23. Oktober 2026 · 1 h 27

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Shownotes

Il Professore Alessandro Barbero racconta la guerra civile francese in una sua brillante lezione al festival di sarzana.

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Buonasera a tutti. Il cimitero del Perlachese è uno dei luoghi più visitati di Parigi. Fa tre milioni e mezzo di visitatori ogni anno. Lì sono sepolti Jim Morrison, Edith Piaf, Oscar Wilde, Marcel Proust, Modigliani. In un angolo del muro di cinta del Perlachese c'è una lapide che in francese dice Ai morti della comune, 21-28 maggio 1871. E sotto non mancano mai i fiori. Contro quel muro, in quell'angolo, il 27 maggio del 1871 l'esercito francese fucilò 147 fra uomini e donne e li seppellì in una fossa comune.

Nei giorni seguenti vennero ammucchiati nella stessa fossa altre centinaia di cadaveri, di gente fucilata altrove e poi sepolta lì, oppure portata lì viva per essere fucilata. Il cimitero del Perlascese non è in centro a Parigi, è in periferia, è adiacente al quartiere operaio, quello che una volta era il quartiere operaio di Belleville, quello dove sono ambientati i romanzi di Pennac, avete presente? Ecco. E i fucilati di quei giorni erano gli operai del quartiere e le loro donne che avevano difeso le ultime barricate contro l'esercito del governo che stava riconquistando Parigi. Parigi che si era ribellata e aveva rifiutato di riconoscere l'autorità del governo. E l'ultimo giorno di quella che è passata alla storia come la

settimana di sangue. Nessuno sa quanta gente sia stata ammazzata in quella settimana per le strade di Parigi perché questa storia è una storia così carica dal punto di vista ideologico che non c'è nessuno che sia riuscito a studiarla senza avere un qualche pregiudizio. Nessuno storico è mai riuscito a essere del tutto imparziale. C'è sempre la tentazione di sminuire il cumulo dei morti oppure di esagerarlo. Detto questo...

non c'è nessuno che scenda sotto gli 8.000-10.000 morti ammazzati per le strade di Parigi in una settimana. E con quei 8.000-10.000 morti venne soffocata nel sangue quella che quasi nessuno oggi chiama la guerra civile francese. A voi magari sarà sembrata anche strana questa definizione, non siamo abituati a pensare a una guerra civile francese, forse perché è stata troppo breve. Due mesi e la conclusione una settimana appunto.

Però Karl Marx che in quelle settimane pubblicò, prima ancora che finisse, pubblicò un libro per documentare appunto la violenza di questa repressione, lo intitolò La guerra civile in Francia. Noi oggi parliamo piuttosto della Comune di Parigi. Ecco, questo è il modo di entrare in argomento quando nel fondo si simpatizza per i ribelli di Parigi e quando il sentimento dominante è l'orrore per quelle migliaia di uomini e donne fucilati per le strade. Però c'è anche, naturalmente, giustamente, c'è anche chi di fronte a queste stesse vicende, se dovesse dire la cosa che gli fa più orrore, magari ne citerebbe un'altra, tutto il contrario. Dovete sapere che fin dai primi combattimenti fra i ribelli di Parigi e l'esercito

del governo, e quindi due mesi prima della settimana di sangue, quando fin dai primi giorni di combattimenti si capisce che i governativi fucilano i prigionieri, la comune, cioè il governo della Parigi in sorta, la comune emana un decreto sugli ostaggi. in cui si stabilisce che vengano arrestate tutte le persone sospettate di complicità con il nemico e quelli che saranno giudicati colpevoli verranno trattenuti in ostaggio e se i soldati del governo continueranno a fucilare allora noi fucileremo gli ostaggi.

Il decreto all'inizio viene applicato solo a metà nel senso che si fanno gli arresti, si arrestano decine di ostaggi, in particolare preti e frati Viene arrestato anche l'arcivescovo di Parigi, Monsignor Darbois. Tenete conto che siamo nell'Ottocento e nell'Ottocento tutti i movimenti rivoluzionari sono violentemente anticlericali perché vedono nella Chiesa un nemico ostinato del progresso, della democrazia e va anche detto che trattandosi della Chiesa del 1870 non hanno tolto.

La chiesa del 1870, la chiesa di Pio IX, è una chiesa ferocemente reazionaria e chiusa a qualunque novità. Sta di fatto che i rivoluzionari di Parigi sono violentemente anticlericali, arrestano l'arcivescovo, preti, frati. Per un bel po' però non fucilano nessuno, anche se i governativi continuano a fucilare prigionieri.

Per molto tempo, per settimane e settimane, gli ostaggi non vengono toccati. Poi... E poi comincia la settimana di sangue, 21-28 maggio, quando cioè dopo un mese e mezzo di combattimenti in periferia, l'esercito dà l'assalto al centro di Parigi. E a ogni barricata, a ogni strada conquistata, i soldati mettono al muro i prigionieri e li fucilano. Allora il capo della polizia della comune, che è un rivoluzionario giovanissimo, È uno studente di famiglia borghese, si chiama Raoul Rigaud.

È un rivoluzionario fanatico, fautore del terrore contro i nemici del popolo, fautore anche della libertà sessuale, peraltro. Raoul Rigaud fa trasferire, a questo punto, negli ultimi giorni in cui la rivoluzione di Parigi viene soffocata nel sangue, Raoul Rigaud, capo della Polizia della Comune, fa trasferire gli ostaggi dalle varie prigioni in cui si trovavano, alla prigione della Roquette, che è la prigione dei condannati a morte. Fuori dalla prigione, mentre si spara e si ammazza in tutta Parigi, la folla reclama la fucilazione degli ostaggi. E allora entra in scena un'altra autorità della Comune, il presidente del Tribunale Rivoluzionario, Théophile Ferré, anche lui è un giovanissimo, questi ragazzi hanno

25 anni, 26 anni, d'accordo? Fanno impressione, anche se devo dire che nelle foto dell'epoca sembrano molto più vecchi, con le barbe, il panciotto, gli occhialini, si invecchiava in fretta nell'Ottocento, ma erano ragazzi di 25 anni. Théophile Ferret, sotto la pressione della folla, dà l'ordine. Quegli altri stanno continuando a fucilare, perciò fuciliamo anche noi. E quindi sei ostaggi sono messi al muro e fucilati, fra loro l'arcivescovo di Parigi. È un episodio che suscita orrore in tutto il mondo e anche oggi chi rievoca la comune di Parigi non è detto che per prima cosa pensi alle migliaia di operaie, di donne fucilati per le strade. Molti pensano per prima cosa all'arcivescovo di Parigi messo al muro e fucilato. C'è

chi pensa che fucilare un arcivescovo sia molto più grave che non fucilare dei poveracci per la strada, ognuno su questo può pensare quello che vuole naturalmente. Due anni dopo la fine della guerra civile, nel 1873, lo Stato francese decide che sulla collina di Montmartre, che oggi è da molto tempo un posto di locali notturni e di turisti, ma che allora era un quartiere operaio, era l'altro quartiere operaio che insieme a Belleville era stato al centro della resistenza, il governo decide che sulla collina di Montmartre bisogna costruire un'immensa basilica per espiare Così si dice i crimini dei rivoluzionari.

Primo fra tutti la fucilazione dell'arcivescovo. E nasce così naturalmente la basilica del Sacré- Cœur che con il cimitero del Père Lachaise è uno oggi dei punti, come dire, più famosi e più visitati dai turisti. Allora, anche stasera naturalmente, come nelle serate scorse, il nostro compito è di provare a capire come si è arrivati a un parossismo di violenza e di sangue come quello. Come si è arrivati a un bagno di sangue che non ha uguali nella storia di Parigi. Neanche sotto il terrore della rivoluzione la ghigliottina di Robespierre ha ammazzato molta meno gente della settimana di sangue.

Non parliamo dell'occupazione nazista, non c'è confronto quanto a numero di morti. Come ci si è arrivati? È una storia che comincia dieci mesi prima. Ieri, per chi c'era, ho raccontato una guerra civile, la guerra civile americana, la cui storia comincia 30 anni 40 anni prima la storia della comune non c'è bisogno di andare così indietro dieci mesi prima nessuno l'avrebbe immaginato dieci mesi prima nel luglio del 1870 quando la Francia dell'imperatore Napoleone III dichiara guerra alla Prussia Che paese è la Francia nel 1870? È uno dei paesi più potenti del mondo. Ha già un impero coloniale in Africa, ha approfittato in pieno, come gli Stati Uniti che evocavo ieri, della grandiosa crescita economica e industriale dell'Ottocento.

