Giorno per giorno

Perché il governo attacca i giudici? Ci saranno altre proteste?

Samstag, 31. Oktober 2026 · 9 min

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Shownotes

I retroscena dei fatti più importanti degli ultimi 7 giorni in Italia

• Youssef Siher libero, Meloni: «Vergognoso non convalidare arresto». Schlein: «La premier faccia un corso in magistratura se si vuole sostituire ai giudici» (roma.corriere.it/notizie/cronaca/26_ottobre_28…)

• Giudici, Youssef e prevenzione (corriere.it/opinioni/26_ottobre_29/giudici-yue…)

• Milano, il racconto delle manifestazioni e dello sciopero generale del 30 ottobre (milano.corriere.it/cronaca/diretta-live/26_ott…)

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Perché il governo attacca i giudici? Ci saranno altre proteste? Io sono Fiorenza Sarzanini e questo è In Settimana, il podcast del Corriere della Sera che ricostruisce i fatti più importanti degli ultimi sette giorni in Italia.

del lavoro delle forze dell'ordine, degli inquirenti, del Ministero degli Interni e in generale di tutti coloro che si adoperano per difendere la gente per bene dal rischio di vedere devastate le proprie città e i propri esercizi commerciali. E davvero non so come possa uno Stato normale difendere le persone per bene di fronte a queste decisioni di certa magistratura

La sicurezza, questo ormai è chiaro, è diventata l'argomento prioritario della campagna elettorale. Le manifestazioni pacifiche che si sono svolte nelle città, così come i saccheggi e gli atti di violenza soprattutto a Milano e Roma, sono ormai finiti nel calderone dello scontro politico senza alcuna distinzione tra chi esprime il proprio dissenso e chi invece ha come obiettivo quello di sfasciare. E proprio in questo quadro si è inserita la vicenda che riguarda Youssef Siher, il trentenne ricercatore bresciano e attivista propal fermato con l'accusa di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche per aver aperto e gestito una pagina Instagram e

un gruppo Telegram chiamati Movimento 17 Ottobre con i quali voleva convocare persone in piazza a Milano per il sabato successivo alle devastazioni il 24 ottobre. Dopo la decisione della giudice per le indagini preliminari di Milano, Tiziana Landoni, di non convalidare il suo fermo di polizia, così come era stato chiesto dalla procura di Milano, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha postato sui propri social un video di un minuto per definire la decisione una vergogna.

Lo dirò senza mezzi termini, considero vergognosa. la decisione del GIP di Milano di non convalidare l'arresto di Youssef Siher.

Nel provvedimento la giudice ha ben spiegato come raccontato sul Corriere da Luigi Ferrarella, che nei post Sierre non prospetta mai l'attuazione di azioni violente né risulta essersi ispirato alle gravi violenze del 17 e 18 ottobre, mentre si limita di fatto a evocare azioni di disobbedienza civile e a promuovere, allo scopo di favorire il formarsi di una coscienza collettiva, una consapevole mobilitazione di protesta a fronte di problematiche socio- economiche che, secondo il suo pensiero, non trovano risposta nelle attuali politiche governative.

La giudice spiega anche che il bademecum di incitamento a tecniche di guerriglia urbana ispirato alla rivoluzione egiziana del 2011, sequestrato nel computer di Sier, in realtà è non era mai stato pubblicato sui social del Movimento 17 Ottobre perché le pagine caricate da lui su Telegram non contengono riferimenti a strumenti offensivi da utilizzare nelle manifestazioni contro le forze dell'ordine né istruzioni per reagire. Non solo. La giudice scrive poi nei suoi messaggi postati sul canale Telegram che aveva 11.000 iscritti e sulla pagina Instagram che aveva 39.000 iscritti la sera del 18 ottobre dopo le devastazioni in centro a Milano, Sierre non risulta aver mai evocato le gravi violenze di

