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Giorno per giorno

Il fantasma della peste. Spie di Germania. La lezione di Messi a CR7

Donnerstag, 8. Oktober 2026 · 23 min

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Shownotes

Alessandra Muglia racconta il caso della ricercatrice russa che sarebbe morta per la rottura di una provetta contenente un pericoloso batterio. Mara Gergolet ricostruisce la vicenda dell’arresto dell’ex capo dei servizi segreti tedeschi, accusato di lavorare per un altro Stato (che non è la Russia). Carlos Passerini parla del commosso addio alla Nazionale del fuoriclasse argentino, mentre Cristiano Ronaldo continua la sua guerra col Portogallo

• Peste in Siberia: la provetta rotta, le comunicazioni contraddittorie, la morte della ricercatrice Darya Shipilova. Cosa sappiamo (corriere.it/cronache/26_ottobre_06/siberia-pes…)

• Germania, spie, carte e tradimenti: arrestato il capo degli 007. «Passava informazioni a uno Stato straniero» (corriere.it/esteri/26_ottobre_07/germania-capo…)

• Messi, addio alla Nazionale con gol: l'Argentina si ferma per l'ultima partita di Leo (corriere.it/sport/calcio/26_ottobre_07/messi-a…)

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La morte in Siberia per una polmonite di una ventottenne che lavorava in un laboratorio di ricerca sulla peste e i timori per una possibile epidemia su cui l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha chiesto chiarimenti alla Russia. L'arresto in Germania dell'ex capo dei servizi segreti esteri accusato di vendere informazioni a paesi stranieri e l'ultima partita con la nazionale argentina di Leo Messi, probabilmente il più forte calciatore di tutti i tempi. È giovedì 8 ottobre e di queste storie parliamo nella puntata di oggi di Giorno per Giorno, il podcast sui fatti più importanti per orientarsi nel mondo con le voci dei giornalisti del Corriere della Sera. E io sono Francesco Giambertone. Da alcuni giorni in Russia, e in

realtà non solo lì, c'è parecchia preoccupazione, per alcuni addirittura una psicosi, per la morte, dovuta a una polmonite dalle cause sconosciute, di una giovane tecnica di laboratorio che lavorava all'Istituto di ricerca sulla peste nella Siberia sudorientale, vicino al lago Baikal, relativamente non lontano dal confine con la Mongolia.

Sebbene ci siano notizie e versioni contrastanti su dove e come la donna si possa essere ammalata, le circostanze della sua morte, avvenuta in un paese autoritario, le cui istituzioni non brillano per trasparenza, hanno innescato una serie di teorie molto allarmate ma non verificate. su una possibile epidemia di peste polmonare. Di sicuro in Russia stanno trattando il caso molto seriamente, come mi ha raccontato Alessandra Muglia della redazione esteri del Corriere della Sera.

Sulla morte della ricercatrice russa le informazioni confermate in realtà sono poche. Sappiamo che si chiamava Daria Shipilova, che aveva 28 anni. e che lavorava in un istituto di ricerca sulla peste di Shelekov, che è una cittadina della Siberia sudorientale. E poi è certo che è morta il 2 ottobre dopo essere stata ricoverata in ospedale per un'infezione polmonare di origine sconosciuta. È la versione ufficiale dell'Agenzia federale russa per la tutela della salute. Altro fatto certo da tenere bene in mente perché è indicativo. La responsabile di questa agenzia per la prima volta ha sentito il bisogno di correre in Siberia subito dopo la morte della giovane ricercatrice per fare il punto con le autorità locali.

La versione ufficiale è appunto che la donna è morta per una polmonite di origine sconosciuta.

I media indipendenti e alcuni canali Telegram hanno parlato invece di peste, rilanciando tra l'altro il primo a pronunciare questa parola è stato il governatore di uno stato russo vicino, che però poi ha in qualche modo ritrattato dicendo che era una possibilità, quindi ha sfumato questa indicazione. e invece i media indipendenti hanno citato un'anonima fonte sanitaria dell'ospedale sulla questione della peste e l'ipotesi quindi che circola tra i media indipendenti locali è quella di un errore umano la ricercatrice in sostanza avrebbe fatto cadere inadvertitamente una proietta contenente batteri vivi e avrebbe quindi in questo modo contratto l'infezione Ovviamente l'Agenzia federale ha smentito questa versione e ha fatto

un intervento l'altro giorno intimando di usare come fonte la versione dell'Agenzia e non le voci incontrollate che si stavano diffondendo.

