
ALLEGRO, CON BRIO!· Staffel 1· Folge 69
PUNTATA N.69: INCONTRO CON EUGENIO PALUMBO
Samstag, 17. Oktober 2026 · 24 min
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Shownotes
Ospite è Eugenio Palumbo, mandolinista classe 2001, che firma per Da Vinci Classics l’integrale dei 10 Preludi per mandolino solo di Raffaele Calace: la prima incisione completa di questo ciclo affidata a un interprete di scuola italiana.
Liutaio, virtuoso, editore e compositore, Calace (Napoli, 1863-1934) è l’uomo che ha portato il mandolino in sala da concerto. Progettò il Mandolino Classico da Concerto, con tastiera fino al 29° tasto, e scrisse un metodo in sei volumi e oltre 180 composizioni. I Preludi lo accompagnano per quasi tutta la carriera, dalla fine dell’Ottocento agli anni Trenta. Due nacquero a bordo di una nave, attraversando il Golfo del Siam. Guardano apertamente ai Capricci di Paganini: tremolo su più corde, salti estremi e una scrittura polifonica che trasforma il mandolino in un’orchestra in miniatura.
In puntata parliamo della ricerca negli archivi di famiglia da cui nasce il disco, delle sfide di un repertorio estremo e di un percorso che va dalla brillantezza giovanile all’introspezione della maturità.
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Ciao!
Buongiorno a tutti, salve ciao Grazie mille al nostro ospite, è sempre un piacere e anche un onore avere con noi i protagonisti perché raccontare una novità discografica attraverso chi l'ha pensata, l'ha incisa, l'ha realizzata è qualcosa ovviamente di davvero importante anche per il programma e per il compositore credo in larga parte da riscoprire per il grande pubblico.
Parliamo ovviamente di Raffaele Calace 1863-1934 di cui appunto il nostro Eugenio ci presenta alcuni preludi per mandolino. Eugenio Palumbo rappresenta il prototipo della nuova generazione mandolinistica, promotore del repertorio originale e ritiene che la produzione di nuove opere sia fondamentale per la riscoperta del mandolino, cioè del suo strumento.
Ogni anno il nostro Eugenio collabora con compositori nella realizzazione di lavori solistici e cameristici, impegno che si traduce poi in pubblicazioni e prime esecuzioni. Nato a Carpi nel 2001... Inizia giovanissimo lo studio del mandolino insieme al padre Roberto, che gli ha trasmesso la passione e l'amore per questo strumento, di cui parleremo anche nella puntata, e presto entra a far parte dell'orchestra Pletro, fondata dal padre, completata gli studi classici, poi si laurea con lode e menzione speciale presso il Conservatorio Marenzio di Brescia, sotto la guida della rinomata mandolinista Dorina Frati. E lo ritroviamo dunque oggi con Raffaele Calacce. Allora, prima di tutto, Eugenio, come nasce questo progetto? Un album
tutto dedicato al solo mandolino, ma un album dedicato a un grande mandolinista. Abbiamo anche una foto in bianco e nero che ce lo ritrae. Questo progetto su Raffaele Calacce
in realtà nasce in un modo molto semplice e spontaneo. Come è stato detto, io sono andato con il mandolino in mano, mio padre era un mandolinista e da diversi anni che organizza uno dei festival più importanti del mandolino qui a Modena dove oltre al festival c'è anche un concorso internazionale molto rinomato e così come tutti i mandolinisti in erba il principale compositore a cui ci si affaccia suonando il mandolino è Raffaele Calace perché è così speciale non soltanto dal punto di vista didattico ma perché è una figura che incarna diversi aspetti in una sola persona, ovvero era sia un compositore, ha composto più di 180 opere per mandolino, era un virtuoso di questo strumento, ha suonato il mandolino in tutto il mondo, ha portato a
foto concerti in Europa, in Giappone, veramente in tutto il mondo, è stato un editore, con la sua propria edizione che si chiamava Musica Moderna e per diversi anni che utilizzava per far comporre a diversi compositori nuova musica per il mandolino, ma soprattutto era un liutaio. Raffaele Calace era il pronipote di un lutaio che aveva cominciato questa attività negli anni Procida perché era stato messo in esilio perché era un carbonaro e quindi la sua passione inizia dalla famiglia, dall'adena di famiglia. L'agenda della Luteria Calace proprio nel 2026, che è quando io ho iniziato questo progetto, compieva 200 anni.