Nei vent'anni di regno di Napoleone III la produzione industriale in Francia è raddoppiata. Chi c'era ieri ricorderà che negli Stati Uniti era raddoppiata in dieci anni. Però devo dire che anche raddoppiare in vent'anni noi ci metteremo la firma, credo. È un paese evidentemente in grandiosa crescita. Parigi in quegli anni è stata rifatta dal barone Osman, che come vorrà poi fare Mussolini a Roma, su scala minore, ha demolito il centro di Parigi, ha demolito i vecchi quartieri medievali, ha creato la Parigi moderna dei grands boulevards. Non a tutti piace. Ci sono a Parigi due fratelli, due letterati, i fratelli Goncourt, che tengono un diario, che per noi è una fonte preziosissima per sapere così, gli umori quotidiani

della classe dirigente parigina. Ai fratelli Goncourt la nuova Parigi imperiale creata dal barone Osman piace poco. Una Babilonia americana del futuro. Questa Parigi, questa Babilonia ha due milioni di abitanti che in parte sono operai che una volta abitavano nel vecchio centro, nelle catapecchie del centro, adesso sono stati scacciati, ricacciati nei quartieri, nei nuovi ghetti operai diremmo noi oggi dell'Est.

L'apparenza di questa Francia imperiale è splendida, l'esercito si considera invincibile e grandi guerre sono state vinte, pensateci la guerra di Crimea, La guerra in Italia, quella che noi chiamiamo la seconda guerra di indipendenza. E tuttavia il trono dell'imperatore non è solido, nonostante le apparenze. Intanto l'imperatore Napoleone III è un usurpatore e lo sa. Era stato eletto presidente della Repubblica vent'anni prima e poi con un colpo di stato si è proclamato imperatore. E' un vecchio cospiratore che da giovane flirtava con le rivoluzioni, con i carbonari, poi è andato al potere naturalmente e ha impiantato un regime autoritario, poliziesco, accontro un po' tutti, accontro la destra monarchica, nostalgica degli Orlean,

della monarchia di Luigi Filippo e accontro la sinistra, i repubblicani. Napoleone è uno che naviga vista, è stato un abile politico da giovane, cerca di dare un colpo al cerchio e uno alla botte, ogni tanto cerca di presentarsi sotto una veste liberale, anche se i giornali sono controllati e la polizia bastona, però ogni tanto Napoleone III vorrebbe fare delle riforme, avvicinarsi alle esigenze anche degli operai, delle masse, fa molta fatica, come disse Napoleone III a un ambasciatore straniero, È difficile fare le riforme in Francia. In Francia facciamo le rivoluzioni, non le riforme. E proprio perché di nuove rivoluzioni l'imperatore non ha nessuna voglia, ecco, come dire, la nuova Parigi è stata pensata anche per quello. Le strade

sono asfaltate, così non ci sono più i sanpietrini, i cubetti di porfido che la gente può tirar via per tirare poi le pietre alla polizia. E i nuovi boulevards del prefetto Haussmann sono stati pensati anche dicendo poi noi possiamo mettere due cannoni in fondo e voglio vedere e se dobbiamo spostare le truppe, la cavalleria in fretta per reprimere i cortei dei rivoluzionari i grandi boulevard servono per quello.

Come vi dicevo Napoleone che ha impiantato un regime autoritario però è sempre tentato di dimostrare invece un volto liberale e in particolare negli ultimi anni lo ha fatto. Negli ultimi anni ha dato libertà di associazione, libertà di stampa. Troppo tardi. Certe volte quando un regime autoritario comincia ad allentare la presa, il risultato è il contrario di quello che ci si aspettava. Non so, a me viene in mente Gorbaciov e la perestroica. Cominci a mollare e di colpo tutti cominciano a prendersela con te. La stampa satirica, scandalistica, adesso che in teoria è libera, comincia ad attaccare l'imperatore, la famiglia imperiale. A quel punto naturalmente i giornali vengono chiusi, i giornalisti vengono arrestati, ma il male è fatto. L'imperatore

ha dimostrato di essere debole e per di più l'imperatore è personalmente debole, è invecchiato, non sta bene, è malato, è malato di calcoli. Insomma, sotto la facciata splendida e coloratissima molti pensano che l'impero sia allo stremo nel 1869 all'ultimo grande ballo in maschera dato dalla corte l'imperatrice eugenia si presenta vestita da maria antonietta per molti è uno sbaglio come minimo è una gaffa per non dire un cattivo presagio Il ministro degli esteri inglese, Lord Clarendon, che per il mestiere che fa dovrebbe essere la persona più informata del mondo, annota« Ho la sensazione che quelli, prima di un anno, scivoleranno nella Repubblica». L'odio per Napoleone III è talmente diffuso che possono capitare cose come queste. Gennaio 1870,

in un banchetto repubblicano, si brinda alla pallottola che libererà la Francia da Napoleone III. La polizia ha i suoi informatori, prende nota, non fa niente. Ma in realtà non ci sarà nessuna pallottola. Saranno i prussiani che libereranno la Francia da Napoleone III. Perché in quell'estate, estate 70, c'è uno scontro diplomatico tra la Francia e la Prussia Il motivo, non dovremmo neanche entrare nel dettaglio, ma ve lo dico, la Spagna, come le è spesso capitato nei secoli, è senza re. Bisogna mettere d'accordo i vari paesi d'Europa e trovare un principe che vada a fare il re di Spagna.

La Prussia propone un suo candidato, un principe tedesco. La Francia si offende moltissimo che questi tedeschi possano pensare di mettere uno dei loro sul trono di Spagna, che è stato dei Borboni. Quindi la stampa francese comincia a protestare contro la prepotenza prussiana e pretende che si dia una bella lezione a questi prussiani. E la corte imperiale vede in questo conflitto diplomatico con la Prussia l'occasione per far vedere che noi siamo ancora forti, siamo ancora capaci di farci sentire. L'imperatrice Eugenia parlando con l'imperatore Napoleone III gli mostra il figlio e gli dice se vuoi che questo ragazzo regni devi dare una lezione alla Prussia. Ora questo vuol dire che si aspettano di fare la faccia dura

e che la Prussia spaventata farà un passo indietro. Ma la Prussia, che poi vuol dire il cancelliere Otto von Bismarck, La Prussia non ha nessuna paura e anzi vuole lo scontro, perché la Prussia sta completando l'unificazione della Germania. Quattro anni prima c'è stata la guerra contro l'Austria, c'entriamo anche noi, e la nostra terza guerra di indipendenza, 1866, ma non l'abbiamo vinta noi, l'hanno vinta i prussiani. E la Prussia ha bisogno ancora di un'altra vittoria, per convincere tutti gli stati tedeschi a unificarsi in un grande impero a guida prussiana.

E questa vittoria il cancelliere von Bismarck è convinto di poterla ottenere contro la grande potenza del continente, la Francia. Quindi quando la Francia dice alla Prussia che devono rinunciare i prussiani alla loro candidatura, la Prussia rifiuta. con un messaggio che Bismarck volutamente fa formulare nel modo più scortese e offensivo possibile. La stampa francese perde completamente la testa e il 19 luglio 1870 la Francia dichiara guerra alla Prussia.

In apparenza il calcolo di Napoleone III è L'opinione pubblica di colpo in Francia è entusiasta di questa guerra. Pochi non sono d'accordo, uno è Flaubert, avete presente, Madame Bovary, uno dei grandi scrittori francesi dell'epoca, nonché l'autore del dizionario dei luoghi comuni, Flaubert annota, sono scoperti, dalla stupidità dei miei compatrioti, ma pochissimi, neanche Flaubert forse, capiscono che il vero problema è che i francesi saranno sconfitti, perché la Prussia militarmente, senza che nessuno se ne sia accorto, ha accumulato una potenza militare di fronte a cui la Francia non ha nessuna speranza. C'è uno che lo sa, è l'ambasciatore francese Washington, si chiama Prevost Paradol. L'ambasciatore Prevost Paradol

da molto tempo è ossessionato dalla crescita della potenza della Germania. Alla notizia che abbiamo dichiarato guerra alla Prussia, l'ambasciatore francese Washington scrive a Parigi per avvertirli che saranno schiacciati dai prussiani, dopodiché si ammazza con una pistolettata in testa. E infatti puntualmente la guerra va malissimo. Già ai primi di agosto dal fronte arrivano notizie di sconfitte disastrose e Parigi piomba nella costernazione, da uno stato d'animo di entusiasmo collettivo si piomba nel panico. I rari tedeschi che si aggirano ancora per le strade di Parigi vengono aggrediti per la strada.