Chiaramente ci sono tutti gli ingredienti perché questa storia alimenti enormi timori in un mondo in cui a sei anni e mezzo dallo scoppio della pandemia di Covid in Cina le autorità sanitarie mondiali non sono riuscite a stabilire esattamente da dove sia partito il virus. Anche nel caso di questa morte, che è questa l'ipotesi, potrebbe essere dovuta alla peste polmonare, la forma più violenta della peste, cioè della malattia provocata dal batterio Yersinia pestis, e che esiste anche in altre forme come la peste bubonica e quella setticemica, Dalla Russia non stanno arrivando informazioni precisissime, tant'è che l'OMS ha chiesto chiarimenti.

Da un lato c'è questo, dall'altro comunque ci sono anche reso conti, per esempio i colleghi di lavoro che sono stati interpellati da un giornale indipendente, gente di Baikal che è molto eradicato sul territorio, sono stati interpellati prima che scattasse la quarantena e in forma anonima hanno raccontato che escludono la caduta della provetta addirittura c'è stato anche un compagno di classe di lei intervistato che ha detto ma oltre alle misure di sicurezza tutti siamo vaccinati lì dentro contro la peste anche gli studenti che vengono con me per il tirocinio come era accaduto a me peccato che microbiologi anche intervistati da Corriere Salute oggi chiariscono che ad oggi non esiste al mondo un vaccino efficace contro la

peste polmonare cioè esiste quello contro la peste bubonica che si contrae dagli animali, ma non contro la peste polmonare. Quindi c'è anche molta confusione dalle voci, non solo quelle ufficiali.

In ogni caso, le perplessità sulla linea ufficiale sono aumentate soprattutto per le misure adottate dalle autorità dopo il decesso.

È stata imposta la quarantena in cinque ospedali russi, è stato coinvolto anche l'FSB, i servizi di sicurezza che hanno scortato le ambulanze. Sono state arruolate squadre specializzate, materiali pericolosi, tutte misure un po' incompatibili con una polmonite. Questo lo rileva anche un biologo. Un'altra particolarità che solleva domande è quanto per esempio sono state le tre disinfestazioni condotte con maschere antigas da un gruppo di persone con maschere antigas dai vicini della ricercatrice. Nella prima hanno presentato la disinfestazione come una operazione di bonifica perché per una morte collegata a un agente patogeno mortale. e invece le due successive si sono presentati dicendo che erano disinfestazione contro gli scarafaggi

mentre questi vicini dicono che non hanno mai avuto problemi di scarafaggi quindi anche questa informazione che non solo è laconica, stringata ma anche controllata eccessivamente controllata ovviamente non fa che alimentare tutto questo le peggiori incubi ecco non ultimo quello che ci potesse essere un laboratorio di armi biologiche, insomma tutte le peggiori paure.

Al momento queste paure non hanno alcun riscontro chiaro e le 200 persone che le autorità hanno confermato di avere messo sotto osservazione in ospedale perché avevano avuto dei contatti con la donna non avrebbero mostrato sintomi o infezioni. La peste è endemica in Siberia e proprio per questo ci sono degli istituti che la studiano poiché il batterio che la causa circola tra i piccoli mammiferi selvatici che popolano le vaste distese della regione e tra le loro pulci.

È raro che i russi si ammalino di peste, ma qualche caso c'è ogni anno in varie altre parti del mondo, in particolare in Africa.

Anche l'Organizzazione Mondiale per la Sanità è tornata a sollecitare un quadro completo, informazioni più dettagliate, perché se no non si può fare una valutazione esaustiva del rischio. hanno detto ieri. E dall'altro lato il presidente americano Trump ha addirittura annunciato una telefonata diretta con Putin per discutere del caso.

E se ascoltate, è sotto controllo. Le persone hanno detto prima di altre cose. Speriamo che sia molto sofisticato. Il Cremlino

attraverso il portavoce ha già fatto sapere che non c'è nessuna telefonata in calendario e che nel caso venga richiesta loro non si rifiuteranno, però non si sta precipitando a cercare questo contatto.

