
Che governo per Israele. Siher torna libero. Scontro fra treni in Spagna
Donnerstag, 29. Oktober 2026 · 24 min
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Shownotes
Davide Frattini parla dei tre possibili scenari per un futuro esecutivo, considerando i numeri emersi dalle urne delle elezioni politiche. Alessandro Trocino spiega perché è stato scarcerato (per l'irritazione del governo) l'uomo che, secondo i pm milanesi, avrebbe pesanti responsabilità negli incidenti del 17 ottobre a Milano. Virginia Nesi racconta il gravissimo incidente ferroviario di Toledo, in cui sono morte almeno 68 persone
• Cosa succede ora in Israele? Nuovo governo Netanyahu, un esecutivo di minoranza o premier «a tempo»: i 3 scenari possibili (corriere.it/esteri/26_ottobre_28/israele-scena…)
• Youssef Siher ha lasciato il carcere. La giudice non convalida il fermo: «Non c’erano gravi indizi». Meloni: «Vergognoso» (milano.corriere.it/notizie/cronaca/26_ottobre_…)
• Spagna, scontro tra due treni sulla linea ad alta velocità a Toledo: «Ci sono 68 morti. A bordo c'erano almeno 5 italiani: 4 stanno bene, una è dispersa» (corriere.it/esteri/26_ottobre_28/spagna-scontr…)
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Come sono andate le elezioni in Israele, dove nessuna coalizione ha i numeri per formare un governo e i partiti arabi, andati particolarmente bene, potrebbero essere decisivi? La scarcerazione di Youssef Siher, amministratore del canale social Movimento 17 Ottobre, su cui la giudice per le indagini preliminari non ha riscontrato indizi di pericolosità, e il gravissimo incidente tra due treni a sud di Toledo, il secondo in pochi mesi in Spagna. È giovedì 29 ottobre e di queste storie parliamo nella puntata di oggi di Giorno per Giorno, il podcast sui fatti più importanti per orientarsi nel mondo con le voci dei giornalisti del Corriere della Sera. E io sono Francesco Giambertone. Mentre si contano gli ultimi voti delle elezioni parlamentari di martedì in Israele,
dove l'affluenza è stata altissima, quasi il 78%, mai così alta dal 1999, Nessuno dei due principali schieramenti, né la coalizione di Benjamin Netanyahu né quella che gli si opponeva, ha da solo i numeri per formare una maggioranza. A fare la differenza potrebbero essere i partiti arabi, come in parte ci si aspettava già prima del voto, ma che hanno avuto un risultato migliore del previsto, anche grazie a un'affluenza record tra la popolazione palestinese con cittadinanza israeliana. Per l'opposizione guidata da Eisenkot però accettare il loro sostegno non è semplice, visto che per tutta la campagna elettorale lo stesso ex militare aveva posto un veto. E intanto Netanyahu ha ancora delle carte da giocare. Con i corrispondenti da
Gerusalemme Davide Frattini siamo partiti proprio dal risultato tutto sommato sorprendente del Premier dopo tre anni segnati dal 7 ottobre 2023 e dalle guerre che lui stesso ha iniziato.
Il primo segnale è sicuramente che La grande sconfitta di Netanyahu, il primo ministro in carica, non c'è stata, cioè il suo partito, il Likud, è ancora il primo partito, ovviamente ha perso deputati, ma rispetto alle previsioni, non tanto dei sondaggi, ma come dire del clima considerato che è Il capo di governo che è stato al potere per vent'anni, che dietro agli errori strategici che ci sono stati prima degli eccidi del 7 ottobre di tre anni fa, si pensava, molti degli israeliani pensavano, qualcuno sperava ardentemente che queste elezioni definissero la fine del suo lungo periodo al potere. Così per ora non è stato.
Netanyahu se l'è cavata meglio del previsto, ma non si può dire che la coalizione di opposizione a lui, quella appunto guidata ad Eisenkot, abbia perso.
Anzi...
In questo momento il blocco guidato da Netanyahu sono gli stessi partiti della coalizione di estrema destra che è al potere dal gennaio del 2023. ha 53 deputati, col blocco del cambiamento come loro si sono Chiamati ne ha 48
Nessuno dei due blocchi quindi ha la maggioranza assoluta Cioè i 61 deputati necessari a governare Visto che la Knesset è composta da 120 seggi Si è in realtà venuto a formare sostanzialmente un terzo blocco Più piccolo ma potenzialmente decisivo I partiti arabi
sono stati la sorpresa di queste elezioni Perché hanno ricevuto 19 seggi e l'affluenza della popolazione araba, che rappresenta il 20% del totale, è stata altissima, attorno all'80%, una delle più alte, la più alta anzi, fin dagli anni 50. Gadi Aizenko, l'ex capo di Stato Maggiore, che in questi mesi è emerso come il principale contendente di Netanyahu ha dichiarato durante la compagna elettorale che non avrebbe formato un governo con il sostegno degli arabi, neppure con il sostegno esterno.