Al Bois de Boulogne si comincia ad abbattere alberi per erigere barricate e difendere la città se arrivano i prussiani. Ma soprattutto la piazza si riempie di gente che protesta contro il governo. Il 9 agosto l'imperatrice Eugenia telegrafa al marito che è al fronte per informarlo che la sommossa ormai è quasi in piazza. Ci sono testimonianze che descrivono, per esempio, Place de la Concorde, stracolma di gente, pochi borghesi e molti colletti neri, quelli che noi chiamiamo piuttosto blue collar, molti operai, tutti parlano apertamente contro il governo, si levano grida, viva la Repubblica! Al fronte, l'imperatore è ancora lì, al fronte con l'esercito che sta venendo via via respinto e sconfitto, chi vede l'imperatore lo giudica un

uomo finito. A Parigi vengono reclutati rapidamente battaglioni di milizia per rafforzare l'esercito, arrivano al fronte, i loro ufficiali gli ordinano, gridate, vive l'empereur! La risposta è, un, due, tre, merda! L'imperatore scrive a Eugenia per sapere se non è meglio che lui torni a Parigi, per tenere sotto controllo almeno il Parlamento, l'opinione pubblica, e Eugenia gli scrive in questa situazione se torni a Parigi sarà la rivoluzione. Perciò Napoleone rimane con l'esercito fino all'ultimo, cioè fino al 2 settembre, quando il grosso dell'esercito francese con il suo imperatore è circondato dai prussiani e capitola a Sedan. E l'imperatore è prigioniero dei prussiani.

2 settembre. La notizia arriva a Parigi la sera del 3 settembre. I diaristi di cui vi parlavamo, i fratelli Goncourt, beh uno in realtà è appena morto, ne resta un altro, Edmond. Edmond Goncourt nel suo diario descrive Parigi la sera del 3 settembre. L'arrivo dei giornali, la folla intorno alle edicole.

Tutti che aspettano ansiosamente il giornale, poi i lettori che si ammassano all'aperto sotto i lampioni a gas, uno che legge e tutti gli altri che stanno a sentire. E sentendo queste notizie l'esercito catturato, l'imperatore prigioniero, Edmond de Goncourt descrive prima il silenzio esterrefatto di quelli che non ci credono.

poi il mormorio minaccioso che comincia a crescere e poi le grida abdicazione, viva la Repubblica, morte all'imperatore. Il giorno dopo, 4 settembre, la folla marcia sul Parlamento e sul municipio di Parigi e proclama la Repubblica. L'imperatrice Eugenia fugge da Parigi travestita e su una carrozza che le ha imprestato il suo dentista, i ministri fuggono all'estero, succede quello che succede alla fine di ogni regime, vengono scalpellate le aquile e le enne colossali, enne per Napoleone, di pietra che c'erano dappertutto, si va su e si scalpellano, si buttano giù in strada le aquile, sul portone delle Tuileries, il principale palazzo dell'imperatore, qualcuno scarabocchia col gesso proprietà del popolo

ma in realtà non è ancora una rivoluzione sociale non ci sono né violenze né saccheggi e non è appunto non è nient'altro che l'instaurazione della repubblica e all'idea che c'è la repubblica a Parigi il clima generale è di euforia non c'è violenza non c'è repressione le truppe fraternizzano con la popolazione si canta la marsigliese Il fatto è che la Repubblica è nella pancia di Parigi e da sempre la Repubblica è vista come la soluzione di tutti i mali. C'è una testimonianza di uno dei grandi letterati francesi dell'epoca, Verlaine, grande poeta, peraltro giovanissimo, Verlaine ha 26 anni, si è sposato un mese prima, sua moglie ha 17 anni e Verlaine, divorzieranno pochissimo tempo dopo fra l'altro, ma

Verlaine ci racconta, mia moglie quando si è sparsa la notizia mi ha detto... la Repubblica, adesso che ce l'abbiamo è tutto a posto, vero? Perfino i prussiani non fanno più paura, un operaio dichiara adesso che l'abbiamo quelli là non oseranno venire perché nella Repubblica ci si identifica, la sensazione è la Repubblica siamo tutti e se siamo tutti insieme non abbiamo paura di nessuno. In realtà, capite, la Repubblica ha dei grossi vizi d'origine. Primo, è un nuovo governo che è stato formato a Parigi senza minimamente preoccuparsi di cosa pensa il resto della Francia. A Parigi neanche lo sanno che c'è il resto della Francia, è una vecchia storia. Parigi e la Francia profonda sono due mondi

molto diversi, lo sono sempre stati, lo sono anche oggi e sono in genere in pessimi rapporti. La Francia profonda non è repubblicana. La Francia profonda è monarchica, cattolica, conservatrice e detesta Parigi. Ma a Parigi non se ne accorgono. Hanno fatto la Repubblica e la sentono come la Repubblica francese.

E poi il secondo problema è che i repubblicani sono divisi. Essere repubblicani non è una definizione sufficiente per andare d'accordo. I repubblicani hanno in comune l'odio per Napoleone III, hanno in comune una concezione laica dello Stato, laica, anticlericale, ma per il resto i repubblicani sono in parte borghesia moderata, borghesia conservatrice anzi, che vuole la Repubblica perché la sente come la forma più utile per lei di governo. E dall'altra ci sono quelli che già all'epoca chiamano normalmente i rossi, i sovversivi dei quartieri operai. Sono repubblicani sia i rossi di Belleville e di Montmartre, sia gli avvocati borghesi proprietari dei quartieri bene di Parigi Ovest. E il governo repubblicano

è un governo borghese, è un governo tutto fatto di liberali, borghesi moderati, per lo più avvocati. E poi la preoccupazione appunto è di chiarire bene al Paese che questa Repubblica non è rivoluzionaria, assolutamente, non bisogna aver paura. Bisogna trovare un Presidente della Repubblica. Offrono la Presidenza a un generale, il generale Trachus, governatore militare di Parigi, il quale accetta la Presidenza ma chiede una garanzia. La garanzia che il nuovo governo difenderà la religione, la proprietà e la famiglia.

E nel suo primo discorso pubblico il nuovo Presidente della Repubblica rassicura i francesi. Si proclama soldato, cattolico e bretone, dove la Bretagna, l'Ovest, è da sempre la culla della contro- rivoluzione, della Vandea, della conservazione appunto cattolica e monarchica. La sensazione in realtà è che questa Repubblica riesce a nascere perché in realtà anche i monarchici, nella situazione in cui ci si trova, e cioè in stiamo perdendo vergognosamente una guerra catastrofica e dovremo fare una pace vergognosa con il nemico vittorioso allora probabilmente il calcolo di molti è facciamolo fare alla Repubblica quando la Repubblica si sarà sporcata le mani e avrà fatto la pace poi vedremo e queste sono

le posizioni dei moderati però a Parigi gran parte degli abitanti sono operai e loro non sono moderati Secondo l'ultimo censimento gli operai sono mezzo milione a Parigi. L'orario di lavoro è di 11 ore al giorno e i salari sono talmente bassi che l'intera popolazione operaia vive in povertà. I quartieri dove sono ammassati appunto all'est sono quartieri dove la polizia non si fa vedere. E però non sono luoghi di delinquenza, sono luoghi dove sta crescendo una certa consapevolezza politica. Da anni, da quando l'imperatore ha concesso la libertà di associazione, nei quartieri operai si tengono riunioni per parlare di politica, per parlare di socialismo, per parlare dei diritti delle donne. si moltiplicano le cooperative, le società di

mutuo soccorso e ci sono le sezioni dell'internazionale socialista, della grande organizzazione internazionale appunto che Marx ha fondato a Londra. Napoleone III ha concesso tutto questo pensando sotto sotto anziché le riunioni clandestine dei carbonari e lui quando era giovane partecipava a quelle riunioni clandestine, molto meglio associazioni registrate che la polizia sa dove trovarli, può infiltrare i suoi informatori, però sta di fatto che questo enorme mondo operaio è tutto un tessuto di associazioni, di riunioni. Ora voi capite, una folla di poveri non organizzati non conta niente, ma quando invece cominciano a essere organizzati, avere dei capi, dei portavoce, le cose cambiano e infatti il La notizia della catastrofe