Quindi io ho deciso di unire due piccioni con una fava. Da una parte Raffaele Calace è stato il compositore a cui mi sono più interfacciato durante tutta la mia prima fase di crescita col mandolino, E come seconda posa c'era questa celebrazione dei 200 anni.
Quindi cosa ho
fatto?
E questa registrazione diventa veramente poi l'apice di questo Calace Project, di questo progetto. Il
Calace Project è stato inizialmente un progetto di ricerca nel 2026 in cui io, Innanzitutto sono andato negli archivi della famiglia Calace, che ringrazio sempre di avermi aperto le porte della loro casa, di avermi veramente lasciato un'estrema libertà in mezzo ai faldoni del nonno di Raffaele Calace Junior, che è ancora oggi qui dalla luteria Calace. E da lì ho deciso, un po' in maniera particolare, ho deciso di condividere con il pubblico il mio processo di ricerca, cioè non di... pubblicizzare solamente il prodotto finito, ovvero che poi sarebbe stato il disco, ma di mostrare sui social, soprattutto agli altri mandolinisti, perché questo ovviamente è un disco molto legato a chi suona questo strumento in tutto il mondo,
quello che stavo facendo, ovvero un processo di riscoperta di questi brani, sia da un punto di vista filologico, proprio andando a toccare con mano, andando a ricercare i manoscritti, ma anche sotto una veste di divulgazione moderna. Ho fatto degli episodi, in cui erano circa tutti di neanche un minuto, in cui spiegavo sia la mia storia che la storia di questo compositore. Accompagnato a questo ho selezionato alcune delle opere più importanti cameristiche. Quest'anno invece è uscito poi come prodotto finale questi dieci preludi per mandolino solo che per noi mandolinisti sono un po' la Bibbia, sono quello che sono un po' come per i 24 capricci pagani per i violinisti. Dentro questi dieci preludi cosa ha fatto Raffaele Calace?
Raffaele Calace ha praticamente reinventato la scrittura del mandolino. Il mandolino ha avuto nel Settecento un'epoca d'oro, tantissimi compositori hanno scritto per il mandolino nel Settecento, Mozart, Beethoven, Paesiello. Dopo con l'Ottocento, così come tutti gli altri strumenti epizzico, l'harpa, il caricembalo, il liuto, sono scomparsi. Dopo sono tutti questi strumenti infatti sono rinati con le innovazioni tecnologiche di cui anche la famiglia Calace ha fatto nello strumento verso la fine dell'Ottocento. Tutti i musicisti che suonavano il mandolino cosa facevano?
Visto che non avevano più un repertorio nuovo, loro suonavano la musica che ascoltavano, ovvero la musica principalmente del violino, perché il mandolino è accordato come il violino.
Ecco, lo ricordiamo questo Eugenio, perché magari alcuni ascoltatori non lo sanno, questo legame. Sì,
questa è una cosa molto interessante, ovvero che nel Settecento c'erano diversi tipi di mandolino. quello cosiddetto Lombardo, quello Veneto, per cui Vivaldi aveva scritto i concerti per mandolini, e il mandolino napoletano. Il mandolino napoletano ha una caratteristica molto interessante, ovvero che ha la stessa accordatura per quinte del violino.
E infatti nel Settecento, visto che il timbro di moda era il timbro del pizzico, no? Quasi tutti quelli che suonavano il mandolino erano in realtà dei violinisti che suonavano tutti e due gli strumenti. Abbiamo un esempio, c'è un concerto abbastanza famoso per il mandolino barocco di Emanuele Barbella.