In realtà io credo che se questa coalizione che vuole mandare a casa il primo ministro si definisce del cambiamento deve veramente mandare un grosso segnale di cambiamento al paese e questo io credo significa anche rispettare il voto di un milione di persone che sono quelle che hanno votato i partiti arabi. Invece in questo momento nella discussione pubblica, in quella degli analisti, c'è come una separazione per cui si parla di quelli che sono i numeri che potrebbero raggiungere i due blocchi e nessuno dei due è la maggioranza solo considerando i partiti che si definiscono sionisti e quindi i partiti degli ebrei israeliani.
Questo segnale di cambiamento sarebbe includere i partiti arabi, anche con un appoggio esterno, nel nuovo governo di Eisenkot. È quello che chiede Yair Golan, il capo dei democratici, erede del vecchio partito laburista, insieme a un altro pezzo di sinistra israeliana che si è schierata con Eisenkot. Ma come mai i palestinesi israeliani hanno votato così
tanto? Non è come prova a dire Netanyahu, come prova a dire Likud, che dicono classica slogan ritornello dei populisti in difficoltà, il voto è stato rubato, come abbiamo visto Bolsonaro in Brasile, come sta già dicendo Trump in vista delle elezioni di mid term, il voto è stato rubato, adesso chiedono alla polizia e allo scimbet di indagare perché partiti che sostengono il terrorismo avrebbero rubato il voto, di fatto gli arabi sono andati a votare proprio perché l'incapacità o forse la volontà politica di Itamar Bengbir che è il leader dei coloni, fondamentalmente razzista, da ministro non può comandare la polizia, come coordinamento politico con le sue direttive, le sue indicazioni, la criminalità all'interno delle cittadine arabe è
cresciuta tantissimo, che non significa necessariamente criminalità organizzata, significa che ci sono tante armi, ci sono sparatorie, anche i civili finiscono di mezzo, quindi sono andati a votare per perché il governo faccia qualcosa per loro. Non è un voto, come prova a dire a destra, ideologico di sostegno a Damas o al palestinese Cicciordania. Poi certamente loro vogliono essere chiamati palestinesi israeliani, quindi è chiaro che se ci sono violenze dei coloni in Cicciordania loro protestano. Ma di fatto è veramente un voler dire a questo governo, ci avete considerati dei cittadini di serie B, non avete investito nelle nostre zone, vogliamo un cambiamento
Manca ancora una parte dei voti, in particolare quelli dei soldati, di chi lavora negli ospedali e dalle carceri, ma non dovrebbe spostare moltissimo. Finito lo scrutinio, ci saranno le consultazioni del presidente israeliano Isaac Herzog, che poi dovrà affidare l'incarico a un potenziale primo ministro il quale proverà a ottenere i numeri che al momento nessuno ha. Starà a Herzog decidere chi abbia più probabilità di farcela. E non è detto che non sia Netanyahu a provarci per primo se Herzog gli darà il mandato e a quel punto l'uomo che ha dominato la politica israeliana per 20 anni potrebbe cercare di portare dalla sua parte qualcuno della coalizione avversaria.
Cosa farà Netanyahu? Dirà io ci riesco, sono vincitore delle elezioni, dai a me il mandato e perché riesco a mettere insieme un governo o comunque una maggioranza con 61 deputati cioè nella speranza o di prendere forse Lieberman anche se mi sembra difficile perché i due si conoscono da tantissimo tempo e Lieberman è forse quello che si fida meno di Netanyahu è stato anche suo capo dello staff o magari cercare di togliere dei deputati che proprio non vogliono ritrovarsi in un governo forse di minoranza e con l'appoggio degli arabi, Herzog sta già prendendo una posizione che è quella, non torniamo alle elezioni, ci vuole stabilità, quindi quella del governo di unità nazionale, che però è un po' un
segno di debolezza, perché Netanyahu innanzitutto non vorrebbe far parte di un governo di unità nazionale, non l'ha neanche mai proposto, di cui non è lui il primo ministro e soprattutto non può.