Per la prima volta in Germania, un ex capo dei servizi segreti esteri è finito in manette, in quello che al momento è uno dei più gravi scandali di questo tipo nella storia del paese. August Hanning, che per anni ha guidato il BND, cioè il servizio segreto estero tedesco, è stato arrestato nella sua casa nei dintorni di Munster provocando un notevole shock nel paese le accuse sono pesantissime spionaggio e alto tradimento per avere lavorato al servizio di almeno una potenza straniera Mara Gergolet, corrispondente del Corriere da Berlino mi ha raccontato questa vicenda partendo dalla carriera di August Hanning

August Hanning ha 80 anni quindi è una spia in pensione ed è stato un potentissimo della Germania È stato il capo del BND, come si chiama il servizio segreto estero tedesco, dal 1998 al 2005, cioè nell'era di Gerhard Schröder. E ai socialdemocratici in qualche modo l'inizio della sua carriera era anche legato. Però dopo aver fatto questo incarico è stato anche Staatssekretär, che è un incarico molto alto, nel Ministero dell'Interno, finché nel 2010 non l'hanno pensionato tutto all'improvviso e forse quello poteva essere, a posteriori, almeno a posteriori lo è, un primo campanello d'allarme. Che cosa faceva Hanning?

Ma in sostanza sfruttava i suoi vecchi contatti per mettersi in proprio. è passato una volta pensionato ha messo su una società di consulenza che però si vede adesso probabilmente ha più volte attraversato il confine del lecito tanto da lavorare anche per paesi stranieri

a casa sua sono stati trovati 2000 documenti riservati del governo tedesco che non avrebbero dovuto essere lì

E lui dal 2010, sostanzialmente per 16 anni, pagava quello che era il suo capo di gabinetto, cioè il suo braccio destro, il suo segretario, l'uomo che gli organizzava la giornata e gestiva la sua agenda, per farsi mandare ogni mattina il report che finiva sul tavolo della cancelleria. Questo succede un po' in tutte le democrazie, è una prassi consolidata, cioè i servizi segreti mandano ogni mattina una nota in cancelleria che poi è la base delle informazioni del cancelliere, del primo ministro, in America lo fa la CIA, i servizi segreti, in Germania lo fa il Bende. Ecco, lui si faceva mandare questo rapporto, in questo modo era informato, diciamo, in tempo reale, quanto lo era prima, quando era il

capo dei servizi, di quello che sapeva anche il cancelliere tedesco, cioè di tutte le notizie più importanti, ovviamente tra quelle ci sono moltissime analisi, moltissimi report, cose che magari si possono trovare Poi sui giornali, certo con anticipo, c'è però ogni tanto qualche notizia riservata, qualche top secret, qualche rivelazione, qualcosa che assolutamente non può traparare all'esterno. Questo era il modo in cui lui si informava pagando il suo ex braccio destro. che però è rimasto nella posizione, cioè di braccio destro, di tutti i successivi capi del BND. Quindi diciamo se Cunning era corrotto o comunque era un traditore dello Stato o comunque una persona che vendeva lo spionaggio agli Stati esteri, il suo informatore era nel vertice stesso

del sistema e questo è un altro problema.

Quali fossero gli stati a cui Hanning avrebbe venduto dei segreti, la polizia tedesca non lo ha rivelato, ma ha escluso esplicitamente il primo paese a cui tanti hanno pensato venendo a conoscenza della notizia, cioè la Russia. Stavolta il Cremlino non c'entra.

Emergono però due piste, sono almeno due i servizi importanti con quali lavorava, e uno è uscito allo scoperto, è l'Azerbaijan, un paese dei mille traffici dove passa il petrolio, per il quale avrebbe proprio redato dei report ed era in contatto con un loro agente qui e sostanzialmente lavorava per lui.

La seconda nebulosa con la quale aveva tanti contatti è sicuramente Israele e quello ce l'aveva per tradizione, per contatti di lavoro, anche prima da capo del BND. Quindi quello che si dice è sicuramente che l'Azerbaijan è probabilmente problematico il rapporto con Israele, questo è quello che si sa.

Ma un'altra delle cose incredibili di questa storia è il motivo per cui Canning è stato scoperto, cioè nel corso di altre indagini su una vicenda di cronaca molto nota in Germania che ha attirato in questi anni moltissimo interesse, il cosiddetto caso Bloch.

Si tratta della storia di una famiglia ricca di Hamburgo ed è nota come la vicenda Bloch, il caso Bloch. Cristiane Bloch è un'ereditiera... proprietaria di un grande albergo ad Hamburgo, ereditiera di una catena di steakhouse e diciamo che in città attorno al suo albergo si svolgeva un po' tutta la vita dell'Hamburgo bene, dei ricchi, dei famosi, delle grandi famiglie.