è arrivata il 3 settembre, il 4 settembre viene proclamata la Repubblica, già il 5 settembre si tiene una riunione dei delegati dell'internazionale socialista, delle associazioni operaie, delle cooperative che tutti insieme istituiscono comitati di vigilanza nei quartieri. Questa è la differenza quando appunto una folla è già pronta in precedenza organizzata e quindi pronta a muoversi in modo organizzato e non sono solo organizzati gli operai di Parigi sono anche armati legalmente armati perché in Francia come nell'Italia dell'epoca esiste una istituzione che si chiama la Guardia Nazionale la Guardia Nazionale è una tipica istituzione ottocentesca negli Stati Uniti esiste ancora adesso come sapete È un'associazione di volontari praticamente,

volontari che prestano un certo servizio militare che sono armati dal governo, inquadrati regolarmente, part time, anzi proprio nel tempo libero e nel mondo dell'Ottocento è una tipica organizzazione borghese che serve a mantenere l'ordine pubblico dando una certa garanzia di partecipazione, di adesione in Italia per esempio. Capite di che anni stiamo parlando, 1870, la lotta al brigantaggio sta appena uscendo dalla sua fase più violenta e nella guerra civile che si è combattuta nell'Italia meridionale contro il brigantaggio, la Guardia Nazionale, reclutata fra i proprietari, i possidenti, i borghesi delle cittadine del sud, ha avuto un ruolo fondamentale accanto all'esercito. Anche in Francia la Guardia Nazionale nasce come

un'organizzazione borghese, e quindi conservatrice. C'è l'aneddoto di un inglese che va a trovare il barone Rothschild, il più ricco banchiere del mondo, e lo trova nella sua uniforme della Guardia Nazionale, perché è normale, i borghesi fanno parte della Guardia Nazionale, ma da quando è scoppiata la guerra contro la Prussia, il governo dell'imperatore ha pensato che era meglio allargare la Guardia Nazionale, reclutare più gente, e ha offerto un soldo, un franco e mezzo al giorno, a chi voleva arruolarsi nella Guardia Nazionale. Ora, un franco in mezzo al giorno è molto meno della paga di un operaio, però da quando è scoppiata la guerra c'è la crisi, gli operai vengono licenziati in massa, non hanno più da mangiare,

si arruolano nella Guardia Nazionale. In poche settimane la Guardia Nazionale di Parigi arriva a 300.000 iscritti, a ognuno dei quali il governo dà una divisa e un fucile. E la maggioranza di loro sono reclutati nei quartieri operai e eleggono i loro ufficiali. Vedendo che succede questo la borghesia comincia a spaventarsi. Ci sono le prime testimonianze di gente che dice ma siamo sicuri? Va bene che c'è la guerra, ma siamo sicuri che conviene mettere i fucili in mano agli operai? Del resto in quei giorni Marx scriverà Comunque finisca la guerra, ha insegnato al proletariato francese a usare le armi e questa è la migliore garanzia per il futuro.

Comunque finisca la guerra. La guerra non è finita, l'imperatore è stato catturato, si è arreso, ma la guerra non è affatto finita, non è stato firmato niente, l'avanzata dei prussiani continua. Il nuovo governo repubblicano ha un chiaro mandato, finire la guerra il prima possibile. Anche perché finendo la guerra forse potremmo sciogliere la Guardia Nazionale e ritirare le armi agli operai prima che sia troppo tardi. Però capite, un conto è dire va bene vogliamo finire la guerra ma i prussiani ci daranno delle condizioni accettabili, si cercano dei mediatori, il 6 settembre Due dei principali esponenti del governo repubblicano incontrano l'ambasciatore inglese, Lord Lyons. Questi due esponenti

li menzioneremo ancora spesso. Uno è il ministro degli esteri, Favre, Jules Favre, e l'altro si chiama Thiers, Adolphe Thiers. È un intellettuale molto noto, uno storico, famoso, ma soprattutto è un politico di lungo corso, ha 73 anni ed è in politica da 50 anni, è conosciuto come monarchico, orleanista, è stato presidente del consiglio tre volte sotto la vecchia monarchia degli Orlean, poi è stato un oppositore di Napoleone III e adesso è uno degli uomini di spicco del nuovo governo repubblicano. Thiers va dall'ambasciatore inglese pregandolo di far intervenire l'Inghilterra per convincere i prussiani a a concederci una pace ragionevole, non troppo vergognosa e Thiers sottolinea ne abbiamo bisogno perché a Parigi c'è il pericolo rosso. Ma intanto

la guerra continua, i tedeschi stanno invadendo la Francia e Parigi si prepara all'assedio. Parigi è difesa da una cerchia di fortificazioni gigantesca che proprio Thiers ha fatto costruire quando era ministro sotto Luigi Filippo. È difficilissimo conquistare Parigi con la forza, ci si prepara a essere assediati, il che vuol dire dar da mangiare a due milioni di persone.

Si fanno venire in città greggi di pecore, mandrie di bovini, tutti i parchi di Parigi si riempiono di bestiame, le opere d'arte del Louvre vengono evacuate in provincia a rischio bombardamenti e si scavano fosse comuni. Perché un assedio, per quanto si ricordano loro dal passato, vuole sempre dire che prima o poi scoppia un'epidemia. Quelli che possono scappano, molti ricchi scappano da Parigi. Ma in compenso in città arriva una folla di giornalisti naturalmente, arrivano giornalisti da tutta Europa per raccontare l'assedio che si prepara. Arrivano i turisti, arrivano i turisti stranieri che vogliono concedersi lo spettacolo dell'assedio. Ci sono inserzioni sui giornali, io le ho viste. appartamenti a

prova di bomba con rifugio sotterraneo per i signori inglesi che desiderano assistere all'assedio di Parigi e il 19 settembre i prussiani sono alle porte di Parigi e comincia l'assedio il ministro degli esteri Jules Favre va da Bismarck a chiedere quali sono le condizioni per la pace e Bismarck espone le condizioni che sono durissime Qualcuno di voi se lo ricorderà perché da queste condizioni nasce poi il revanchismo francese, la voglia di vendetta francese che porterà fra gli altri motivi alla prima guerra mondiale. La Germania, la Prussia che sta per diventare l'impero di Germania vuole che la Francia ceda due intere regioni, la Sazia e la Lorena, due grandi regioni di confine. Apprendendo che le condizioni sono queste,

il ministro degli esteri francese, Favre, scoppia a piangere. Peraltro Bismarck dirà poi, pareva che piangesse e io cercai di consolarlo, ma guardandolo più da vicino mi resi conto che non aveva versato neanche una lacrima. Probabilmente voleva commuovermi con questa messa in scena, come fanno gli avvocati parigini in tribunale.

Perciò la pace per il momento non viene firmata e Parigi è assediata. L'assedio dura quattro mesi, da settembre a gennaio. L'assedio ovviamente vuol dire la fame. Si mangiano i cani, i gatti, notate non di straforo, ufficialmente ci sono le foto delle nuove macellerie, macelleria canina e felina. Si mangiano i topi, Si mangiano gli elefanti dello zoo, gli elefanti e i cammelli del jardin des plantes. La città tira avanti, la città sale ovviamente. Nei mesi dell'assedio a Parigi l'anagrafe registra 42.000 morti in più rispetto all'anno precedente. Muoiono i bambini specialmente, i bambini piccoli, non c'è latte. Oltretutto a dicembre il freddo è glaciale, si va da meno 5 a meno 20 a Parigi, la senna gela. Per tre

settimane la Senna è completamente gelata. I prussiani stanno fuori. Parigi è difesa da una grande cerchia di fortificazioni e nessuno ha voglia di attaccare. I prussiani stanno fuori e aspettano che Parigi si arrenda. Poi a gennaio, vedendo che nonostante tutto Parigi non si arrende, i prussiani decidono di stringere un po' e cominciano a bombardare. Il 5 gennaio l'artiglieria tedesca comincia a bombardare la città, ammazzando occasionalmente la gente.

E Parigi ribolle di ansia, di angoscia, di preoccupazione e soprattutto di sospetto perché le masse operaie sono per resistere a tutti i costi, questo ci può anche stupire magari, dopo tutto Marx aveva fondato l'internazionale. e diceva proletari di tutto il mondo unitevi ma in realtà queste masse operaie di Parigi sono anche furiosamente nazionaliste e non vogliono assolutamente la resa e sospettano il governo borghese di essere pronto invece a svendere la lotta come infatti è e ad arrendersi c'è un dibattito violentissimo in Parigi e diventa sempre più chiaro che i quartieri operai non si fidano del governo ufficiale Ci sono giornali di estrema sinistra che promettono un premio in denaro per chi ammazzerà il re di

Prussia e già che ci sono per chi ammazzerà il Presidente della Repubblica. I giornali rossi, i politici rossi nei loro comizi battono, vogliono che le chiese siano trasformate in caserme per la Guardia Nazionale Operaia, i preti che vadano al fronte. E i ricchi non hanno forse le case piene di roba da mangiare, confiscare, distribuire? Tra le mille altre cose una delle cose che i rossi chiedono è chiamate Garibaldi, mandate a chiamare Garibaldi che è l'unico che può forse darci una mano e farla vedere ai prussiani.

A questo punto nei quartieri borghesi di Parigi il discorso comincia a essere ma dobbiamo aver paura dei prussiani o dobbiamo aver paura dei rossi? Forse dobbiamo aver più paura dei rossi. E il 6 gennaio 1871 compare sui muri di Parigi un manifesto rosso che reclama l'istituzione della Comune di Parigi. Largo al popolo, largo alla Comune. Cos'è la Comune?

