
Lagarde lascia la Bce. Si spegne l'ex Ilva. Cosa ha ucciso Fakir
Freitag, 30. Oktober 2026 · 24 min
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Shownotes
Federico Fubini spiega i motivi e le ricadute delle dimissioni della presidente dalla guida della Banca Centrale europea con un anno di anticipo. Michelangelo Borrillo parla della sentenza della Cassazione che porterà allo spegnimento dell’area a caldo di Taranto, con pesanti conseguenze su migliaia di lavoratori. Marco Madonia analizza le novità sulla morte lo scorso luglio dell'uomo bloccato da alcuni poliziotti che lo immobilizzarono
• Bce, ecco perché Lagarde lascia in anticipo (dal «peso» di Macron al World Economic Forum): è già partita la corsa alla successione (corriere.it/economia/finanza/26_ottobre_29/bce…)
• Ilva, cosa succede adesso con 6.000 esuberi? L’acciaio e i forni elettrici, il sostegno di Leonardo, Fs e Fincantieri (corriere.it/economia/aziende/26_ottobre_29/ilv…)
• Fakir, la ricostruzione dei 45 minuti di agonia: l'ambulanza, i soccorsi e le manovre di rianimazione (corrieredibologna.corriere.it/notizie/cronaca/…)
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I motivi e le ricadute delle dimissioni di Christine Lagarde dalla guida della Banca Centrale Europea con un anno di anticipo sulla fine del mandato. La sentenza della Cassazione che porterà allo spegnimento dell'area a caldo dell'ex silva di Taranto, con pesanti conseguenze su migliaia di lavoratori. E le novità di questi giorni sul caso di Abderraim Fakir, in una perizia che attribuisce almeno parte della colpa della sua morte ai poliziotti che lo immobilizzarono a Bologna il 19 luglio scorso.
È venerdì 30 ottobre e di queste storie parliamo nella puntata di oggi di Giorno per Giorno, il podcast sui fatti più importanti per orientarsi nel mondo con le voci dei giornalisti del Corriere della Sera. E io sono Francesco Giambertone.
Ho appena informato i miei amici politici e i miei staffi alla Banca Centrale Europea che sarò a passare, con effetto, il 7 febbraio 2027, dopo il Consiglio di Governo delle Polizie Monetarie.
Con questo video pubblicato ieri sui social network, la presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, ha annunciato che lascerà il suo incarico a partire dal 7 febbraio 2027. Una notizia sicuramente importante, anche se non troppo sorprendente, perché, come mi ha spiegato il vice direttore ed esperto di economia internazionale del Corriere della Sera, Federico Fubini, qualche indizio era già emerso.
La percezione che lei non volesse arrivare fino in fondo c'era da tempo e solo una persona aveva diffuso questa percezione, questa persona era lei, che peraltro si è dedicata anche a scrivere la sua autobiografia, un bel tomo che uscirà a fine gennaio, non credo che le abbia preso poco tempo, dunque vuol dire che aveva in testa di andarsene con questa autobiografia chiusa già da un po'. Ma questo non è buono, nel senso che la banca centrale, proprio perché è un posto così delicato, così importante, ha bisogno di certezze e ha bisogno di poter contare sulla propria leadership.
Premesso questo, secondo Federico Fubini, il bilancio dei sette anni abbondanti trascorsi dalla Guard alla presidenza della BCE è tutto sommato positivo.
sotto sotto non l'ha mai sentito come il suo lavoro di elezione la banca centrale europea è un posto di economisti è un posto fondamentale perché determina il costo dei mutui il costo di finanziamento dei governi indebitati a volte interviene a salvare i governi indebitati nelle fasi in cui c'è estrema turbolenza di mercato lo ha fatto nella maniera più celebre quando Mario Draghi disse faremo whatever it takes, qualunque cosa serva per salvare l'Euro, ma lo ha fatto anche durante la pandemia e poi ha annunciato altri strumenti che hanno fatto da scudo agli spread, dunque la BCE magari non è nelle prime pagine dei giornali sempre e quando non c'è una buona notizia vuol dire che non c'è una crisi finanziaria sostanzialmente o non c'è un eccesso
di inflazione, ma la BCE è veramente la pietra miliare, la pietra di volta di tutta l'architettura dell'economia europea, dell'euro, dei nostri tassi di interesse, di tutte le cose che poi toccano i cittadini, il contrasto all'inflazione.