quei giorni, quale modello di attuazione delle forme di protesta collettiva da lui proposte. Allora bisogna chiedersi qual è la decisione vergognosa di cui parla Meloni? In Italia esiste la presunzione di innocenza ed esiste la normale dialettica processuale. Sono principi basilari ed è impossibile che la politica lo ignori. Eppure, ormai è un copione che si ripete ogni volta che un provvedimento giudiziario non soddisfa le aspettative del governo. Nella campagna referendaria sulla riforma della giustizia, Era proprio il centrodestra a invocare la separazione delle carriere per fermare lo strapotere dei pubblici ministeri. Ora però è un giudice a dare torto al governo mentre i pubblici ministeri avevano sollecitato il

carcere per l'indagato. Ma evidentemente anche questo non va bene. La verità è che la guerra costante tra esecutivo e magistrati ha origini antiche Non riguarda soltanto in centrodestra, perché anche nel campo largo, Italia viva in testa, c'è chi mal tollera le toghe. Ma soprattutto quello dei giudici politicizzati è argomento che fa presa, tanto più in campagna elettorale, su molti elettori. Attenzione però, come ha dimostrato l'esito del referendum, è vero che i magistrati non godono più della fiducia incondizionata dei cittadini? Ma è anche vero che quando in gioco ci sono le regole dello Stato di diritto, allora si rischia di perdere il consenso e anche di mettere in discussione gli equilibri su cui si regge la nostra democrazia. Abbassatevi,

abbassatevi gli scudi,

attulietti di casa, attulietti non interessi, non lo fate però, non lo fate, non lo fate, non lo fate, non lo fate. Abbassatevi gli scudi, abbassatevi gli scudi, ci andiamo indietro, ci andiamo indietro, ci andiamo indietro, ci andiamo indietro. La mobilitazione di venerdì ha attraversato l'Italia da nord a sud.

Metaforicamente si è trattato di un fiume umano sceso in piazza per protestare contro il carovita e dunque contro il governo Meloni dopo l'approvazione di una manovra che certamente non soddisfa le categorie, in particolare le fasce più deboli e nemmeno il ceto medio. Succederà ancora, possibile che avvenga ormai ogni fine settimana. Proprio venerdì è stata diramata una nota congiunta di Angelo Bonelli, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Delli Schlein, cioè i leader dei quattro partiti che compongono la teorica coalizione del Campo Largo, che alle elezioni si opporrà all'attuale maggioranza.

Gli esponenti di PD, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi Sinistra hanno annunciato la definizione del programma entro novembre e le elezioni primarie per la scelta del candidato premier per febbraio. Ma hanno anche comunicato che a dicembre ci sarà una mobilitazione nazionale per l'alternativa a quattro anni di governo Meloni che hanno prodotto caro vita, crescita prossima allo zero e aumentato le diseguaglianze. La manifestazione, hanno detto, sarà condivisa con le forze di opposizione e sarà aperta alle forze sociali del paese e alla società civile. Sarà un corteo pacifico, sia pur con il rischio che frange violente decidano di approfittarne o che scelgano altre date per protestare. Un dato

appare comunque scontato. Lo scontro politico tanto acceso renderà questo autunno molto caldo sul fronte dell'ordine pubblico. Ecco perché va rinnovato ancora una volta L'appello alle forze politiche affinché abbassino davvero i toni dello scontro, occupandosi di quelle che sono le priorità dei cittadini senza cedere a slogan e propaganda.

Questo era In Settimana, l'appuntamento del sabato del podcast Giorno per Giorno, in cui Fiorenza Sarzanini racconta e analizza i fatti più importanti degli ultimi sette giorni. Giorno per giorno è il podcast quotidiano del Corriere della Sera, a cura di Francesco Giambertone, coordinamento di Tommaso Pellizzari, produzione audio di Keymotions con Giacomo Vaghi, Federico Caruso e Giorgia Venturi.

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