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Giorno per giorno

La svolta in Serbia. Il fronte di Kramatorsk. Salvini rieletto

Montag, 26. Oktober 2026 · 24 min

MP3

Shownotes

Francesco Battistini parla della lista nata dal movimento di protesta che da quasi due anni combatte il premier Aleksandar Vucic. Marta Serafini racconta la situazione in una delle ultime roccaforti ucraine nell'Est del Paese, pesantemente bombardata dai russi. Cesare Zapperi riassume l'andamento del Congresso straordinario della Lega, voluto dal segretario per misurare il peso nel partito della minoranza nordista

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Come un movimento studentesco di protesta, nato due anni fa, sta riscrivendo la politica in Serbia, dove ieri si è votato per le elezioni parlamentari. Cosa sta succedendo a Kramatorsk, la città ucraina sul fronte est con la Russia, che rischia di fare la fine di molte altre nel Donbass. E la conferma di Matteo Salvini alla guida della Lega dopo il congresso del partito conclusosi ieri. È lunedì 26 ottobre e di queste storie parliamo nella puntata di oggi di Giorno per Giorno, il podcast sui fatti più importanti per orientarsi nel mondo, con le voci dei giornalisti del Corriere della Sera. E io sono Francesco Giambertone. È un periodo di proteste di piazza e di parecchie elezioni, in Europa e non solo. Sabato i cortei nelle città italiane

contro il carovita, la guerra e sull'istruzione si sono svolti più o meno pacificamente, ma con alcuni scontri, con cariche e fermi preventivi, soprattutto a Torino e anche a Milano, Roma e Bologna. Poche ore prima a Milano era stato fermato Youssef Siher, trentenne italiano di origini marocchine, laureato in scienze politiche e con collaborazioni nel mondo accademico e del giornalismo.

Gli inquirenti lo ritengono la mente del Movimento 17 Ottobre, cioè l'account che aveva convocato le piazze di una settimana fa, poi degenerate negli atti vandalici di cui si parla da giorni. Il suo ruolo nell'organizzare le violenze è ancora tutto da dimostrare, ma la procura lo accusa di stigazione a delinquere aggravata da finalità di terrorismo e di violenza organizzata in manifestazioni pubbliche, nuovo reato dell'ultimo decreto sicurezza. Sulla sua identità e sul suo presunto ruolo si è scatenato un dibattito già molto polarizzato, ma c'è ancora tantissimo da capire. Intanto le proteste vanno avanti anche in Francia, in Albania e da tempo anche in Serbia, dove ieri il movimento degli studenti, partito dalle

piazze due anni fa, è arrivato alle elezioni parlamentari con una propria lista. L'obiettivo è mandare a casa il presidente Aleksandar Vucic, che prova a rimanere in sella diventando primo ministro. Mentre registriamo questo podcast abbiamo solo il dato dell'affluenza, 67,5%, mai così alta, quasi 10 punti in più dell'ultimo voto.

Un segnale incoraggiante per gli studenti in un'elezione di cui mi ha parlato Francesco Battistini, inviato del Corriere ed esperto di Balcani.

Le immagini degli ultimi giorni di campagna elettorale con Belgrado invasa da decine di migliaia di giovani, ma non solo, anche di avvocati, di professionisti, di contadini, operai, hanno impressionato il mondo ma non hanno stupito la Serbia perché sono due anni ormai che in Serbia gli studenti così vengono chiamati, anche se ormai chiamarlo popolo degli studenti è molto riduttivo, un popolo in marcia si muove città per città, villaggio per villaggio per contestare la cappa di potere che ormai da 12 anni ha governato la Serbia. Gli studenti vengono, questo è il nome della lista che è stata presentata, era data alla vigilia delle elezioni al 44.5% di votanti, quindi davanti di più di due punti rispetto al partito

che si chiama progressista SNS, ma in realtà è un partito conservatore, di Alexander Vucic, il presidente, l'uomo proletario. che ha ereditato la politica degli anni 90 delle pulizie etniche, era a Vucic, era da giovane il portavoce di Slobodan Milosevic, è processata là per termini di guerra ed è comunque l'esponente più presentabile di una destra nazionalista che in questi anni non ha mai dimenticato quelle radici.