Ecco, in questo ruolo Christine Lagarde si è calata dopo essere passata dalla politica attiva, come ministra di tre governi di centrodestra in Francia, prima di presiedere il Fondo Monetario Internazionale tra il luglio 2011 e il settembre del 2019, restando sempre politicamente molto vicina al presidente francese Emmanuel Macron.
Non ha commesso errori fondamentali e
quando li ha commessi se ne è rapidamente resa conto e li ha corretti. come quando disse non siamo qui per ridurre gli spread all'inizio della pandemia, e infatti lo spread italiano esplose, il presidente Sergio Mattarella criticò la BCE la sera stessa, ma la Garda fu molto rapida a rendersi conto dell'errore, poi in realtà gestì bene la pandemia, ha gestito bene i vari passaggi, non si può dire che abbia fatto un cattivo lavoro.
E adesso le domande sono due. La prima, quale potrebbe essere, nelle intenzioni di Christine Lagarde, il suo prossimo lavoro?
La sensazione, e lei lo ha detto anche in un'intervista all'Eseco, il giornale finanziario francese, ha detto io non mi candiderò per la presidenza della Repubblica, ma voglio partecipare a questa campagna. Ha detto voglio che la mia voce sia una voce che si possa sentire sui temi.
Come presidente dell'ECB...
Le ha detto, ho vent'anni di esperienza nazionale e internazionale, dunque lei vuole dare una mano al candidato centrista, che probabilmente potrebbe essere Edouard Philippe, con l'idea di cercare di aiutarlo intanto andare al secondo turno e poi, se possibile, battere probabilmente a questo punto Marine Le Pen, in quel caso potrebbe anche essere che la carriera politica di Christine Lagarde abbia una seconda ondata, potrebbe entrare in qualche modo in un governo legato a un'eventuale vittoria di un candidato centrista, e potrebbe anche avere i suoi occhi sulla successione alla guida della Commissione Europea, sulla successione a Ursula von der Leyen.
Se invece a vincere le elezioni francesi fosse Marine Le Pen, Lagarde dovrebbe cambiare i suoi piani, ma soprattutto dovrebbe cambiare i piani di chi sta lavorando alla sua successione, il che potrebbe anche spiegare l'annuncio delle dimissioni.
Andando via adesso, Christine Lagarde dà la possibilità al presidente francese Emmanuel Macron di partecipare alla decisione sul successore di Lagarde stessa. I due candidati principali sono l'ex governatore spagnolo Pablo Hernández de Cos, attualmente presidente della Banca dei Regolamenti Internazionali, e l'ex governatore olandese Klaas Noot. Tutte e due sono attivamente in una campagna elettorale personale. Se dovessi mettere i miei due centesimi, che tutte e due queste sono di livello, a me sembra in questo momento che Hernández de Cos, candidato spagnolo, sia in vantaggio.
A Taranto il futuro dell'acciaieria ex Ilva è da anni una questione complessa e che ritorna, passando da un governo all'altro, tra tentativi di vendita, interventi dello Stato e promesse di una produzione meno inquinante. Nel frattempo chi vive vicino all'acciaieria continua a chiedere garanzie per la propria salute e per quella dei figli. E proprio dall'iniziativa di un gruppo di genitori tarantini è cominciata cinque anni fa la vicenda giudiziaria arrivata ieri a una decisione molto importante della Cassazione. Una sentenza che probabilmente inciderà sul futuro di migliaia di lavoratori, ma che mette un punto fermo su cosa sia più importante tra la salute dei cittadini e la continuità produttiva
di un'industria, come mi ha spiegato Michelangelo Borrillo della redazione Economia del Corriere della Sera.
La Cassazione e l'Unità Stazione Unite ha confermato quanto già sostenuto in due gradi di giudizio dai magistrati milanesi. Una cosa fondamentale, cioè che il diritto alla salute è in ogni caso preeminente sulle libertà d'impresa. Nel caso specifico dell'Ilva di Taranto, i magistrati della Cassazione hanno stabilito che esistono pericoli gravi e rilevanti che impongono la sospensione dell'attività dell'area a caldo.
L'area a caldo è di fatto il cuore produttivo dell'acciaieria, comprende gli altiforni e gli altri impianti che, a partire dal minerale di ferro e dal carbone, permettono di produrre l'acciaio. Ed è ovviamente la parte più inquinante dello stabilimento.