Non può perché Netanyahu è sotto processo per corruzione e abuso di potere e per la legge israeliana non può essere ministro, ma paradossalmente può essere solo capo del governo, cosa che non gli lascerebbero fare in un esecutivo di unità nazionale. Rimane quindi l'ipotesi che Eisenkot si convinca a fare un accordo con i partiti arabi, cosa che alcuni dei suoi attuali alleati hanno già fatto in passato.
Naftali Bennett e Yair Lapid hanno già fatto un governo con l'appoggio esterno di uno dei partiti arabi nel 2021, quindi perché non rifarlo questa volta? Yair Golan ha detto addirittura lo voglio, è giusto che venga fatto, se Lieberman non ci sta i voti dei partiti arabi sono sufficienti a raggiungere comunque la maggioranza. grazie
Alle 16.30 di ieri pomeriggio, Youssef Siher, il giornalista freelance e attivista propal di 30 anni, indagato come amministratore del canale social Movimento 17 Ottobre, è uscito dal carcere di San Vittore a Milano a piedi da un passo carraio, evitando di rispondere alle decine di giornalisti che lo aspettavano lì fuori. Da lì è salito su una punto grigia ed è andato via mentre alcuni sostenitori lo applaudivano. Sierre è ancora indagato con le accuse di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, ma è stato scarcerato dopo quattro giorni perché, secondo la giudice per le indagini preliminari di Milano, Tiziana Landoni,
Non ci sono, allo stato attuale delle indagini, gravi indizi di colpevolezza né un concreto pericolo di fuga. Per questo il fermo di Sierre non è stato convalidato ed è stata respinta la richiesta di custodia cautelare in carcere presentata dalla Pubblico Ministero Francesca Crupi. Di questa vicenda mi ha parlato Alessandro Trocino della Digital Edition del Corriere della Sera, che ne aveva scritto anche nella newsletter Il Punto, alla quale tra l'altro vi consiglio di abbonarvi se non l'avete ancora fatto.
Giuseppe Sierra in realtà era diventato molto famoso all'indomani delle manifestazioni e delle violenze del 17 e soprattutto del 18 ottobre, perché era stato arrestato sulla base di un gruppo Telegram che aveva fondato, di un profilo Instagram, che si chiamava Movimento 17 Ottobre e quindi lui era stato sostanzialmente indicato come uno dei responsabili, degli organizzatori di queste violenze.
Anche la premier Giorgia Meloni, che ieri ha commentato molto duramente la decisione della GIP, ha collegato di nuovo Sijer con le violenze di Milano del 17 ottobre. Lo dirò senza
mezzi termini, considero vergognosa la decisione del GIP di Milano di non convalidare l'arresto di Youssef Sijer, accusato di essere il gestore della pagina Telegram Movimento 17 Ottobre, cioè la pagina che incitava l'organizzazione di quelle manifestazioni che poi abbiamo visto portare alla devastazione di diversi esercizi commerciali a Milano.
In realtà le cose non sono andate esattamente così e si è capito quasi da subito perché il suo profilo Instagram e il suo gruppo Telegram sono stati aperti soltanto alle 8 di sera del 18 ottobre. ottobre, quindi successivamente rispetto a queste violenze, quindi non avrebbe potuto lui coordinarle né incitare nessuno. In realtà quello che stava facendo Youssef Sierra era organizzare la protesta del 24 e nel fermo, nella richiesta di convalida di fermo, si specifica proprio questo, cioè che lui stava organizzando queste proteste del 24 che dovevano essere una sorta di fotocopio delle proteste del 17 e del 18 e quindi avrebbero dovuto portare a delle violenze.
Quindi c'era istigazione a delinquere sulla base di una serie di elementi. Gli elementi erano sostanzialmente un post in cui lui diceva« dichiariamo guerra a questo presente infame». Un PDF che è stato trovato sul suo computer è stato parzialmente pubblicato anche su Instagram e su Telegram intitolato« Rivoluzione». che era una sorta di manuale di guerriglia urbana ispirata alla rivoluzione egiziana del 2011 e poi soprattutto una serie di commenti che erano stati fatti su Telegram e su Instagram di altri utenti.
La procura di Milano sostiene che Sierre avesse istigato alla violenza e con l'aggravante della finalità di terrorismo perché aveva creato appunto il terrore nella popolazione milanese, come si deduceva, secondo la PM, dal fatto che il 24 ottobre, una settimana dopo gli scontri del 17, in cui però, ricordiamo, Sierre non aveva avuto alcun ruolo, fossero poi stati chiusi molti negozi e ci fosse stato un grande dispiegamento di polizia per i timori delle nuove manifestazioni.