Emanuele Barbella era stato nel Settecento proprio il primo violino del paese. del San Carlo a Napoli, lo ritroviamo addirittura nei diari di viaggio di Mozart quando arrivò a Napoli, e quindi sì, è uno strumento che è molto facile per chi passa dal violino al mandolino e viceversa. E quindi tutti questi mandolinisti, sia i virtuosi che amatori, nella fine dell'Ottocento erano costretti a suonare degli arrangiamenti. Così come successe per la chitarra con Tarrega e tutti gli altri virtuosi, che i virtuosi dello strumento si incaricarano di comporre nuova musica o di commissionare nuova musica per il mandolino. soltanto che per fare questo c'era anche bisogno di rinnovare la scrittura idiomatica di questo strumento perché ovviamente non poteva più
essere una scrittura monodica come quella del mandolino barocco e quindi Raffaele Calaccio cosa capisce? Capisce innanzitutto che il mandolino per avere un ruolo nel grande pubblico doveva diventare uno strumento polifonico e quindi lui ha Caratteristiche sicuramente della scrittura virtuosistica, violinistica, soprattutto da Paganini, anche in questi tempi, vediamo certi corrispettivi a alcuni capricci di Paganini. e l'ha unita ovviamente a una nuova polifonia di questo strumento che si può riprendere dalla visione chitarristica e questo come? Attraverso ovviamente l'utilizzo degli accordi e poi attraverso una delle tecniche più utilizzate del mandolino romantico ovvero quella del canto accompagnato il canto accompagnato cos'è?
è una tecnica molto semplice semplicemente visto che nella musica dell'ottocento e del novecento il mandolino è diventato famoso per il tremolo ovvero la ripetizione del tremolo delle pennate per creare un suono tenuto per replicare le lunghe arcate del violino perché anche lì è andata a pari passo con lo sviluppo della musica mentre la musica barocca era molto più corta c'erano meno melodie lunghe ovviamente il romanticismo gli strumenti andavano ad imitare la voce le grandi linee melodiche E quindi il mandolino per sostenere, ovviamente non può sostenere un canto con soltanto una pletrasa, è stato inventato questa ripetizione, il tremolo. E il canto accompagnato è semplicemente un tremolo in cui in una di queste ripetizioni viene utilizzato anche
l'accordo o un basso accompagnato.
Certo
Eugenio
stiamo parlando ovviamente di un personaggio incredibile, Raffaele Calacce, peraltro nel materiale che mi è anche girato, le foto che vediamo, insomma, Raffaele Calacce in Giappone, gli artigiani della liuteria Calacce, no? che quindi portano avanti anche una tradizione, Raffaele Calace Junior, la firma di Raffaele Calace, è un personaggio che vive ancora chiaramente nelle musiche e nei cuori di tutti voi mandolinisti, che cos'è che reputi più affascinante della sua musica, al di là del fatto che è stato chiaramente un grande innovatore, leggevo che anche lasciato un vero e proprio manuale in più volumi, insomma anche dal punto di vista della didattica fondamentale per il tuo strumento, ma è veramente un personaggio
che ha attraversato i confini anche dell'Italia e che ha portato in giro per il mondo lo strumento, ma anche il nome italiano dell'Italia. Sì
esatto, infatti la scelta di questo progetto è stata anche in virtù proprio della storia e del carattere di questo personaggio perché non era soltanto grande dal punto di vista musicale e mandolinistico in senso stretto, ma soprattutto è stato anche veramente una figura di un'Italia che non esiste più, che ha rivoluzionato, ha portato il nome dell'Italia famoso in tutto il mondo. Lui è stato uno dei più grandi, anzi il più grande fautore di questa moda mandolinistica che c'è in Giappone, perché chi non lo sapesse... Il Giappone è il paese con più mandolinisti al mondo, addirittura sembra che nell'associazione mandolinistica giapponese siano registrati 2 milioni di persone.