Da dove nasce questa decisione? Questa decisione nasce in realtà per i ricorsi che avevano fatto ILVA e l'amministrazione straordinaria e Acciaieri d'Italia e l'amministrazione straordinaria contro la decisione del Tribunale di Milano. Ma il Tribunale di Milano era intervenuto perché nel 2021 11 genitori tarantini dell'Associazione Genitori Tarantini avevano posto questo problema, cioè che l'ILVA inquinava e che quindi andava chiusa.
Ieri appunto la Cassazione ha confermato la sospensione della produzione nell'area a caldo, lasciando valido l'ordine della Corte d'Appello di Milano che a luglio aveva imposto lo stop entro 90 giorni se non fossero stati fatti interventi concreti su amianto e polveri, che però non sono stati completati. Quindi ora gli altiforni verranno fermati e, secondo l'azienda, farli ripartire sarà quasi impossibile.
Non è tecnicamente la fine dell'ilva di Taranto, ma è come se lo fosse, nel senso che adesso bisogna pensare a un'ilva che non inquini. E l'ilva che non inquina è l'ilva che produce acciaio con forni elettrici. Questo è quanto ha detto anche il governo due giorni fa nell'incontro con i sindacati, ciò che garantirà la continuità produttiva dell'ilva con l'acciaio prodotto da forni elettrici. E questo cosa comporta?
In primo luogo comporta ingenti investimenti. perché bisogna ripensare la produzione elettrica. In secondo luogo ciò comporta anche migliaia di esuberi perché un conto è produrre l'acciaio come è stato fatto da 64 a oggi e con l'aria a caldo, un conto invece produrla con i forni elettrici. In concreto, i circa 7.000 dipendenti dell'acciaieria di Taranto si potrebbero ridurre a 1.000 e questo significa 6.000 esuberi
Ovviamente lasciare a casa 6.000 persone in un unico territorio sarebbe un problema enorme, di cui parliamo tra poco. A Michelangelo Borrillo però ho chiesto di spiegare prima di tutto chi se ne sta occupando e quindi su chi sta ricadendo tutta questa delicata partita.
In questo momento sia l'ILVA che Acciaierie d'Italia sono in amministrazione straordinaria, quindi sono gestite da commissari statali. Quindi in questo momento è lo Stato che decide cosa succede nell'ILVA ed è lo Stato che se ne deve fare carico in questo caso. Però che cosa c'è? C'è in corso una gara per la vendita dell'ILVA. La speranza dello Stato è che si faccia avanti un privato per gestire l'ILVA.
In Corsa ci sono due cordate, anzi una cordata e un imprenditore privato. La cordata è quella di 15 acciaieri d'Italia, il privato singolo è invece l'indiano Jindal. Il 7 novembre prossimo scadono i termini per presentare un'offerta. Quindi da 7 novembre in poi potremmo capire qualcosa in più sul futuro eventualmente privato dell'IVA. In questo momento però a gestirlo è lo Stato con i commissari.
Ecco, tornando ai 6.000 esuberi, è chiaro che la sentenza della Cassazione, che in pratica spegnerà gli altiforni, rischia di generare una bomba sociale.
Anche per far fronte a questa evenienza, il governo nelle scorse settimane ha contattato alcuni grandi gruppi a partecipazione statale per invitarli a investire nell'area di Taranto, quindi a farsi carico in parte degli esuberi generati dalla chiusura dell'area a caldo. Si tratta di Leonardo Fincontieri e Ferrovie dello Stato. Al momento non sappiamo che cosa potrebbero fare e allo studio un eventuale loro intervento e potremo sapere eventualmente nelle prossime settimane a cosa si sta pensando.
Questo appunto si capirà più avanti, ma nel frattempo la decisione dei giudici è stata accolta con una certa prudenza dai rappresentanti dei lavoratori.
Per ora le reazioni dei sindacati sono state caute anche perché solo il 27 settembre scorso era stato firmato un verbale di accordo con il governo proprio per far fronte a questa eventualità. Alcuni punti fondamentali di questo verbale erano definizione di un piano industriale, di individuazione del soggetto industriale e quindi si aspetta anche l'esito della gara. Quindi reazioni a breve probabilmente non ci saranno. Adesso vediamo però nelle prossime settimane cosa succede perché appunto adesso le tappe sono importanti.
