
Come sta il Papa. Paure ucraine. Il summit sulla sicurezza di Varsavia
Mittwoch, 14. Oktober 2026 · 20 min
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Shownotes
ian Guido Vecchi parla dell’intervento al polmone al quale è stato sottoposto Leone XIV per la rimozione di un nodulo. Marta Serafini racconta le preoccupazioni di Kiev per una possibile sospensione dell’attività di intelligence da parte degli Stati Uniti, che limiterebbe la capacità di difendersi dai bombardamenti russi. Giuseppe Sarcina analizza i punti fondamentali di cui si è parlato nella due giorni del Security Forum nella capitale polacca
• Papa Leone XIV operato al policlinico Gemelli di Roma (roma.corriere.it/vaticano-news/diretta-live/26…)
• Missili su Kiev senza preavviso, la condivisione di intelligence Usa diventa un caso (corriere.it/esteri/26_ottobre_13/missili-su-ki…)
• Grynkewich, comandante Nato in Europa: «Ecco il piano della vittoria. E l'appoggio degli Usa è garantito» (corriere.it/esteri/26_ottobre_13/grynkewich-na…)
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Come sta il Papa dopo l'operazione con cui ieri gli è stato rimosso il nodulo polmonare che aveva annunciato di avere domenica e che si è rivelato essere un tumore maligno? Perché le sirene antiaeree a Kiev non hanno funzionato nell'ultima notte di bombardamenti russi e i timori che gli Stati Uniti non passino più le informazioni all'intelligence ucraina e l'analisi delle principali crisi internazionali emersa dal forum sulla sicurezza di Varsavia?
È mercoledì 14 ottobre e di queste storie parliamo nella puntata di oggi di Giorno per Giorno, il podcast sui fatti più importanti per orientarsi nel mondo, con le voci dei giornalisti del Corriere della Sera. E io sono Francesco Giambertone. Ieri mattina Papa Leone XIV era arrivato al Policlinico Gemelli di Roma per l'operazione di rimozione di un nodulo polmonare ed era stato accolto da decine di fedeli assiepati fuori dall'ospedale.
Gli stessi che nel corso della giornata, lì come altrove in tutto il mondo, hanno poi pregato per lui, mentre il 71enne Robert Francis Prevost si sottoponeva nel pomeriggio all'intervento chirurgico che aveva annunciato nell'Angelus di domenica scorsa. e che è andato bene, è perfettamente riuscito, ma ha dimostrato che il nodulo del Papa andava effettivamente rimosso il prima possibile, come mi ha raccontato Gian Guido Vecchi, vaticanista del Corriere della Sera.
L'operazione è durata circa un'ora e mezzo, anche se il Papa è rimasto in sala operatoria per tre ore. Non è stata una cosa semplice, perché quando è uscito dalla sala operatoria Il primo bollettino scarso diceva che l'intervento si era concluso positivamente. Poi nel corso della serata, più tardi, un bollettino firmato dal medico curante del Papa e dal chirurgo che lo ha operato ha fatto capire che si trattava di una cosa seria, nel senso che il Papa è stato sottoposto a un intervento radicale, gli è stato asportato il lobo inferiore del polmone destro e l'esame istologico ha confermato la diagnosi di un adenocarcinoma polmonare, come dicono i medici, sospettato dagli esami preoperatori. Quindi il nodulo che
era stato visto e che aveva fatto decidere per l'operazione era in effetti un come temevano i medici, un tumore maligno che quindi andava operato subito ed è per questo che poi si è deciso di ricoverare il Papa al Gemelli nel giro di pochi giorni.
Lo stesso Papa aveva spiegato ai fedeli all'Angelus che il nodulo era stato individuato ancora nella fase iniziale e che era ben definito e piccolo, però non si sapeva se fosse una formazione benigna o qualcosa di più serio.
l'asportazione del lobo con tutta la prudenza del caso, però ha potuto risolvere il problema, si è intervenuti in tempo, fermo restando che dato l'esame istologico a questo punto è prevedibile che ci siano una serie di terapie e anche nel corso del tempo una serie di controlli periodici per tenere sotto controllo la situazione.
Anche su questo probabilmente si saprà di più nei prossimi giorni. Di sicuro, dal punto di vista almeno dell'umore, Papa Leone XIV è sembrato piuttosto positivo in ogni momento di questa sua giornata non semplice.