Si è visto del resto nei giorni dei funerali di Ratko Mladic, il boia di Srebrenica, che certi fantasmi dalla Serbia non se ne sono mai andati.

Da due anni c'era questo popolo in marcia che si è mosso da Novi Sad. al primo giorno, cioè una fredda mattina di novembre di due anni fa, quando accade un incidente. Accade un incidente in una stazione ferroviaria a Novi Sad, una pensilina, diciamo così, una tettoia della stazione di Novi Sad, crollò improvvisamente sui pendolari alla mattina, uccidendo 16 persone, facendo decine e decine di feriti, e morì anche un bambino. Da quell'incidente... In realtà si è mossa una palla di neve che poi è diventata una valanga perché tutti gli insabbiamenti, le menzogne, i bavagli messi alla stampa, messi anche alla magistratura relativamente a quell'inchiesta hanno via via creato un'indignazione popolare che è cresciuta e è cresciuta al

punto da portare questo popolo in marcia fino a Belgrado l'altra sera, venerdì sera, con un'invasione della piazza centrale slavia che è la piazza storica di tutte le grandi adunate serbe. Un'invasione che ha detto noi siamo qui, siamo qui per vincere. La lista si chiama Gli studenti vincono e ha presentato 250 candidati. In realtà è una lista che non ha un vero programma politico, non ha un portavoce, non ha un leader. C'è un cardiochirurgo che è stato... eletto, messo come capolista, ma che non necessariamente potrebbe fare il capo del governo. Questa spallata degli studenti vincono alla più grande novità della Serbia degli ultimi anni ed è una novità politica che ha cambiato anche il volto della società serba.

Questa lista studentesca che ha alcuni elementi populisti è sicuramente una novità enorme nella politica serba e probabilmente è quella che ha portato migliaia di persone a stare in coda per ore ai seggi ieri, anche se il programma di questi studenti è al momento piuttosto vago.

Se in politica interna si presentano con... obiettivi quasi ovvi come l'onestà, la trasparenza, l'uno vale uno, il fatto che comunque serviranno più investimenti nelle scuole, cose quasi un po' scontate che qualunque partito nuovo che si affaccia sulla politica dice. I dubbi nascono soprattutto all'estero per il posizionamento di questo movimento.

Prima appunto perché al momento non c'è un leader riconoscibile, uscirà ma al momento non c'è. E poi sul fatto che su alcuni temi molto sensibili della politica serba in realtà non hanno preso posizioni. Il primo tema è quello eterno del Kosovo. La Serbia non ha mai riconosciuto l'indipendenza del Kosovo. Il Kosovo è rimasto un elemento nazionalistico molto caro al serbo medio. e sui quali gli studenti non si sono espressi. Il secondo elemento su cui non si sono espresse è l'Unione Europea. La Serbia è in coda per l'adesione all'Europa e però per una serie di ragioni, non ultima quella dei criminali di guerra non del tutto puniti, dei molti conti con il passato che non sono stati fatti, con un regime piuttosto corrotto, per una serie di elementi

la Serbia ancora è in coda, anzi è stata scavalcata nella corsa all'Europa negli ultimi anni. dall'Ucraina, dalla Moldova, da altri paesi della stessa Albania.

Ecco, gli studenti dicono che far parte dell'Unione Europea non ha lo stesso appeal di una volta, però non hanno ancora deciso quale sia la loro posizione in merito. E un altro punto molto sensibile è la vicinanza storica della Serbia alla Russia.