Vedere chi può essere il soggetto privato interessato a un gruppo che ricordiamoci perde 3 milioni al giorno nel primo semestre. Del 2026 i dati della semestrale hanno evidenziato che l'ex ILVA ha perso 3 milioni al giorno. Quindi vediamo se ci sarà un soggetto privato che voglia farsi carico di questo gruppo e in seguito a questo vedremo quali potrebbero essere le reazioni. Ricordando appunto che nelle scorse settimane, quando invece questo verbale ancora non era stato sottoscritto, il palazzo Chigi non aveva ancora incontrato i sindacati a Roma. C'erano state diverse proteste che avevano portato al blocco della refineria Eni di Taranto che poi ha innescato anche la carenza di carburanti nelle aree di servizio, la protesta degli autosportatori
e quello che poi è divampato anche per altre motivazioni in un blocco di mezza Italia.
La domanda che a questo punto potrebbe sorgere spontanea è ma se l'ILVA inquina e perde 3 milioni di euro al giorno, perché mantenerla aperta?
Probabilmente il governo vuole garantire la continuità produttiva non solo per salvare almeno un miliardo di posti di lavoro, ma perché all'indomani di un'eventuale chiusura si porrebbe il problema della riconversione, del risanamento di quell'area industriale. Abbiamo tutti sotto gli occhi l'esempio di Bagnoli, Anche a Bagnoli, a Napoli, c'era un'ilva che era anche più piccola di quella di Taranto e per 25 anni è rimasta un'area inquinata con difficoltà a essere risanata. Quindi il problema che si imparebbe a Taranto sarebbe anche questo. Certo, bisogna affrontarlo. Ma magari prima di affrontare una chiusura definitiva si può pensare a una riconversione in un'ilva cosiddetta grid. Vediamo cosa succederà nei prossimi mesi,
ma forse sarebbe meglio dire nei prossimi anni
Il 19 luglio scorso Abderrahim Fakir, 42enne marocchino, È morto a Bologna, nel quartiere Pilastro, durante un intervento della polizia e poi dei soccorritori del 118. dopo che gli agenti erano stati chiamati sul posto perché Fakir stava gridando e prendendo a calci le porte di alcuni garage e loro lo avevano immobilizzato a terra schiacciandolo sull'asfalto un intervento durato circa 50 minuti registrato dalla bodycam che uno dei poliziotti portava con sé per autotutela e anche dai video girati con i cellulari dai balconi dei palazzi circostanti nei quali si vedeva Fakir chiedere aiuto più volte e poi morire In questi giorni, dalle registrazioni dell'agente, sono però emerse alcune frasi che hanno suscitato indignazione, come« se schiatta ci divertiamo»
e per le quali uno dei poliziotti ha poi chiesto scusa attraverso il suo avvocato.« Se schiatta ci
divertiamo»« Se
schiatta ci divertiamo
Nei giorni scorsi è stata poi depositata la consulenza di quattro esperti incaricati dalla Procura di Bologna di chiarire le cause della morte di Fakir. Hanno esaminato la sua storia clinica e ricostruito le fasi dell'intervento per capire che cosa abbia provocato il decesso. Marco Madonia, cronista della redazione di Bologna del Corriere della Sera, mi ha raccontato che cosa è emerso.
L'aspetto più importante di questa relazione, che poi sulla base della quale i tre magistrati che portano avanti l'inchiesta decideranno come procedere, è che individua tre possibili concause per la morte di Abderrahim Fakir, che come era emerso dagli esami tossicologici aveva assunto la sera prima ingenti quantitativi di cocaina, che è stato per diversi minuti sottoposto in posizione prona, ammanettato con due agenti della polizia sopra di lui e un terzo cittadino che era stato chiamato dagli agenti che gli teneva le gambe e gli avevano legato le gambe con le fascette e poi i consulenti individuano anche delle patologie cardiache pregresse che sarebbero state degli elementi con causa della morte di Fakir.
La cocaina assunta il giorno prima, i problemi cardiaci e l'intervento dei poliziotti però non avrebbero tutti lo stesso peso.
La famiglia rappresentata dall'avvocato Fabio Anselmo considera che la posizione costretta, prona per un lungo periodo in delle condizioni meteo tra l'altro molto proibitive perché stiamo parlando del 19 di luglio a Bologna schiacciato sull'asfalto con una temperatura elevata ovviamente siano uno degli elementi principali che hanno causato il decesso di fakir e ovviamente poi entrambe le parti si raccusa che la difesa depositeranno nei prossimi giorni una propria relazione di parte e sulla base delle quali poi insomma si deciderà come procedere
L'avvocato che assiste la famiglia della vittima, Fabio Anselmo, ha citato altri casi simili alla morte di Fakir, sostenendo che sia stata la posizione prona in cui i poliziotti lo hanno immobilizzato per oltre sei minuti, mentre uno di loro era a cavalcioni sull'uomo, a provocarne l'asfissia e poi l'arresto cardiaco.