Conosco tantissimi musicisti e tantissimi cantanti che quando vanno a fare le proprie tournée in Giappone gli capita molto spesso di fare uno dei concerti e di farli con l'orchestra ad archi, fanno un concerto con l'orchestra mandolinistica, poi lì è veramente di moda. E Callate è stato uno di quelli che ha reso possibile tutto questo. Ovviamente lui è stato anche molto furbo dal punto di vista commerciale perché andando in Giappone ancora oggi tutta la sua famiglia vive ancora con l'export di questi strumenti soprattutto in Oriente, in Giappone e in Sud Corea. e quindi sì, era anche un personaggio che non solo ha dato molto alla musica ma anche un personaggio storicamente molto interessante invece dal punto
di vista musicale ovviamente la bellezza di questa musica sta ovviamente nel puro romanticismo delle sue melodie e delle sue armonie C'è un
preludio in questo album, Eugenio scusa se ti interrompo, che poi è la novità discografica da cui parte il nostro racconto, che per forza di cose non è ovviamente solo incentrato su questo disco, ma da questo disco parte e si sviluppa. Ecco, c'è fra questi preludi un brano a cui sei particolarmente legato, un brano che magari suggerisce anche ai nostri ascoltatori di poter ascoltare magari subito in streaming per così... come primo acchito come primo contatto con l'universo mandolinistico di calace
Sì, il brano che secondo me meglio riassume tutto quello di cui sto parlando è il secondo preludio, quello in Re minore, che unisce sia il virtuosismo che questo lirismo romantico. Infatti anche la cosa interessante di questi brani cos'è? Lui non ha concepito questi dieci brani come un album unico in cui ha fatto uscire, ma Ogni preludio in realtà è uscito in un momento diverso della sua vita, quindi anche in questi 10 preludi si vede veramente la grandissima evoluzione che ha avuto nella scrittura di questo strumento e anche la grandissima differenza che abbiamo fra l'inizio e la fine, ovvero indetta in parole povere. I primi preludi sono quelli tecnicamente più difficili, quelli veramente in cui si vede che
lui vuole dimostrare che cos'è il mandolino vuole dimostrare cosa stava facendo qual era questa nuova scrittura mentre gli ultimi preludi sono molto molto molto più semplici dal punto di vista tecnico ovviamente nulla è mai semplice dal punto di vista tecnico però con meno virtuosismi ma con molto più idea musicale idea della forma ecco
Certo, Eugenio Palumbo, il mandolin in questi ultimi anni ha davvero vissuto un revival, se così possiamo dire, perché è in realtà uno strumento che è sempre stato molto vivo in tanti repertori anche popolari e non solo, ma dal punto di vista discografico negli ultimi anni ha goduto davvero di grande successo. C'è un motivo per questo? Non possiamo ovviamente parlare solo di moda, ma certamente anche dal punto di vista discografico sono diversi gli album, anche di tuoi colleghi, usciti in questi ultimi anni. C'è davvero una riscoperta di questo strumento e magari, perché no, c'è qualche giovane ragazza, qualche giovane studente che potrebbe avvicinarsi a questo strumento e che cosa gli potremmo dire al riguardo?