Cosa vuol dire? Perché tutti noi abbiamo in mente questa formula, la Comune di Parigi. Ma cosa diavolo vuol dire? Io credo che inconsciamente molti di noi associano questa cosa al comunismo. Ma non è affatto così di per sé. La Comune di Parigi, in francese la commune è il comune, il municipio in sostanza. La Comune di Parigi vuol dire che si vuole che Parigi diventi un comune autonomo come potevano essere i nostri comuni del Medioevo. Che Parigi si governa da sola e che la Repubblica Francese sarà una federazione di comuni, ognuno autonomo. nella mentalità collettiva dei parigini è fortissima questa cosa, Parigi che se la cava da sola, che si governa da sola e al tempo della rivoluzione francese era stata creata la comune a Parigi, nel momento

più drammatico, nell'agosto del 92, anche allora con l'invasione prussiana alle porte, Parigi era insorta, aveva creato la comune, aveva detronizzato il re e nella memoria popolare la comune di Parigi aveva salvato la Francia, quindi è questo la comune o anche qualcosa di molto più vago perché in realtà tanta gente mica la sa la storia, ma questo nome la comune entusiasma tutti. Ci sono testimonianze di un oratore che parlando al popolo dice la comune è il diritto del popolo, è il razionamento uguale per tutti, è la leva in massa, la punizione dei traditori, la comune, è la comune insomma, è la comune. È un ideale astratto che però mobilita le coscienze e intanto... E intanto il 18 gennaio a Versailles è stato proclamato l'impero tedesco. La

Prussia ha completato il suo percorso, ha convinto tutti gli altri stati tedeschi a unificarsi in un unico Reich. E a Parigi non c'è più niente da mangiare. Si tenta un'ultima sortita contro i prussiani che finisce malissimo e a questo punto il governo decide di chiedere la resa. accettando le condizioni di Bismarck nel governo è forte il timore che quando la gente saprà che ci arrendiamo scoppi la rivoluzione effettivamente appunto come vi dicevo nei quartieri rossi l'idea è quei borghesi traditori del governo sono pronti ad arrendersi ai prussiani e poi con il loro aiuto schiacciare tutte le conquiste che il popolo può aver fatto quando il ministro degli esteri va a Versailles a incontrare Bismarck per

firmare la resa il commento che fa con gli amici prima di andare è il seguente Dio solo sa cosa ci farà la plebaglia parigina quando saremo costretti a dirle la verità Bismarck riceve Favre e gli dice ma avete paura della Guardia Nazionale, vero, degli operai armati? Disarmate la Guardia Nazionale. Favre gli risponde che è impossibile. Se tentiamo di togliere i fucili alla Guardia Nazionale scoppia la guerra civile. Bismarck, siete degli sciocchi. Presto o tardi la Guardia Nazionale dovrà essere ridotta alla ragione. non otterrete niente aspettando provocate una rivolta ora che avete ancora un esercito per reprimerla Bismarck dirà poi Favre mi ha guardato con orrore come se fossi stato un mostro assetato di sangue il 28 gennaio

è firmato l'armistizio non è ancora il trattato di pace attenzione alle parole è l'armistizio sospendiamo le ostilità E il governo repubblicano promette al popolo che non è ancora deciso niente, adesso si va alle elezioni, si elegge un Parlamento e il Parlamento deciderà se continuare la guerra oppure fare la pace.

E Parigi è talmente affamata che sul momento non reagisce, anzi, meno male che c'è l'armistizio, i prussiani stessi cominciano a distribuire razioni alla popolazione che sta morendo di fame. Poi dopo qualche giorno cominciano ad arrivare i viveri donati dall'Inghilterra. In Inghilterra il governo, associazioni private si sono mobilitati per raccogliere viveri da mandare a Parigi. E adesso che l'assedio è finito altra gente se ne va. Se ne vanno i giornalisti, se ne vanno i turisti stranieri e anche tanti altri borghesi perché la città è affamata, devastata, bombardata, al freddo. I quartieri borghesi si svuotano. e con loro evaporano anche i battagliori della Guardia Nazionale che potevano essere

fedeli al governo. Però all'inizio sembra che tutto fili liscio, 8 febbraio, elezioni, in tutta la Francia si vota per eleggere il nuovo Parlamento della Repubblica, si vota, voi capite, con un terzo del paese occupato dal nemico, con centinaia di migliaia di soldati che sono prigionieri di guerra e quindi non votano, con una campagna elettorale che dura pochi giorni.

Il grande tema della campagna elettorale è volete la pace o volete la guerra? E tutta la Francia elegge candidati che vogliono la pace, tranne Parigi. Parigi elegge candidati che vogliono continuare la guerra. I candidati pacifisti della Francia profonda sono in genere conservatori, monarchici, cattolici, Solo a Parigi i rossi eleggono deputati che invece vogliono continuare la resistenza. Tra gli altri a Parigi viene eletto Garibaldi, il quale quando poi si presenta all'Assemblea Nazionale scopre che c'è qualche legge da qualche parte che dice che se uno non è francese non può essere deputato, in realtà il problema è che l'Assemblea Nazionale Garibaldi non lo vuole per niente perché il nuovo Parlamento è conservatore, monarchico, cattolico, anche i deputati

che arrivano da Parigi vengono accolti malissimo, il Parlamento non è a Parigi naturalmente, Parigi era stata assediata, il Parlamento si riunisce a Bordeaux, I deputati che arrivano da Parigi, cioè dalla capitale rossa, rivoluzionaria, atea, sono accolti malissimo da un Parlamento che rappresenta la grande maggioranza dei francesi, conservatori, cattolici e in parte anche monarchici. Il 17 febbraio viene formato il governo, presidente del Consiglio, Thier, che abbiamo già incontrato prima. Lo stesso che aveva detto a Lord Lyons, se l'Inghilterra non ci dà una mano a fare la pace presto, A Parigi c'è il pericolo rosso. La nomina presidente del consiglio di Thiers crea sgomento a Parigi perché

Thiers è considerato un reazionario feroce, in parte lo è. Quando era ministro sotto Luigi Filippo ha soffocato nel sangue manifestazioni popolari. Poi è cambiato, non è più un anarchico. è diventato repubblicano, è convinto che il futuro è della Repubblica, ma ovviamente è una Repubblica borghese, conservatrice, solida, che difenda la proprietà e la religione, non certo quello che vuole la plebaglia rossa di Parigi. In ogni caso la notizia che il Presidente del Consiglio è Thiers, che ha la fama di un aristocratico snob che disprezza la plebaglia, ecco, questa notizia crea a Parigi un clima rivoluzionario. La Guardia Nazionale Sfila a Parigi alla notizia della creazione del governo Thiers, la Guardia Nazionale sfila a Parigi con le bandiere listate

a lutto, la parata dura otto ore, nei discorsi si richiamano il 93, il 30, il 48, tutti gli anni delle grandi rivoluzioni e nei discorsi si minacciano i borghesi, avete fatto il vostro governo? Pare che gli sfruttatori si siano dimenticati. che a volte il popolo si risveglia improvvisamente. Il 26 febbraio Thiers firma il trattato di pace e per rassicurare il popolo già durante le trattative si era garantito il nemico non entrerà a Parigi, cioè avrete questa soddisfazione simbolica, la città anche se ci arrendiamo verrà rispettata, invece il Alla fine nel trattato di pace i prussiani impongono il diritto di fare una bella sfilata della vittoria sotto l'arco di trionfo e sugli Champs- Élysées. Il primo marzo

i prussiani sfilano sugli Champs- Élysées e occupano parte di Parigi, ma non si spingono fino ai quartieri operai dell'Est. A questo punto con i prussiani dentro Parigi Thiers va da Bismarck e in sostanza gli dice adesso che ci siete ci aiutate vero a disarmare la guardia nazionale, a domare i quartieri operai. Bismarck fa capire che loro non sono lì per togliergli le castagne dal fuoco, che si arrangiassero loro.

Dopo due giorni i prussiani escono da Parigi. Ma nel trattato di pace i generali prussiani hanno imposto che le forze regolari francesi venissero sciolte. Perciò il governo non ha forze armate. L'unica forza armata a Parigi è la Guardia Nazionale in mano agli operai. L'Assemblea Nazionale è sempre a Bordeaux, anche il governo. Voi capite che una situazione del genere è già una situazione dove basta niente per far scoppiare chissà cosa. In una situazione del genere il nuovo Parlamento, l'Assemblea Nazionale a Bordeaux comincia a varare una serie di leggi che sembrano fatte apposta per far saltare tutto in aria.

E quindi condanna morte in contumacia di parecchi capi della sinistra, chiusura dei giornali di sinistra, ma soprattutto durante la guerra era stato decretato il blocco degli sfratti, il blocco degli affitti, la moratoria dei debiti. Adesso che la guerra è finita la prima cosa che il Parlamento fa è di abolire il blocco degli affitti, degli sfratti, la moratoria sui debiti.