La cosa che ha colpito tutti, a cominciare dal suo più stretto collaboratore, il Cardinale Parolin, che ha detto davvero Santo Padre è un grande esempio, è la serenità. di Leone che arrivato al Gemelli sembrava quasi che fosse lì in visita pastorale a Marati anziché per un'operazione al polmone, per cui ha mostrato sempre una grande serenità e ha trasmesso anche intorno a sé una grande serenità. Adesso lui si trova in una stanza al decimo piano del Polichilico Gemelli, non in quello che era l'appartamento dei Papi che è in ristrutturazione, ma in una stanza di quello che era il reparto Solventi che è stato preparato per l'occasione. Almeno prima dell'operazione si diceva che la degenza sarebbe durata non
più di una settimana, quindi non è previsto che rimanga molto tempo in ospedale. Più che altro adesso si tratterà, e lo vedremo nei prossimi giorni, di capire quali terapie dovrà fare il Papa per tenere sotto controllo la situazione. Il fatto che abbiano deciso di intervenire subito era già indicativo del timore che ci fosse un tumore maligno e non un semplice nodulo benigno. La cosa positiva è che sia stato visto per tempo e che quindi si sia potuto operare prima che la situazione divenisse ancora più difficile.
Nella tarda serata di lunedì, su Kiev sono caduti 5 missili russi S- 400, cioè missili balistici con una gittata di diverse centinaia di chilometri in grado di fare gravi danni. Capita piuttosto spesso ultimamente, ma stavolta è successa una cosa diversa e preoccupante, per ragioni anche politiche. Questa volta a Kiev non è suonata la sirena antiaerea, che avverte la popolazione di andare a rifugiarsi perché sta per arrivare un bombardamento.
Non è la prima volta che accade, ma stavolta è successo in un momento particolarmente teso delle relazioni tra Kiev e Washington, soprattutto dopo che Donald Trump ha revocato le sanzioni sul gasolio russo e ha detto pubblicamente che l'Ucraina dovrebbe cambiare presidente. Marta Serafini, inviata del Corriere a Kiev, mi ha raccontato perché in quel bombardamento le cose sono andate diversamente dal solito e quale potrebbe essere la ragione.
In genere, questo avviene sulla base di informazioni di intelligence fornite dagli Stati Uniti, ma anche dagli alleati europei, ma soprattutto dagli Stati Uniti, che dispongono dei sistemi satellitari e di intelligence necessari. Quando un missile parte dall'ordigno da cui viene sparato ci sono dei rilevamenti di calore. I rilevamenti di calore permettono di essere a conoscenza di quanti minuti ci metterà il missile ad arrivare su un determinato obiettivo.
E questo permette di far attivare le difese. In questa fase ovviamente deve funzionare la contraerea. che però non sempre è detto che funzioni. Fin dalle prime ore della mattina in tanti qui a Kiev si sono interrogati sul fatto del perché non fosse suonata la sirena e quindi non fosse stato possibile alle persone scendere nei rifugi, anche a fronte di un attacco balistico in arrivo. Ovviamente attacco balistico in genere è più pericoloso di un attacco con droni, dipende dal numero di missili e dal numero di droni, però se arrivano dei missili è più pericoloso. Questi missili hanno colpito in parte un condominio e hanno fatto un numero di vittime che ancora non è definito, non è altissimo, ma ci sono state vittime.
L'ipotesi quindi è che i servizi segreti statunitensi non abbiano passato, come fanno di solito, il preavviso del bombardamento russo a quelli ucraini.
Ieri mattina l'ufficio presidenziale ucraino ha rilasciato delle dichiarazioni con le quali ha confermato... che è possibile che non ci sia stata una condivisione di intelligence con gli alleati. Zelensky non dice quali alleati, ma è chiaro che sta parlando degli Stati Uniti. Perché questo? Perché nei giorni scorsi in discrezioni di stampa non confermate da Washington, non confermate dalla Scasa Bianca, hanno parlato del fatto che per convincere gli ucraini ad accettare una tregua unilaterale con Mosca... l'amministrazione di Trump abbia usato anche questa leva, cioè abbia minacciato sia la sospensione della fornitura di armi, ma anche la sospensione della condivisione delle informazioni di intelligence. Una minaccia che aveva
già fatto nel febbraio del 2025, dopo il famoso scontro nello studio Vale.
In quell'occasione, alla fine, Trump non lo fece davvero e quindi nel marzo del 2025 la minaccia si concretizzò solo per pochissimo tempo, prima che un incontro tra funzionari statunitensi e ucraini in Arabia Saudita rimettesse le cose a posto. Noi
non abbiamo la certezza che questo... sia effettivamente accaduto anche in questo caso, ma è abbastanza plausibile. Può essere successo anche che gli ucraini e la contraerea ucraina ha sbagliato e non ha rilevato e non ha reagito in tempo a un allarme, ma diciamo che sicuramente si tratta di una coincidenza quantomeno inquietante che arriva in un momento particolarmente teso.