Vucic ha schierato in questi anni la Serbia su posizioni filorusse, nel senso che non ha applicato le sanzioni. L'ha condannato in un blandamento di invasione in Ucraina, ma sostanzialmente è rimasto legato, anzi ha visitato Mosca e ha accolto i russi più volte. Ai funerali di Mladic era presente anche l'ambasciatore russo. Soprattutto Vucic ha tenuto sempre una posizione molto ambigua con i fratelli slavi e russi, perché questa fratellanza viene fin dai tempi dell'era socialista, ma anche dai tempi della guerra del Kosovo.

E poi, ultima ma non ultima, c'è la questione del ruolo della Cina in Serbia.

Vucic ha aperto la Serbia alla Cina, diciamo che la Grecia e la Serbia, i Balcani, tutti sono stati le porte d'ingresso della Cina nell'economia, nelle infrastrutture europee. Ecco, gli affari che Vucic ha fatto, per l'ultimo quelli sul Covid, quando fu sperimentato per la prima volta il vaccino, oltre che russo, anche un vaccino cinese furono sperimentati in Serbia.

quasi sperimentalmente, ecco, quei passi che furono fatti, che vengono fatti di apertura alla Cina, sono una cosa che da sempre inquieta l'Europa e su cui anche qui gli studenti non hanno una posizione chiara. Si dovrà vedere dal ruolo che assumeranno nel quadro politico serbo se chiariranno questi punti oscuri.

Bisognerà vedere se in caso di sconfitta Vucic accetterà l'esito delle urne e se l'eventuale passaggio di poteri sarà pacifico. Ieri sera a Belgrado sono stati segnalati molti gruppi di uomini incappucciati vestiti di nero che non sembravano avere buone intenzioni. Al momento però non ne sappiamo di più, così come sul ballottaggio di un altro voto molto importante, cioè le presidenziali in Brasile tra Lula e Bolsonaro, in cui la Corte Suprema ha prorogato per due ore in più l'apertura dei seggi e il cui risultato ieri sera era ancora estremamente in bilico, per cui ve ne parliamo domani in maniera più approfondita. Faremo presto dei colloqui trilaterali e penso che entrambi vogliano fare un accordo. ha detto ieri Donald

Trump riferendosi a un nuovo possibile giro di negoziati tra Russia, Ucraina e Stati Uniti, possibile soprattutto secondo lui, visto che nei quasi cinque anni di guerra fin qui i segnali che Putin volesse arrivare davvero a una pace sono stati quasi inesistenti. E anzi, nella guerra d'invasione che il presidente russo ha scatenato nel febbraio 2022, la sua strategia ora è chiaramente quella di colpire sempre più obiettivi senza risparmiare quelli civili in diverse parti dell'Ucraina. Se molte città con la capitale Kiev in testa negli ultimi mesi hanno visto incrementare gli attacchi dal cielo, ci sono centri dove la vita è diventata quasi impossibile e continua a peggiorare. Tra queste c'è sicuramente Kramatorsk, la città più importante della regione

di Donetsk, quindi in Donbass, quella che la Russia punta ancora a conquistare per intero e che insieme a Sloviansk è l'ultima delle due città della cosiddetta cintura delle fortezze, cioè la linea di protezione ucraina sul fronte est rimasta al momento nelle mani di Kiev. Marta Serafini, inviata del Corriere in Ucraina, ci è tornata nei giorni scorsi e mi ha raccontato che cosa ha visto.

Siamo tornati lì perché in queste ultime settimane, in questi ultimi giorni, abbiamo letto i resoconti che arrivavano dal campo e che parlano di una situazione sempre più difficile per la città e sotto un aumento del fuoco russo e abbiamo letto una notizia due giorni fa che abbiamo considerato e consideriamo un pessimo segnale, cioè l'ordine di evacuazione obbligatorio per le famiglie con bambini da Kramatorsk e da Sloviansk.