La GIP ritiene che questi elementi non ci sono e lo fa in maniera molto specifica perché innanzitutto il post che dice dichiariamo guerra a questo presente infame È un post che è semplicemente una dichiarazione che può essere non condivisibile, forte, sgradevole, tutto quello che vogliamo, ma non è un'allusione specifica a un atto di violenza. perché l'istigazione delinquere specifica alla GIP è un reato di pericolo, perché ricordiamo che non è che ha commesso un reato specifico, è un reato che si immagina che sarebbe avvenuto poi il 24, ma la Corte Costituzionale ha spiegato che questo reato di pericolo non può essere astratto, deve essere concreto, cioè il comportamento dell'indagato, della persona che è accusata, deve essere idoneo a provocare
la commissione di delitti specifici. Invece non ci sono allusioni specifiche ad atti di violenza.
Il pdf intitolato Rivoluzione, che era stato condiviso nel gruppo Telegram da Sier, in realtà non ha tutta una parte sulla guerriglia che c'era invece nel documento trovato sul suo computer, che a sua volta probabilmente Sier aveva scaricato da internet, ma che poi non era stata pubblicata.
E quando lui spiegava come andare in piazza, non diceva di portare bastoni... o altre armi contundenti, ma solo invece degli indumenti e degli strumenti di difesa da eventuali scontri con la polizia. Il manuale, peraltro, si chiamava manuale di disobbedienza civile, quindi niente di particolarmente virulento. Lui o è stato particolarmente furbo, o altrimenti invece era esattamente quello che voleva lui, non ha mai fatto esplicitamente riferimento né alla devastazione e sacchegge del 17-18 ottobre, né al fatto che bisognava in qualche modo fare delle violenze. Ci sono dei commenti violenti a cui lui non replica, ma non sono
mai stati fatti da lui. Sier rimane indagato a piede libero e la sua scarcerazione ha innescato reazioni molto dure, tra chi come Giorgia Meloni e in generale il centrodestra si è detto sconvolto, e chi ha risposto, in particolare l'Associazione Nazionale Magistrati, definendo quelle dichiarazioni irricevibili e segno di una scarsa conoscenza degli istituti giuridici. Va detto che da giorni si era abbastanza capito che le accuse a carico di Sier, almeno quelle contenute nel provvedimento di fermo, non fossero solidissime.
La magistratura in un periodo in cui ci sono violenze, manifestazioni molto gravi come quelle che ci sono state a Milano e non solo a Milano ma anche in altre città italiane, è sempre sottoposta a una grande pressione. Una pressione da parte dell'opinione pubblica che ovviamente è spaventata, vede questi teppisti che spesso... sfuggono dai controlli e dalle maglie della polizia e la pressione anche della politica. Abbiamo visto che il governo ha avverato un decreto con una serie di norme, riprovedimenti, nuove fattispecie di reato, aggravamenti di pene e quindi in qualche modo si sente in dovere di intervenire come è giusto che sia. Il problema è che in questo caso gli strumenti a disposizione dei magistrati, quindi
il diritto penale, così come è configurato, fanno fatica a intercettare la novità di una protesta che in queste forme così virulente, così quasi casuali, così orizzontali, perché appunto non coordinate a quanto pare, insomma, a quanto risulta fino ad ora, non si erano mai verificate, fa fatica a intercettare questo tipo di violenza. Quindi il rischio, il pericolo in questi casi è di cercare qualche capro espiatorio, qualche persona, Da additare in qualche modo al pubblico per dire abbiamo fatto qualcosa, abbiamo trovato un colpevole.
E in questo senso chi ha immediatamente esultato quando Sier è stato indicato come il capo degli agitatori del 17 ottobre potrebbe doversi ricredere.
Probabilmente questo movimento non ha capi. dal suo punto di vista più generico, un movimento di protesta contro il carovita che mobilita molte persone adulte, molti ragazzi grandi, e poi dentro a questo movimento si è innestato invece questo fenomeno di teppismo, di vandalismo, di ragazzine, di minorenni, che probabilmente è stato enfatizzato dall'uso dei social, ma che non aveva una regia precisa apparentemente, quindi cercare un capo in questo caso può essere un errore ed è quello che sostanzialmente ha detto la GIP.