Nel tardo pomeriggio di ieri Donald Trump ha risposto a un giornalista dicendo pubblicamente che gli Stati Uniti non hanno smesso di aiutare gli ucraini, ma ha ribadito che vuole che la guerra finisca il prima possibile. Negli stessi momenti, un funzionario americano raccontava a Politico che il motivo per cui non hanno avvertito l'Ucraina dell'ultimo attacco missilistico russo sarebbe stato il maltempo, una spiegazione che, secondo il giornale online, Zelensky avrebbe ritenuto del tutto inadeguata.
Può essere che in questa fase, come dire, per controllo, definitivamente Kiev, forzare la mano a Kiev affinché smetta di bombardare siti energetici e siti petroliferi russi e sospenda del tutto i raid sulla Russia, Trump stia usando questa leva, una leva che espone migliaia di vite umane a un pericolo ulteriore rispetto a quanto già corso è un prezzo di sangue pagato in questi anni, perché significa che più persone a Kiev possono morire, più civili possono morire, dato che Mosca bombarda target civili e non bombarda solo target strategici come invece fanno tendenzialmente gli ucraini. Quindi significa che una mamma, in proprie parole, non ha il tempo di prendere suo figlio o sua figlia e di portarlo in
un bunker, in un rifugio. E quindi restano persone che restano esposte, civili che restano esposti.
Questo succede in una città, Kiev, che da settimane è sotto un bombardamento costante da parte dei russi, che hanno allargato molto i loro obiettivi.
condomini, scuole, case, università. Questo lo raccontiamo da 2022, ma Mosca ha iniziato un bombardamento sistematico utilizzando droni ad alta velocità e missili balistici potenti e lo ha fatto anche su target come i ponti, come le infrastrutture energetiche in vista dell'inverno per cercare di isolare completamente la città e di renderla invivibile. Questo lo sta facendo soprattutto su Kiev, ma anche su altre regioni. grandi città ucraine perché l'Ucraina ha città grandi, non è solo Kiev ma c'è anche Kharkiv ad esempio
Marta Serafini mi ha raccontato anche che dopo un lungo periodo di assuefazione da parte della popolazione alla vita in guerra, da dopo l'estate gli abitanti di Kiev hanno molta più paura di prima, visto che i colpi dei russi sono aumentati, i sistemi antiaerei Patriot scarseggiano e c'è il rischio che anche gli avvertimenti degli alleati diminuiscano.
La città è sicuramente più deserta rispetto a quest'estate, le temperature non sono ancora crollate quindi non dipende dal freddo e dall'inverno. Tantissimi stanno pianificando che non può uscire, non può andare all'estero, ma tante famiglie con bambini stanno pianificando di lasciare la città che è poi l'obiettivo di trasformare Kiev in una città deserta in cui non si può più vivere. ma tanti stanno progettando di andarsene, perché comunque appunto se non sai nemmeno che puoi portare i tuoi figli in un bunker, ci sono pochi bunker, non ce ne sono abbastanza, c'è tensione e nervosismo nell'aria, sono previste anche delle proteste contro il sindaco di Kiev Klitschko, perché c'è un tema anche legato alla questione dei rifugi, quanti
rifugi sono la norma, una parte degli ucraini non si sente abbastanza protetta, perché poi in una democrazia ovviamente le informazioni circolano e si discute, Nello stesso momento, però, questo poi rischia di trasformare l'obiettivo del Cremlino di sbottare Kiev in una profezia che si autoavvera, chiaramente. Tutte le ambasciate occidentali hanno deciso di restare a Kiev, compresa quella italiana.
C'è anche chiaramente un tentativo di terrorizzare e di spaventare ulteriormente la popolazione ucraina, che già è preoccupata in vista dell'inverno.
Nessuno dovrebbe sbagliare la nostra natura difensiva.
Nessuno dovrebbe scambiare la nostra natura difensiva per debolezza o mancanza di risolutezza. Alexis Grinkevich è il generale statunitense di 54 anni che dal 2025 ricopre il ruolo di comandante supremo delle forze europee della NATO e delle forze statunitensi in Europa. Questa frase l'ha pronunciata lunedì 12 ottobre a Varsavia nel suo intervento durante il forum della sicurezza che si è concluso ieri. Si tratta di una conferenza annuale istituita per la prima volta nel 2014 dopo l'annessione russa della Crimea e alla quale nel 2026 hanno partecipato oltre 3.000 delegati fra ministri, diplomatici e militari da 90 paesi, 40 dei quali hanno mandato una delegazione governativa. All'organizzazione dell'edizione di
quest'anno la Norvegia si è affiancata alla Polonia e tra gli altri sono intervenuti il presidente ucraino Zelenskyy, il premier polacco Tusk e appunto il generale Grinkevich, venuto a illustrare la strategia militare dell'Alleanza Atlantica, su cui torneremo insieme a Giuseppe Sarcina, inviato del Corriere a Varsavia per seguire il forum, di cui mi ha riassunto i quattro temi principali.