Da un giorno all'altro una marea di operai ma anche di bottegai, artigiani si ritrova in mezzo alla strada sfrattata senza poter pagare i debiti e così via. Come se non bastasse l'Assemblea Nazionale decide che adesso che la guerra è finita è inutile continuare a pagare quel soldo di un franco al giorno che si paga oggi. ai membri della Guardia Nazionale. Dopo aver fatto tutte queste leggi il governo torna a Parigi, l'Assemblea Nazionale lascia Bordeaux ma non osa entrare a Parigi e si ferma a Versailles che dal punto di vista simbolico capite non è neanche quella la scelta migliore, è l'antica come dire residenza dei re dove fino a ieri stavano il re di Prussia e Bismarck. Lì, sotto la protezione delle baionette prussiane, prende posizione il nuovo

Parlamento francese che non ha il coraggio di entrare in Parigi. E a questo punto è tutto appeso a un filo. Etienne pensa, accettando tardivamente il consiglio di Bismarck, che forse adesso si può tentare la prova di forza e disarmare la Guardia Nazionale. Non ha quasi più truppe, ma qualche reparto i prussiani gliel'hanno lasciato per mantenere l'ordine pubblico. E con le poche truppe a disposizione, Thiers decide di disarmare la Guardia Nazionale, cominciando dai cannoni. perché la Guardia Nazionale non sono soltanto decine di battaglioni di volontari armati di moschetto, è un vero esercito, ha la sua artiglieria comprata con sottoscrizione popolare durante la guerra, proprietà della Guardia Nazionale, neanche

i prussiani le hanno toccati quei cannoni, sono un'enorme quantità di cannoni ammassati sulla collina di Montmartre. Etier, Presidente del Consiglio, il 18 marzo data che se poi andate a vedere è rimasta diciamo nella storia della Francia come il giorno in cui è cominciata veramente ufficialmente la rivoluzione il 18 marzo Thiers manda il generale Lecomte con le poche truppe di cui dispone a impadronirsi dei cannoni della Guardia Nazionale le truppe del governo circondano la collina di Montmartre poi all'alba cominciano a portare giù i cannoni la gente se ne accorge suonano le campane a martello La gente comincia ad arrivare, la Guardia Nazionale si arma, la folla preme minacciosamente contro i soldati, il generale Lecomte ordina alla truppa

di aprire il fuoco contro la Guardia Nazionale e contro la folla, i soldati rifiutano di sparare, fraternizzano con la folla, la folla dilaga nel centro di Parigi e pianta la bandiera rossa. sulla colonna della Bastiglia e sul municipio, sull'Hotel de Ville. E qui si colloca il primo di quegli episodi che gettano un'ombra, stavolta fin dall'inizio, ve l'ho detto, la fucilazione dell'Arcivescovo avverrà negli ultimissimi giorni, in mezzo al massacro generale. Invece già quel primo giorno, 18 marzo, si colloca un episodio che è come dire, da chi si oppone, si opponeva allora e si oppone oggi al ricordo della Comune, viene additato... come qualcosa che getta davvero un'ombra sulle origini della comune, perché il generale Lecomte viene arrestato dai suoi

stessi soldati, viene tenuto prigioniero per qualche ora, con la folla che tumultua fuori e lo vuole ammazzare, poi alla fine i soldati e la Guardia Nazionale si mettono d'accordo, portano fuori il generale Lecomte, lo mettono al muro e lo fucilano. I soldati gridano al generale Lecomte, Volevi farci sparare sul popolo? Adesso è il tuo turno. Marx che da Londra segue attentissimamente ora per ora quello che sta succedendo, Marx commenta freddamente che i governi reazionari che insegnano ai soldati a sparare e a fucilare la gente e poi devono aspettarsi che succedano queste cose. Marx. Il generale Lecomte aveva ordinato per quattro volte all'ottantunesimo fanteria di far fuoco sui civili inermi in Place Pigalle e al rifiuto dei

suoi uomini li aveva ferocemente insultati. Invece di sparare sulle donne e sui bambini, i suoi soldati spararono su di lui. Le abitudini inveterate acquisite dai soldati alla scuola dei nemici della classe operaia Non è che scompaiano nel momento in cui i soldati passano al fianco degli operai, una volta che hanno imparato a comportarsi in un certo modo continuano a farlo. In realtà i generali fucilati sono due perché c'è un altro generale molto inviso alla Guardia Nazionale, il generale Clement Thomas, che il governo borghese aveva nominato comandante della Guardia Nazionale e che i suoi uomini non amavano il generale Thomas si era dimesso quel giorno in borghese va a vedere a Montmartre cosa sta succedendo lo riconoscono

lo arrestano, lo mettono insieme al generale Lecomte, li tirano fuori tutti e due, li mettono al muro tutti e due Quello stesso giorno, 18 marzo, Thiers e il governo fuggono a Versailles e i battaglioni della Guardia Nazionale eleggono un comitato centrale che, constatata la fuga del governo, prende il potere a Parigi a nome del proletariato. Vi leggo due righe dal decreto, dal comunicato, perché è importante, come dire, quando si studia un avvenimento storico, capire il linguaggio che usavano quelli che c'erano dentro. le idee che avevano in testa, i meccanismi mentali. Il Comitato Centrale della Guardia Nazionale dichiara i proletari della capitale di fronte alle deficienze e ai tradimenti della classe governante hanno compreso che era giunta l'ora

di salvare la situazione prendendo nelle proprie mani la direzione degli affari pubblici. Il comitato centrale della Guardia Nazionale che prende il potere a Parigi è composto da 20 delegati eletti dalla truppa, tutti operai e a proposito del linguaggio dell'epoca andiamo a vedere come la stampa francese ed europea racconta ai suoi lettori il fatto che 20 delegati operai hanno preso il potere a Parigi. Una ventina di mascalzoni di bassa lega. Thiers da Versailles dichiara che sono dei comunisti, che saccheggeranno Parigi e che comunque sono degli sconosciuti e non hanno nessun diritto di governare. Un giornale di Parigi risponde, anche i dodici apostoli erano degli sconosciuti. Il diario di Edmond Goncourt ci dà una chiara idea dello sguardo con

cui i borghesi rimasti a Parigi guardano quello che sta succedendo. La Guardia Nazionale presidia le strade. Goncourt si è presi dal disgusto, alla vista delle loro facce stupide e abbiette, alle quali il trionfo e l'ubriachezza conferiscono un'aria raggiante e dissoluta. E indubbiamente l'aspetto fisico degli operai parigini, specialmente dopo quattro mesi di assedio, ma non solo, doveva essere tale da scandalizzare i borghesi. Abbiamo un'altra testimonianza di uno dei rari ufficiali di carriera, di origine borghese, che si sono schierati con la Comune e che finirà fucilato naturalmente fra poche settimane.

Questo ufficiale borghese racconta in una lettera di questi operai che hanno preso il potere a Parigi. Costoro hanno buoni motivi per combattere. Combattono perché i loro figli siano meno gracili, meno scrofolosi, più sani di loro. Con la presa del potere da parte del Comitato Centrale si accelera la fuga degli ultimi borghesi rimasti a Parigi. Proprietari, professionisti, insegnanti, nel giro di un mese centinaia di migliaia di persone lasciano la città. E la stampa europea continua a scrivere che appunto Parigi è sprofondata nella barbarie. Qualche citazione a caso.

La Repubblica Rossa, dominata dai ladri, dai teppisti e dai demagoghi. Comunismo della peggior specie, la canaglia di Parigi al potere. Miscredenti senza Dio, dilettanti incapaci. fuori legge, cafoni, analfabeti, questa è l'immagine che si dà. In realtà il comitato centrale che ha fatto una rivoluzione senza che nessuno se lo aspettasse è estremamente incerto su cose sono le prossime cose da fare e in realtà sembra proprio che la principale preoccupazione sia di conservare una legalità democratica, di far capire che qui le cose funzionano appunto secondo delle regole e il 26 marzo a Parigi si vota per eleggere il consiglio municipale vota circa il 50% degli aventi diritto ma questo perché Parigi si è svuotata i quartieri borghesi sono

vuoti e la maggioranza schiacciante degli eletti al consiglio comunale sono ovviamente rossi i pochi eletti nei quartieri borghesi si dimettono e il consiglio municipale decide di adottare ufficialmente il nome di comune di Parigi E il 28 marzo il Comitato Centrale della Guardia Nazionale cede i pieni poteri alla Comune, che decreta l'adozione della bandiera rossa, tanto per tranquillizzare ulteriormente i borghesi, decreta l'adozione della bandiera rossa come bandiera del governo.