Dalla
provincia di Valencia, dove era impegnato ad assistere a una esercitazione militare, il re di Spagna, Felipe di Borbone, ha fatto pervenire la solidarietà e la vicinanza dell'intero paese alle vittime e ai familiari del terribile incidente ferroviario verificatosi poche ore prima a Urda, vicino a Toledo, 150 chilometri a sud della capitale Madrid. Un incidente che sembra avere avuto una dinamica molto chiara, come mi ha raccontato Virginia Nesi, inviata del Corriere a Toledo.
Prima delle 9 del mattino del 28 ottobre c'è un guasto nel sistema di sicurezza informatico che causa sei treni fermi nella zona in cui poi sarà verificato l'incidente. Quindi siamo nel chilometro 118 tra le località di Mora, Orgas e Urda dopo Toledo. A quel punto cosa succede? Che ci sono due treni coinvolti, un treno della compagnia italiana Irio e l'altro treno è un treno dell'altra società di Renfe, cioè della compagnia spagnola statale. Succede che nel momento in cui c'è il guasto di questi sei treni, il gestore delle infrastrutture del ferroviario Adi aveva impartito l'ordine di fermarsi o procedere a marcia a vista, cioè a 40 km all'ora.
Quando poi la situazione torna alla normalità, la centrale dice ai treni di riprendere a quel punto a marciare, ma in un modo più lento rispetto allo standard. Il convoglio però Irio, cioè quello della compagnia italiana, non riesce a ripartire, rimane fermo sul binario e alle 8.38, quindi più di 10 minuti prima dell'incidente, comunica il disagio, cioè il guasto.
Il problema avviene perché l'altro treno non riceve quella comunicazione e quindi avviene lo scontro fra Irio, l'alta velocità e Renfe.
Sul treno in arrivo viaggiavano 397 passeggeri, su quello fermo invece 187.
L'Ave si scontra contro l'Irio e a quel punto deragliano tre carrozze di Irio e una carrozza di Ave. I morti sono più di 68, ma il numero è destinato a salire. Tra le vittime c'è anche Fatima Bagnès, ovvero ex ministra del lavoro sotto la guida di Mariano Raccoi, quindi lei era al ministero dal 2011 al 2018.
Come diceva Virginianesi, è probabile che il numero delle vittime sia destinato ad aumentare, perché i feriti sono 77, 15 dei quali molto gravi. Ci sono anche 5 feriti italiani, nessuno dei quali però è in pericolo di vita, mentre 2 persone italiane e 2 donne sono al momento disperse. Il primo ministro spagnolo, Pedro Sánchez, ha proclamato tre giorni di lutto nazionale, ma ha anche aggiunto altro.
Ha detto che non è ammissibile per un paese come la Spagna due incidenti ad alta velocità in meno di un anno, perché lo ricordiamo. Il 18 gennaio del 2026, cioè di quest'anno, c'è stato un altro incidente ferroviario. Un'altra tragedia in cui sono morte 46 persone, sempre su un treno aereo, quindi un altro treno aereo coinvolto. È successa ad Amuz in Andalusia. E quindi su questa notizia è grave perché ancora una volta si mette in discussione il sistema ferroviario. e sui media spagnoli stanno venendo fuori delle frasi, delle dichiarazioni vecchie del ministro di trasporti attuale Oscar Puente che diceva ai tempi il treno in Spagna è uno dei mezzi di trasporto più sicuri al mondo le possibilità
che ci sono incidenti con conseguenze di morte in Spagna in un viaggio in treno sono molto limitate.
In trenta e picco anni con queste conseguenze e con queste caratteristiche Non si è mai avuto, quindi la probabilità è molto bassa, molto bassa.
E quindi la polemica politica si è immediatamente riaccesa.
L'opposizione sta già criticando il governo. Vox ha già annunciato e presenterà una denuncia contro i responsabili di Adif per omicidio e lesione imprudente. Anche FECO con i popolari invita tutti a fare un'inchiesta immediata. Solamente questo incidente avrà degli effetti sulle elezioni del 29 novembre.
Per oggi è tutto, grazie a Virginia Nesi, Alessandro Trocino e Davide Frattini e grazie a voi per averci ascoltato e con Giorno per Giorno ci risentiamo domani
Giorno per Giorno è il podcast quotidiano del Corriere della Sera a cura di Francesco Giambertone, coordinamento di Tommaso Pellizzari Produzione audio di Keymotions con Giacomo Vaghi, Federico Caruso e Giorgia Venturi.