Ha avuto un divorzio traumatico dal marito danese con una grossa contesa per i figli. A un certo punto, mentre i figli vivevano col padre, la notte di Capodanno 23-24, il 31 dicembre, un gruppo di uomini, un comando, entra nel ristorante dove c'è la famiglia con i figli piccoli di Cristina Bloch e li rapisce portandoli dalla madre. Si tratta di un'operazione quasi in stile intelligence, un comando di specialisti, risulterà dopo indagini che erano israeliani, alcuni erano ex agenti del Mossad, e che chi li ha fatti rapire e portare ad Hamburgo fosse stata la mamma. Dopo grandi, infinite discussioni, sentenze di tribunale, i bambini sono tornati al padre.

Ecco, l'uomo che avrebbe messo in contatto Christine Bloch e il commando dei rapitori che lei poi avrebbe ingaggiato sarebbe stato proprio Hanning.

Sicuramente Hanning l'ha consigliata in due occasioni. Lei gli ha pagato anche un affidi, un compenso di 100.000 euro. Ed è proprio indagando sul ruolo di Hanning sulla vicenda di Bloch che la procura ha trovato le attività illecite del capo delle spie, insomma, di Hanning

Ovviamente la storia dell'arresto di uno degli ex vertici dei servizi tedeschi ha anche un risvolto politico.

Il Bende, i servizi tedeschi, non hanno una grande fama, cioè non sono uno dei grandi servizi esteri. Non sono l'MI6, non sono il bureau francese, tantomeno sono la CIA. E questo in qualche modo per disegno, perché dopo la fine della seconda guerra mondiale non si voleva che ci fosse in Germania un'intelligence troppo forte, soprattutto non si voleva, dopo l'esperienza del nazismo, che avesse poteri fuori controllo, che potesse fare quello che volesse. Quindi ha, diciamo, poteri un po' limitati rispetto a quello che sono le tradizioni di altre agenzie simili. Ecco, proprio questo in questo momento viene discusso in Germania, cioè si vuole fare una riforma del BND per renderla un po' più simile all'MI6. Ora, tutto questo

succede mentre un ex capo viene arrestato e la domanda è lecita. Quanto sono marci i servizi tedeschi? Sono accusati di anni di essere un collabrodo, di passare informazioni ai russi, che ci sono persone fuori controllo. Ecco, mentre si vuole rafforzare il BND, mentre la Germania da una parte... potenzia il proprio esercito e dall'altra vorrebbe potenziare anche i suoi servizi di intelligence, ci si domanda quanto invece le cose lì dentro non funzionino e quanto si opportuno farlo in questi termini.

Questo è un frammento dell'inno argentino che nella notte tra martedì e mercoledì Leo Messi ha cantato da un campo di calcio per l'ultima volta prima dell'amichevole con il Benin con cui ha chiuso la sua carriera nella nazionale albiseleste. Insieme a lui lo hanno cantato i compagni di squadra, tutto lo staff e gli 85.000 innamorati presenti allo stadio Monumental di Buenos Aires per dire addio al fuoriclasse, oggi 39enne, che nel 2022 è finalmente riuscito, al quinto tentativo, nell'impresa di riportare in Argentina la Coppa del Mondo, sfiorando il bis l'estate scorsa fino alla finale persa contro la Spagna nei mondiali negli Stati Uniti. Un addio seguito in diretta da Carlo Spasserini, della redazione Sport del Corriere della Sera,

che mi ha raccontato le emozioni di una nottata a modo suo storica

È stato un addio... Un adios molto argentino, molto latino- americano, quindi con molto sentimento, come direbbero laggiù. C'è stata lacrime, ci sono stati sorrisi, ci sono state canzoni, abbracci. È stata una despedida, questo è il nome, vuoi dire l'avvio, il saluto, il comiato, la despedida di Messi un po' come ce l'aspettavamo. La partita è stata sicuramente la parte meno emotiva, nel senso che è stata un'amichevole tecnicamente di basso livello contro una squadra del Benil, che di fatto è stata invitata perché non chiedeva un calcio. Messi ha segnato un gol sul calcio di rigore, ha fatto due assist.

uno dei quali è Nico Paz, quello che potrebbe sembrare quasi un passaggio di consegna, visto che Nico Paz potrebbe essere il futuro numero 10 dell'Argentina. Però ecco, la parte più emotiva, più forte, è stata sicuramente dopo il fischio finale, quando tutti i giocatori si sono riuniti attorno a Leo Messi in mezzo al campo e c'è stato questo show finale con i droni che hanno illuminato tutto, il cielo di Buenos Aires sopra il Monumental, con le immagini iconiche della carriera di Messi, la vittoria del Mondiale del 22 e tante

altre immagini. E poi il momento, per Carlo Spasserini, più commovente di tutti.