E si fa una grande cerimonia di insediamento della Comune davanti all'Hotel de Ville, con parata della Guardia Nazionale indivisa, salve di cannone, la folla festante... i consiglieri comunali in cilindro e Redingot, perché questa volta non sono tutti operai, i delegati del comitato centrale erano tutti operai, ma adesso il consiglio comunale è pieno di giornalisti, di avvocati, di insegnanti, gli operai sono circa un terzo, nelle foto della cerimonia di insediamento sono lì col cilindro, si potrebbe avere l'impressione che fosse una normale manifestazione politica dei tempi dell'impero, se non fosse che noi sappiamo che la folla canta la marsigliese.

E la comune comincia a attuare i suoi primi provvedimenti, che non hanno niente di comunista, non ci sono la confisca della proprietà privata, la preoccupazione è aiutare la gente che sta crepando di fame. E quindi viene cancellato il pagamento degli affitti, nove mesi di abbuono, rinnovato il blocco degli sfratti, libri e quaderni scolastici gratuiti, poi ci sono anche le misure idealistiche. nessun funzionario della comune potrà avere uno stipendio superiore al salario di un operaio. Abolizione della pena di morte, la folla va alla polizia a prelevare la ghigliottina e la brucia in piazza in mezzo ai festeggiamenti.

Eguaglianza di tutti gli stranieri residenti a Parigi, chiunque risiede a Parigi è uguale agli altri, è cittadino, può essere eletto e così via. Le misure più estreme sono quelle contro la Chiesa, la quale come vi dicevo è odiata e e non fa niente per non farsi odiare, perché dal pulpito i parroci stanno tuonando contro quello che accade a Parigi. La parola rivoluzione è il grido di Satana.

E quindi decreto della Comune, separazione di Stato e Chiesa, confisca dei beni ecclesiastici, eliminazione dei crocifissi dalle aule scolastiche. Vedete come noi viviamo ancora sempre nella stessa epoca sotto certi punti di vista, no? Le cose su cui... ci si scontra tutti si illudono che le cose possono andare avanti così e a dire il vero perfino la banca Rothschild in quei giorni concede un prestito alla comune al governo di Parigi perché tutto sommato non si pensa che stia per scoppiare una guerra civile solo qualcuno ha capito che in realtà Parigi è sola e che non c'è nessuna speranza di tirare avanti Qualcuno ha capito che fin dall'inizio, fin da quando hanno fucilato i due generali, questa cosa

è il pretesto con cui il governo rifiuterà di negoziare e di riconoscere la comune. Nelle discussioni che si fanno nel consiglio della comune c'è qualcuno che dice abbiamo ammazzato i due generali, non importa se loro se lo meritavano o no, la commune est foutue, siamo fregati, perché a livello di immagine questa cosa... Non ci verrà mai perdonata e infatti a Versailles il ministro Favre dichiara ai giornali non si negozia con gli assassini. E se non si negozia cosa si fa? Il 21 marzo, tre giorni dopo essere scappato a Versailles, Thiers dichiara all'Assemblea nazionale qualunque cosa avvenga non vogliamo attaccare Parigi. Non è né la prima né l'ultima menzogna. In quegli stessi giorni Thiers sta reclutando

soldati e soprattutto ha fatto un accordo con Bismarck, il quale non intende coinvolgere le truppe tedesche in questa faccenda, ma è ben contento che i francesi sterminino i rivoluzionari di Parigi, perciò Bismarck sotto banco contro le clausole del trattato di pace accetta di liberare in anticipo i prigionieri di guerra. in modo che i soldati dell'esercito di Napoleone III tornano in patria a disposizione del governo repubblicano. Negli stessi giorni in cui dichiara che non ha nessuna intenzione di attaccare Parigi, Thiers scrive a un amico, sto riorganizzando l'esercito e spero che in due o tre settimane avremo soldati sufficienti per liberare Parigi. Thiers è stato attaccato con immensa violenza per la durezza della repressione a cui abbiamo

accennato all'inizio e su cui adesso chiudendo torneremo. Cosa ha in mente Thiers in realtà? È una personalità complessa. Thiers, da un lato la sensazione è che si senta una specie di Lincoln, tenete presente che la guerra civile americana è finita solo da cinque anni, E Lincoln in America ha fatto una guerra civile spaventosa per affermare il principio che il governo nazionale è uno solo e nessuno può ribellarsi al governo nazionale. Thiers ha certamente in mente questo, bisogna riaffermare l'autorità dello Stato senza negoziare. Quando i deputati di Parigi vanno da Thiers e gli dicono ma negoziamo, Avviate un accordo con la comune, la risposta di Thiers è Parigi sarà sottomessa all'autorità dello Stato come un qualsiasi

borgo di un centinaio di abitanti. Questo è il centralismo e lo statalismo dell'Ottocento. Poi Thiers ha un altro obiettivo, lui è un vecchio monarchico ma si è davvero convertito alla Repubblica. è convinto che il futuro è quello, ci vuole la Repubblica e bisogna rafforzarla, la Francia profonda è monarchica ma il governo repubblicano farà vedere che è così forte che nessuno oserà più rimettere in discussione la Repubblica e per far vedere che siamo forti schiacceremo Parigi e poi naturalmente c'è il fatto che Parigi appunto è un covo di rossi, la Comune è un governo comunista e e noi li annienteremo il desiderio di sterminarli è evidentemente diffusissimo il primo aprile Thiers dichiara all'assemblea nazionale sto mettendo

in piedi una delle più belle armate che la Francia abbia mai avuto la lotta sarà dolorosa ma breve l'indomani 2 aprile i soldati del governo che ormai tutti chiamano i versagliesi perché il governo sta a Versailles, i versagliesi dunque il 2 aprile attaccano e prendono i primi avamposti. E sentendo il cannone il nostro amico Edmond Goncourt scrive nel suo diario Dio sia lodato, è cominciata la guerra civile.

Guerra civile è cominciata e qui noi potremmo anche finire e stiamo per finire effettivamente perché noi, come dire, abbiamo promesso di parlare delle origini della guerra civile Però, come dire, se resistete ancora cinque minuti, io vorrei ancora raccontare qualche cosa di più di quello che è successo in quei giorni.

Raccontare che il 3 aprile i parigini tentano per la prima volta un contrattacco, tentano di marciare su Versailles, sono sconfitti perché la Guardia Nazionale è numerosa ma è fatta tutta di volontari, di dilettanti, di fronte hanno un esercito di professionisti. La Guardia Nazionale viene sconfitta, i due generali della comune che comandavano l'attacco vengono fatti prigionieri e lì per la prima volta si capisce com'è che quelli di Versailles vogliono fare la guerra perché dei due generali prigionieri al primo un ufficiale di cavalleria spacca la testa a sciabolate e l'altro viene messo al muro, era un operaio, un fonditore, Duval. La comune l'aveva nominato generale quella mattina stessa per comandare l'attacco, viene messo al muro e fucilato.

E fra i prigionieri tutti quelli che risultano essere ex soldati passati alla Guardia Nazionale vengono messi al muro e fucillati. Poi si continua a combattere appunto per un mese e mezzo fino a quando nell'ultima settimana i soldati arrivano al centro di Parigi ed è la settimana di sangue. E la violenza di quella settimana è tale che noi dobbiamo ancora aggiungere qualcosa per cercare di spiegarla. Il punto è che di fronte a Parigi operaia in sorta, che tutti gli avversari accusano di essere un covo di comunisti. Dall'altra abbiamo un esercito che ti era messo in piedi con i soldati dell'imperatore. I soldati dell'imperatore che erano soldati di mestiere, perché sotto Napoleone III si sorteggiava e chi veniva tirato

a sorte si faceva sette anni di servizio militare. Erano soldati di mestiere, quasi tutti contadini. Perché nella Francia di Napoleone III quando veniva sorteggiato un operaio per fare il soldato quasi sempre la commissione di leva lo rimandava a casa perché gli operai erano gracili, malconci, affamati e malati.

E' un esercito di contadini che hanno giurato fedeltà all'imperatore, sono scesi in guerra con lui, hanno subito i disastri della guerra contro la Prussia, sono rimasti sei mesi prigionieri in Germania, adesso li hanno rimandati in Francia e il governo gli dice non potete ancora tornare a casa, c'è ancora un lavoro da fare. C'è Parigi in mano alla feccia, in mano ai comunisti, a quelli che vogliono portarvi via la vostra terra e le vostre donne. Dobbiamo domare la feccia di Parigi e poi voi potrete tornare alle vostre case.