In genere questo è il preludio allo svuotarsi della città e alla morte delle città del Donbass, lo abbiamo visto anche in altri casi, l'abbiamo raccontato anche a Pokrovsk, l'abbiamo raccontato a Bakhmut. Allora siamo tornati a Kramatorsk sabato e abbiamo trovato una situazione rispetto all'ultima volta in cui c'eravamo stati ad agosto, peggiorata ulteriormente, una città sotto costante fuoco russo cab, bombe volanti, banderol, missili, droni, qualunque cosa. I russi sono attestati a 10-12 chilometri e quindi la linea di fuoco è ovviamente molto vicina.

Marta Serafini e il suo stringer hanno attraversato la città e hanno raggiunto il punto di raccolta indicato dalle autorità alle persone per verificare se fossero in corso le evacuazioni dei bambini.

Lì abbiamo incontrato una nonna con una bambina che stava aspettando di partire una bambina di sei anni con cui ci siamo rifugiate tutte e tre insieme in un bunker di quelli muovibili di cemento perché sopra le nostre teste sono partiti i colpi ucraini che cercavano di abbattere un drone russo che stava volando proprio sopra il centro di evacuazione.

Abbiamo giocato con questa bambina di sei anni, Maria Lisa, con il suo Coniglietto cercando di distrarla ma anche per cercare di distrarci noi perché ovviamente in quei momenti la paura è tanta e abbiamo attraversato il ponte che collega la periferia della città al centro, un ponte che va percorso ad alta velocità e che è sotto costante fuoco delle bombe russe e mentre lo passavamo erano appena cadute due cabs. Ovviamente i russi cercano di stritolare la città in una morsa, sia di renderla inabitabile, quindi di renderla completamente invivibile appunto, l'acqua va a singhiozzo, l'elettricità anche, i negozi aperti sono sempre meno e contemporaneamente ovviamente cercano di stringere la città in una morsa da due lati.

Nelle ultime settimane l'esercito ucraino aveva portato avanti l'operazione Vivaldi, una manovra militare per riconquistare un po' di terreno e ricacciare indietro i russi, almeno in parte, che avanzavano per tentare di accerchiare la città. E gli ucraini sono riusciti così ad allentare la pressione su Liman. Questo ha aiutato di più la città di Sloviansk, mentre Kramatorsk, dove l'8 ottobre due bombe plananti hanno colpito due autobus pubblici in centro all'ora di punta del mattino, uccidendo 30 persone e ferendone 18, resta sotto una pressione maggiore. Quindi

una situazione ribaltata rispetto a quella che avevamo trovato in agosto, quando era Sloviansk più sotto pressione e Kramatorsk di meno. Però questo mette una città, che è una città grande, non è una cittadina, è una città, e una regione dove restano in totale 60.000 civili più o meno, questo è il calcolo a spanne, una città che è come un malato che si dissangua, che perde forze, perde vita, restano praticamente solo più soldati in questa fase. In genere le fasi successive sono che poi la città viene rasa al suolo, non resta quasi più niente e i russi in genere non riescono a prendere queste città e per Kramatorsk sarà particolarmente difficile, questo ce lo dicevano anche sul campo i militari perché Kramatorsk è grande, perché non è

una cittadina che si prende in pochi giorni, ma quello che succederà probabilmente è quello che è successo anche per altre realtà del Donetsk, cioè città che muoiono, che diventano maceria, che non sono poi più di nessuno, in cui magari i russi riescono a infiltrarsi, riescono a mandare dentro qualche squadra di pochi uomini, ma che non finiscono sotto controllo russo.

Ovviamente però riuscirci ha un valore simbolico anche importante per la Russia.