Il primo è che qui a Varsavia è stato evidente come si stia rafforzando un asse dentro l'Unione Europea, ma non solo. che parte dal nord, dalla Norvegia e arriva fino alla Romania. È un asse che si rafforza sia dal punto di vista militare, ma ormai anche dal punto di vista politico, diplomatico e soprattutto dal punto di vista industriale.
Questo asse che naturalmente è accumunato da una preoccupazione crescente rispetto alla Russia, a questo asse si sta avvicinando anche la Germania, c'era il ministro degli esteri tedesco e in generale c'è un'attenzione sempre più pronunciata da parte dei tedeschi, mentre gli altri paesi occidentali sembrano un po' più distanti, con l'eccezione della Spagna, perché rappresenta anche il ministro spagnolo del governo Sánchez. Quindi questo è un primo elemento, cioè dentro l'Unione Europea, dentro l'Europa si sta rafforzando un blocco ben riconoscibile che dialoga anche in maniera trasversale con paesi che sono fuori dall'Unione Europea, quindi Norvegia ma anche Gran Bretagna e Stati Uniti.
Questo primo punto va ovviamente a sovrapporsi sul secondo, cioè la guerra in Ucraina.
L'opinione largamente condivisa è che la guerra andrà avanti, Putin non si fermerà, forse almeno per tutto il 2027. L'opinione generale è che Putin pensa di stare vincendo questa guerra, ma in realtà non la sta vincendo. In ogni caso il presidente russo sta mettendo in campo un calcolo anche politico.
Da una parte aspetterà che i risultati elettorali di alcuni paesi, del quale c'è anche l'Italia, che votano tra la fine del 2026 e la metà del 2027. con la speranza che l'Unione Europea e l'Europa si possa spaccare, che prevalga un'opinione pubblica che sancisca in qualche modo l'allontanamento di questi paesi dall'Ucraina e comunque un allentamento, se non addirittura la fine del sostegno di questi paesi a Chieva.
A questa strategia politica di Putin si affianca quella militare di cui parlava poco fa Marta Serafini e sulla cui interpretazione si sono trovati d'accordo tutti coloro che sono intervenuti a Varsavia. Il terzo focus della due giorni di lavori del forum si è incentrato invece sugli Stati Uniti.
Si è potuto osservare come in realtà da Washington arrivino due messaggi contrastanti. Da una parte abbiamo Trump che dialoga appunto in maniera stretta con Putin e scavalcando completamente gli europei, ma anche l'Ucraina su quelle cose che riguardano la guerra e più in generale sulla questione energetica, andando avanti come un caterpillar da solo con effetti peraltro tutti da misurare per quanto riguarda l'impatto sui prezzi del diesel e in generale del mercato energetico. È un doppio messaggio perché A questo messaggio di Trump si è aggiunto qui a Varsavia un messaggio decisamente più rassicurante che è stato portato dall'ambasciatore Whittaker, ambasciatore americano alla Nato, e dal generale Grinkevich, un generale
che è stato scelto da Trump e quindi da questo punto di vista è un personaggio rassicurante per i governi dell'Est e i messaggi che hanno dato sono messaggi
tradizionali.
Gli Stati Uniti comunque terranno fede agli impegni verso l'Alleanza Atlantica, certamente chiedono un maggiore impegno, un maggior contributo agli alleati, ma questa è una cosa che già si sapeva e peraltro su questo versante dell'Europa non è un problema perché a cominciare dalla Polonia sono tutti paesi che spendono molto per la difesa.
Il quarto e ultimo punto di discussione era un po' laterale rispetto alle questioni europee, ma comunque centrale in una prospettiva più globale. La situazione in Medio Oriente tra Iran e Gaza.
Il clima è quello di un realismo che sconfina nel pessimismo, anche lì non si vedono spiragli per una soluzione a breve. sia della guerra in Iran, sia dell'attacco, delle operazioni di guerra che Israele sta conducendo a Gaza e quindi una soluzione di questa crisi. Quindi in generale clima abbastanza cupo su tutti i versanti, con una nota positiva per quanto riguarda questi messaggi che sono arrivati dagli Stati Uniti e una constatazione politica, diplomatica e militare per quanto riguarda il blocco dell'Est che continua a rafforzarsi.
Per oggi ci fermiamo qui, grazie a Giuseppe Sarcina, Marta Serafini e Gian Guido Vecchi e grazie a voi per averci ascoltato e con Giorno per Giorno ci risentiamo domani
Giorno per Giorno è il podcast quotidiano del Corriere della Sera a cura di Francesco Giambertone. Coordinamento di Tommaso Pellicci, produzione audio di Keymotions con Giacomo Vaghi, Federico Caruso e Giorgia Venturi.