Questo assolutamente, è verissimo che negli ultimi anni ha avuto un grande rispolvero e questo per due motivi principali. Il primo motivo principale dal punto di vista italiano, ma internazionale anche posso dire, è che il mandolin è stato uno di quegli strumenti che ha avuto diciamo è entrato nell'accademia molto tardi adesso non mi ricordo esattamente in che anno è stata aperta la prima cattedra per mandolina ma sicuramente adesso non voglio dire anni sbagliati ma negli anni 80 comunque molto molto molto tardi rispetto alla tradizione di tutti gli altri strumenti e quindi in realtà per chi è nel mondo mandolinistico vede che Ci sono sempre più conservatori che hanno mandolino, ci sono sempre più allievi che suonano
il mandolino e devo dire anche sotto i miei occhi tutte le generazioni stanno veramente, ogni generazione ha un grande distacco nel miglioramento tecnico e musicale su questo strumento. E questo in realtà è successo anche a livello mondiale, soprattutto europeo, in Germania in particolar modo e in Francia. E l'altro motivo è ovviamente come è successo nell'era dei virtuosi di fine 800-900, e anche la comparsa di questi nuovi virtuosi non più solo italiani ma internazionali faccio un esempio di Adi Avital che è riuscito a portare
il
mandolino veramente nei grandi parchi della musica classica
a livello globale proprio
a livello globale sì e riuscendo ben anche lui e questa è la cosa molto bella del mandolino è che il mandolino ti permette di di essere molto versatile e di poter suonare tanta tanta musica diversa lo stesso A vi possiamo vedere come si è partita la musica barocca per poi fare dei dischi di musica diciamo new world diciamo etnica e questa è la cosa bella del mandolino ovvero che è un ponte fra la musica colta perché comunque rispetto anche ad altri strumenti se comunque poco alla fortuna che comunque Beethoven, Mozart... Vivaldi tanti musicisti rinomati hanno scritto per questo strumento qualcosa e allo stesso tempo ha una forte identità popolare e questo soprattutto al giorno d'oggi che purtroppo vedo nelle grandi nelle nuove generazioni una totale
come posso dire sì una non conoscenza della musica classica in generale della musica colta in generale questo ogni tanto può anche aiutarli ad avvicinare perché ovviamente un ascolto diciamo più popolare più pop dello stesso strumento poi dopo lo vedi in un'altra veste che permette di avvicinarti a mondi che altrimenti non si riuscirebbero mai ad essere in contatto
Magari c'è qualche giovane all'ascolto e davvero lo invitiamo ad approfondire, ad esplorare il magico mondo del mandolino. Siamo in conclusione di questo bel incontro con Eugenio Palumbo. Prima di salutarci, però, Eugenio, l'ultima parola, l'ultimo commento è a chi ovviamente consigliamo questo album.
Io penso a tutti coloro che sono curiosi di scoprire qualcosa di nuovo. È un pezzo di storia italiana anche che ha avuto una così grande... risonanza internazionale ancora oggi ce l'ha se vuoi aggiungere qualcosa su questo mio pensiero
Sì, questo disco in realtà io l'ho innanzitutto utilizzato come mia presentazione nel mondo mandolinistico di chi conosce questo compositore ha avuto in questo senso molti grandi risultati ma in realtà come testimoniano tutti i concerti in cui suono questi preludi perché ho anche fatto dei concerti in cui ho fatto tutti i preludi però ovviamente è una diciamo è un'impresa più fisica
che
penso di programma, erano più degli happening. Comunque in tutti i concerti, anche quando suono solo in questi preludi, tutti, sia il pubblico che gli esperti di musica, rimangono comunque colpiti dalle possibilità che ha questo strumento perché ovviamente essendo uno strumento che anche in realtà io vedo sempre le cose in senso positivo molto stereotipato è molto facile perché le persone ovviamente non si aspettano che questo piccolo strumento possa avere questo suono possa fare queste cose e quindi lo consiglio a tutti quindi che vogliono essere sorpresi da quello che il mandolino ma soprattutto il mandolino già ormai 100 anni fa riusciva a fare
e lo farà ancora lo fa ancora con questo disco lo potete ovviamente già ascoltare in streaming Raffaele Calacce 10 per lui per solo mandolino protagonista di questo disco è eugenio palumbo che è stato con noi in questa puntata che ringrazio davvero moltissimo
grazie a te grazie mille
eugenio palumbo e cd da vinci classics da parte di gabriele formenti grazie per l'ascolto mi raccomando seguiteci cliccate sulla campanellina come si dice come dicono tutti per non perdere nessuna puntata del nostro podcast che come sapete è diffuso davvero ovunque da Spotify, Amazon Music Apple Podcast, Radio. it e Spreaker e molti molti altri canali da Gabriele Formenti grazie e buon prossimo mese d'ascolto con Allegro Combrio