Quando una cantante argentina, molto celebre in Argentina, che si chiama Soledad Pastorutti, Sole, La Sole viene chiamata, che è una cantante di musica folk argentina, ha dedicato a Leo Messi Brindisi, che significa Brindisi, che è la sua canzone preferita. Ad un certo punto dice« Porque los días no se van, quiero cantar hasta el final, por otra noche como esta do en mi vida», che vuol dire« siccome i giorni se ne vanno, voglio cantare fino all'ultimo giorno, perché per avere un'altra notte come questa darei tutta la mia vita».

Credo che sia stato un po' il momento più intenso.

È il caso di ricordare che Messi non smetterà di giocare a calcio, continuerà infatti a militare nell'Inter di Miami dove ha prodato nel 2023, dopo una vita nel Barcellona, due stagioni al Paris Saint Germain, 12 campionati vinti tra Spagna e Francia, 4 Champions League e 8 palloni d'oro. Il suo addio all'Argentina, dopo 208 partite e 126 gol, autorizza però valutazioni definitive su ciò che la Pulce, questo il suo soprannome, è stato per il suo paese.

per gli argentini oggi con messi e maragora dopo la vittoria del mondiale del 22 gli argentini hanno fatto pace con messi e messi ha fatto pace con gli argentini Quindi la discussione se Messi è più forte di Maradona o se Maradona è più forte di Messi è una discussione esterna all'Argentina e al modo di pensare degli argentini.

Sono discussioni che appartengono più a noi europei che agli argentini. Gli argentini hanno scelto di mettere Messi attanto a Maradona insieme agli altri grandi argentini della storia che sono Evita Peron, Carlos Garrell. Oggi fra quelli c'è anche Leo Messi.

Leo Messi che ha chiuso quindi nel modo migliore possibile la sua avventura con l'Argentina, al contrario di quanto sta facendo il suo grande rivale Cristiano Ronaldo, che a 41 anni ha abbandonato la nazionale del Portogallo, offeso col commissario tecnico Jorge Jesus. che il 4 ottobre non lo ha fatto entrare in campo nella partita di Nations League contro la Norvegia dopo avergli chiesto di scaldarsi. E non è tutto.

Nello stesso giorno della partita di addio di Messi, Ronaldo ha diffuso un comunicato di ben 1740 parole in cui ha ritenuto di spiegare le sue ragioni senza riuscirci molto. ma soprattutto paragonandosi senza eccessive modestie a Pelé e a Maradona come dire altro che Messi

sicuramente è deludente l'uscita di scena di Cristiano Ronaldo mentre Quella di Leo Messi, sempre parlando di nazionali, l'abbiamo visto l'altra sera, è stata completamente diversa. Lo si è capito anche, secondo me, dal sorriso che Leo aveva durante la cerimonia finale. Quello è il sorriso di un giocatore, di un uomo che sa di aver dato tutto e forse anche qualcosa in più e che quindi esce dal campo senza rimpianti.

Lasciando tra l'altro, secondo me, anche un messaggio, un'eredità. Lui lascia la nazionale dopo aver perso una finale del mondiale. Per quanto meritasse la Spagna di vincere quella finale, è chiaro che l'amarezza resta. Però Leo è uscito a testa altissima da quella partita. E anche quello, secondo me, è un messaggio molto moderno che racconta anche di come la sconfitta vada vissuta in un certo modo. La sconfitta non è un dramma, il calcio è fatto di vittorie e di sconfitte. e se te lo spiega uno che ha vinto tutto come lui allora c'è da credermi

per oggi ci fermiamo qui grazie a Carlo Spasserini Mara Gergolet e Alessandra Muglia e grazie a voi per averci ascoltato e con giorno per giorno ci risentiamo domani

Giorno per giorno è il podcast quotidiano del Corriere della Sera a cura di Francesco Giambertone. Coordinamento di Tommaso Pellizzari. Produzione audio di Keymotions con Giacomo Vaghi, Federico Caruso e Giorgia Venturi.

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