E quando i soldati attaccano i comunisti sparano dalle barricate, gli uomini, perfino le donne sparano. A questo punto i soldati non capiscono più niente, capiscono solo che bisogna ammazzarli tutti. Quanta responsabilità abbia Thiers in questi eccidi è una cosa che da sempre è discussa, lui stesso a un certo punto si è preoccupato perché la sera del 22, il secondo giorno della settimana di sangue, con le truppe già dentro Parigi, Thiers aveva emanato un proclama in cui dichiarava che la legge, l'ordine e la civiltà trionfavano e si concludeva dicendo l'espiazione sarà totale. Più tardi Thiers dirà che lui era stato frainteso e che anzi aveva dato ordini severissimi perché la rabbia dei soldati fosse controllata, ma l'esercito,

parole di Thiers, interpretò a suo modo il mio proclama sull'espiazione totale. Gli esempi di quel che succede, potrei andare avanti un'ora, ma andrò avanti solo un minuto. 23 maggio, conquistata Montmartre, 49 comunardi presi a caso, comprese donne e ragazzini, sono portati davanti al muro dove erano stati fucilati i due generali, fatti inginocchiare e fucilati. Testimonianze a caso di testimoni, spesso stranieri, giornalisti, osservatori. Vide un plotone di soldati entrare in una casa. Domandarono alla portiera se vi fossero dei comunisti nascosti. Rispose di no. Perquisirono la casa e ne trovarono uno. Lo portarono fuori e lo fucilarono e poi fucilarono anche lei. In molti casi i soldati fucilano i

feriti negli ospedali e a volte anche i medici negli ospedali della comune. Negli ultimi combattimenti a Belleville un testimone inglese racconta di aver visto un gruppo di donne armate che hanno difeso una barricata che dopo essere state catturate vengono messe al muro, 52 donne vengono fucilate. Ovviamente non tutti vengono fucilati. Ci sono anche migliaia di prigionieri che vengono avviati con le mani legate verso Versailles, con la cavalleria che li spinge avanti a sciabolate e quando qualcuno si ferma o cade viene ammazzato sul posto. Quando poi i prigionieri arrivano all'uscita di Parigi, lì c'è il comandante della cavalleria, il generale Marchese de Gallifet, eroe di guerra, che ha comandato una disperata carica di cavalleria alla battaglia

di Sedan. Quando gli passano davanti le colonne di prigionieri, il generale De Gallifelli passa in rassegna e decide chi fucilare. Sceglie quelli che hanno i capelli bianchi, perché vuol dire voi eravate già qui nel 48, ne avete già fatta un'altra di rivoluzione, non vi è bastato? Sceglie quelli che hanno l'orologio, perché vuol dire che non sono operai, sono studenti, sono borghesi, sono i capi, sono i più pericolosi. Ovviamente le atrocità si scatenano anche dall'altra parte. perché nelle ultime settimane la Comune si radicalizza, di fronte a quello che sta succedendo nella Comune vanno al potere gli estremisti, i nostalgici del terrore, si creano come ai tempi di Robespierre un comitato di salute pubblica, un tribunale rivoluzionario, a capo

del comitato di salute pubblica c'è un vecchio Giacobino delle Clues, uno che si è fatto sei anni di deportazione all'isola del diavolo sotto Napoleone III, è tornato tisico, moribondo, lui e altri dicono chiaramente che piuttosto che essere sconfitti, meglio sprofondare nel sangue e nel fuoco, se saremo sconfitti brucieremo Parigi, e Parigi brucia davvero, e gli incendi, su questo non ci sono dubbi, sono scatenati per ordine della comune, brucia il palazzo imperiale, le Tuileries, che infatti non ci sono più, ci sono i giardini delle Tuileries, accanto a Louvre, lo sapete, brucia l'Hotel de Ville, il cielo di Parigi è oscurato dal fumo e dalla cenere, a molti testimoni vengono in mente la caduta di Babilonia nell'Apocalisse, o Sodoma e Gomorra,

o Pompei, che è di gran moda, come sapete, alla fine dell'Ottocento. Non c'è nessun dubbio, ripeto, ci sono testimonianze chiarissime, sono incendi voluti, ho si portano le latte di petrolio, si dà fuoco a tutto. È un mito invece che però si diffonde immediatamente, il mito delle rivoluzionarie, le donne, che vanno in giro con le bottiglie di petrolio per dar fuoco a tutto, le petroleuse. La stampa comincia immediatamente a dire che Parigi brucia perché le mogli degli operai, queste megere, queste streghe danno fuoco a tutto e sono innumerevoli i casi di donne o ragazzine fucilate in mezzo alla strada perché andavano in giro con un bidone di qualcosa, non ci mettono niente a metterle al muro. E la

comune continua anche lei a fucilare, finora non aveva fucilato gli ostaggi, adesso invece sì. Il 24 maggio, come vi dicevo, viene fucilato l'arcivescovo di Parigi. E Raul Rigaud che l'aveva fatto arrestare non è lì in quel momento perché sta combattendo sulle barricate al quartier latino in divisa della Guardia Nazionale e quello stesso giorno, lo stesso giorno in cui viene fucilato l'arcivescovo, anche Raul Rigaud che l'aveva fatto arrestare viene catturato dal nemico, riconosciuto e gli mettono una palla in testa. E si continua da entrambe le parti. Il 25 maggio un reparto della Guardia Nazionale senza ordini fucila tutti i frati domenicani di un convento e i loro dipendenti.

Il 26 la Guardia Nazionale fucila e finisce a colpi di baionetta altri 51 ostaggi, 11 fra preti e frati, gli altri poliziotti. Siamo ormai agli ultimi giorni, i soldati sono arrivati ai quartieri operai. Il 27 maggio il capo del Comitato di Salute Pubblica, Dele Cluse, lascia una lettera per la sorella. Non voglio né posso servire da vittima e da zimbello alla reazione vittoriosa. Perdonami se me ne vado prima di te, che mi hai sacrificato la vita, ma non ho il coraggio di subire un'altra sconfitta. Poi indossa la sciarpa di Presidente del Comitato di Salute Pubblica.

va a una barricata, sale in piedi sulla barricata e si fa uccidere. Il 28 maggio i combattimenti sono finiti, Parigi è conquistata, le fucilazioni però non finiscono, i soldati perquisiscono, controllano, tutti gli uomini in borghese vengono arrestati, si guarda, hai le mani sporche di polvere da sparo al muro, hai i lividi sulla spalla perché quando spari il moschetto e lo spari per un po' di volte ti rimane il livido al muro. Per diversi giorni si fucila al cimitero di Montparnasse, al parco Monceau, nei giardini del Luxembourg, oggi noi andiamo a Parigi, visitiamo questi posti, è ben difficile immaginare che 150 anni fa lì si fucilava in massa la gente. Poi i cadaveri vengono sepolti in fosse comuni

o bruciati fuori città. Molti cercano di scappare ma fuori da Parigi ci sono i tedeschi, le truppe tedesche sono ancora lì, che rinserrano la città nel loro cerchio e tuttavia è Engels testimonia che i soldati tedeschi quando possono lasciano passare i fuggiaschi e anche gli ufficiali prussiani chiudono un occhio perché la realtà è che l'orrore di questa repressione sta scandalizzando il mondo il mondo che come abbiamo ben visto non aveva la minima simpatia per la comune e che tuttavia rimane scioccato da quello che sta succedendo Perfino il Times di Londra aggrotta la fronte e scrive che la sete di sangue dei soldati di Versailles pare perfino superiore a quella dei comunisti e che se sotto il regime dei Rossi si sono commessi crimini abominevoli, quello

che sta succedendo fa ancora più orrore. Processi, condanne a morte, fucilazioni continuano fino a fine anno, poi per qualche anno ancora deportazioni. oltre 4.000 deportati alla Cayenna e poi il clima cambia io qui chiudo perché è già tardissimo ma ci pensavo proprio oggi che sarebbe affascinante studiare come e perché e in quanto tempo dopo tragedie come questa si arriva a una riconciliazione vera per cui c'è l'amnistia la gente torna ecco in questo caso ci vuole una decina d'anni l'amnistia è proclamata nel 1880 I deportati cominciano a tornare.

Due mesi prima si è tenuto, sfidando il divieto, il primo pellegrinaggio al cimitero del Père Lachaise, il primo pellegrinaggio al muro dei fucilati. 25.000 persone con un fiore rosso all'occhiello. Da allora ogni primo maggio si è ripetuto il pellegrinaggio al muro dei fucilati. Come capite è difficilissimo finire il racconto di una storia così divisiva Perciò lo farò non con parole mie ma con le parole di uno che era lì e che non si era schierato, un pittore, Renoir, uno dei grandi impressionisti, avete presente? Renoir era lì, era a Parigi e mentre dipingeva sulle rive della Senna i comunardi lo avevano scambiato per una spia e se l'era vista brutta finché non era arrivato di tutti quelli che

potevano arrivare Raoul Rigaud che lo conosceva, che l'ha abbracciato e che ha detto lasciatelo andare. Renoir dirà dei comunardi che erano folli, ma avevano in sé quella fiammella che non si estingue. Grazie. Grazie a tutti, via. E per chi vuole sono ancora qui per firmare dei libri o fare dei selfie e per tutti gli altri all'anno prossimo. Arrivederci.

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