Nei giorni scorsi sono state tantissime le affermazioni di propaganda da parte anche di Gerasimov, del capo di Stato Maggiore russo, che ha addirittura affermato che le sue truppe erano elevate ai sobborghi di Kramatorsk e questo ovviamente non è vero, lo abbiamo potuto osservare sul campo appunto, dai sobborghi di Kramatorsk noi siamo passati per entrare e non avremmo potuto se ci fossero stati i russi, non saremmo vivi. Queste sono affermazioni che sono state smentite ovviamente dal portavoce dello Stato, il Maggiore Ucraino, sono state smentite anche da Zelensky, è stata smentita anche la presa di Drobopiglia che è una cittadina sull'asse verso Kramatorsk però è una situazione ovviamente che

si sta deteriorando e che resta sempre più difficile per i civili come ci ha spiegato anche il religioso di una chiesa che ci ha raccontato di voler restare ma ci ha raccontato di essere molto preoccupato soprattutto in vista dell'inverno perché appunto il cibo c'è ancora l'acqua va a singhiozzo ma quando la temperatura scenderà e succederà tra pochi giorni ovviamente per la città diventerà ancora più difficile sopravvivere

Questo è il momento in cui ieri il segretario della Lega Matteo Salvini si è messo in posa davanti ai fotografi mentre depositava nell'urna il suo voto di preferenza sul nuovo segretario della Lega al termine della seconda giornata del congresso straordinario del partito. che si è svolto all'Allianz Mico di Milano. Due i candidati in campo, lo stesso Matteo Salvini e il senatore Massimo Garavaglia. Il risultato della consultazione è stato proclamato dal presidente della Camera, Lorenzo Fontana.

Hanno raccolto voti. 146 Garavaglia, 465 Salvini. Proclamo eletto segretario federale. Matteo Salvini.

Con il 76% dei voti Salvini ha quindi vinto nettamente la sfida dell'assise leghista che proprio il Ministro dei Trasporti e il Vicepresidente del Consiglio aveva convocato a sorpresa nel suo comizio del 21 settembre a Pontida. A seguire il congresso per il Corriere della Sera c'era Cesare Zapperi della redazione politica. Una presenza rispetto alla quale Salvini ha espresso tutto il suo fastidio, definendo servi gli inviati, peraltro regolarmente accreditati, del Corriere e della Repubblica, ai quali è stato proibito l'accesso alla sala per quasi tutta la giornata. Un atteggiamento in linea con l'aria che i delegati hanno respirato nella due giorni del congresso, come mi ha raccontato lo stesso

Cesare Zapperi.

È stato un congresso molto teso, molto nervoso, con anche molti colpi bassi, toni piuttosto accesi e animati. Per quanto si cerchi di dire che la Lega è compatta e unita, è emersa invece una spaccatura. Dopodiché il segretario ha prevalso nettamente, però i problemi ci sono e in diversi interventi questa cosa è stata sottolineata. In particolare Giancarlo Giorgetti, ministro dell'Economia, uno che parla raramente e che non... e non alza mai i toni, ha detto chiaramente che i problemi ci sono, che bisogna darsi una mano, che bisogna mettere in squadra tutte le energie possibili perché la Lega deve uscire dalle difficoltà che sta attraversando. Salvini è rivindicato a una vittoria piena e sicuramente vince con il 76%, è un risultato

che gli dà ragione. Dopodiché un osservatore potrebbe osservare che un anno fa al congresso di Firenze Salvini fu eletto per acclamazione quindi con l'unanimità totale dei consensi, quindi passare dal 100% al 76% non è un miglioramento, è comunque un arretramento e comunque è la prima volta che emerge un'area di dissenso così vasta, che è un 24%, teniamo conto che un centinaio di delegati non ha votato, non li possiamo classificare né di qui né di là, però anche il fatto che un centinaio su 700 delegati non abbia partecipato al voto, a suo modo anche questo è un dato indicativo.

Chiuso il congresso e ribadita la sua leadership, Persalvini inizia una fase nuova, che però non sembra di scostarsi molto dalla vecchia.