Quella posizione era la stessa o comunque molto simile? a quella di riccardo magherini che è il ragazzo ucciso a firenze nel 2014 per la quale l'italia è stata sanzionata perché non è considerata una procedura sicura perché non tutela la vittima riduce le sue capacità respiratorie la posizione della difesa degli agenti è che in realtà quelle capacità di respirazione fossero limitate da un lato dai problemi di progressi di salute dall'altro punto dall'abuso di cocaina, questo ovviamente ha portato in questi mesi a una vittimizzazione secondaria di Fakir e della sua famiglia che sono stati accusati di tutto, di essere un drogato, un delinquente o addirittura la famiglia di averlo abbandonato a se stesso.
Nella lunga e articolata relazione sono riportati anche i tentativi che quest'uomo aveva fatto di chiedere aiuto per i suoi problemi psichici.
Mi viene citato un episodio di autolesionismo il 20 di giugno, un mese prima della morte, in cui lui viene preso in carico prima al porto soccorso e poi al centro di salute mentale in cui lui evidentemente segnala un malessere che è legato alle condizioni economiche, aver perso il lavoro, la morte della mamma dell'anno precedente per cui tra l'altro si era anche impegnato economicamente nel sostenere le cure, la paura di perdere il permesso di soggiorno. Infatti la sorella che insieme al fratello porta avanti la battaglia per ottenere giustizia ha ribadito più volte che Fakir chiedeva solo aiuto e non è stato aiutato.
Ora appunto bisognerà vedere come vorranno procedere i pubblici ministeri. Per adesso, oltre ai due agenti, ci sono anche quattro soccorritori iscritti in un cosiddetto registro separato che per lo scudo penale non si chiama ancora registro degli indagati prima di ulteriori accertamenti e questi soccorritori sono stati iscritti per non avere trattato il caso di fakir come quello di un arresto cardiaco nonostante lui respirasse poco e a un certo punto fosse incosciente e anche per avergli praticato il massaggio cardiaco in ritardo e quando era ancora ammanettato Potrebbero però essere indagati formalmente oppure il caso potrebbe essere archiviato.
Qui siamo ancora in una fase veramente molto embrionale delle indagini, nel senso non c'è neanche una richiesta di rinvio a giudizio. È chiaro che quel video, che comunque è integrale rispetto a una situazione che è molto particolare, cioè rispetto ai precedenti a cui fa riferimento Anselmo, l'avvocato della famiglia, cioè... Aldrovandi, Cucchi, noi invece questa morte sembra quasi che l'abbiamo seguita in diretta attraverso quel video di 5 minuti che girano i residenti quella mattina durante l'intervento della polizia. Quello delle bodycam è un video più esteso di 50 minuti che è drammatico nel momento in cui racconta l'agonia di questa persona che per 23 volte chiede aiuto con la poca voce che gli è rimasta. e ci sono queste frasi veramente
inaccettabili poi chiaramente in questa vicenda già dall'inizio L'opinione pubblica e la politica sono divise immediatamente tra chi è difeso a prescindere l'operato degli agenti e chi a prescindere l'ha attaccato. Ovviamente è come dimostra la consulenza e come dimostreranno anche le consulenze di parte. La vicenda è molto complessa e chiaramente resterà quelle frasi in quel momento con una persona appena deceduta per terra rimarranno, secondo me, una ferita indelebile.
Per oggi e per questa settimana è tutto. Prima di salutarvi un annuncio, da oggi comincia la seconda stagione di Ai nostri giorni, una serie podcast del Corriere che torna a raccontare la rivoluzione dell'intelligenza artificiale a partire, nella prima puntata, da quanto sta accadendo nelle banche e nelle assicurazioni. Qui domani, come ogni sabato, torna in settimana di Fiorenza Sarzanini, mentre domenica c'è Radio Italians di Beppe Severgnini. Ora è davvero tutto, grazie a Marco Madonia, Michelangelo Borrillo e Federico Fubini e grazie a voi per averci ascoltato e con Giorno per Giorno ci risentiamo lunedì.
Giorno per giorno è il podcast quotidiano del Corriere della Sera a cura di Francesco Giambertone, coordinamento di Tommaso Pellizzari, produzione audio di Keymotions con Giacomo Vaghi, Federico Caruso e Giorgia Venturi.