L'ha iniziata con Tiglio, già anche mettendo in discussione uno dei temi principali dell'attività di governo, creando già una fibrillazione con Giorgia Meloni e con Antonio Tajani, perché una delle prime cose che ha detto nel nuovo corso è che lui ha detto che andrà in Consiglio dei Ministri a dire basta agli aiuti all'Ucraina. Come potete immaginare già le reazioni degli alleati di governo si sono già fatte sentire perché questo è un tema molto delicato. e su cui Salvini invece vuole dare battaglia. E quindi aspettiamoci su questo fronte giorni di grandi discussioni all'interno del centro- destra.

E questo potrebbe riportare nell'ombra i temi che gli oppositori di Salvini hanno sollevato e che secondo loro permetterebbero alla Lega di riconquistare i consensi perduti negli ultimi anni. Anche se qualche riconoscimento la minoranza l'ha ottenuto.

Gli oppositori di Salvini chiedevano un cambio nell'organizzazione del partito e in effetti qualche cosa di nuovo ci sarà perché sabato il congresso ha approvato una modifica dello statuto e ha introdotto un organismo nuovo che è la segreteria politica che sarà composta da nove membri più il segretario. In questa segreteria politica è apparso chiaro che entrerà Luca Zaia, questa potrebbe essere la vera novità. Non c'è ancora un'adesione ufficiale ma chiudendo il congresso... Salvini ha detto Luca ci darà sicuramente una mano, vuol dire che entrerà quindi nella scritteria politica

L'ingresso in questo organismo dell'ex presidente della Regione Veneto rappresenta un primo passo dell'apertura di Salvini alle ragioni dei leghisti che attraverso la candidatura congressuale di Garavaglia chiedevano e chiedono un ritorno a una linea politica più attenta alle istanze che vengono dal nord del paese storico bacino leghista.

Un altro cambiamento che va nel senso da loro auspicato è stato il cambio del simbolo. La Lega da ieri cambia simbolo, non sarà più Lega per Salvini Premier ma Lega Italia federale. la parola federale è una concessione alle richieste che venivano dai territori del nord. Quindi anche questo è un cambiamento e aggiungiamo, ultimo, una mozione firmata da tutti i governatori del nord che parla di riportare al centro dell'attenzione di governo e della Lega la questione settentrionale.

Questa mozione è stata approvata all'unanimità del congresso. e vinqua il segretario a cercare di portarla avanti. Una delle lamentele di Massimiliano Romeo e di Attilio Fontana era che su questo fronte si era un po' perso lo smalto, si era persa attenzione. Il fatto che il congresso abbia approvato all'unanimità questa mozione dovrebbe riportare la Lega a ridare battaglia su questo fronte e non a caso chiudendo i lavori del congresso Attilio Fontana ha fatto i complimenti a Salvini per la sua vittoria ma ha ringraziato anche Massimiliano Romeo per aver avuto la forza e anche il coraggio di sollevare temi che poi il congresso in qualche modo ha accolto.

Quindi diciamo che possono uscire da questo congresso tutti felici e contenti, anche se per i toni usati, per certe parole che sono state spese durante le assise, qualche cicatrice, qualche ferita rimane e vedremo nelle prossime settimane cosa voglieranno dire queste scorie che sono comunque rimaste in circolo.

Per oggi ci fermiamo qui, vi ricordo che come ogni lunedì oggi esce un nuovo episodio di Mappe, il podcast settimanale di Esteri del Corriere curato da Alessandra Coppola, che stavolta parla delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, con lo scrittore americano Michael Connelly, intervistato da Anna Chiara Sacchi, con la corrispondente dagli Stati Uniti del Corriere Viviana Mazza e la caporedattrice della redazione Esteri del Corriere Marilisa Palumbo.

Ora è davvero tutto, grazie a Cesare Zapperi, Marta Serafini e Francesco Battistini e grazie a voi per averci ascoltato e con Giorno per Giorno ci risentiamo domani.

Produzione audio di Keymotions con Giacomo Vaghi, Federico Caruso e Giorgia Venturi.

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