
Non spegnere la luce· Staffel 10· Folge 7
Il mostro di Udine é esistito davvero? - Storia di un serial killer senza volto
Mittwoch, 14. Oktober 2026 · 1 h 27
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Shownotes
Udine, 1980 – Il corpo della diciannovenne Maria Carla Bellone viene ritrovato nelle campagne di Pradamano. È l’inizio di una storia che, negli anni successivi, porterà gli investigatori a interrogarsi sulla possibile presenza di un assassino seriale nel Friuli Venezia Giulia. Tra il 1980 e il 1989, almeno quattro omicidi mostrano infatti inquietanti somiglianze: ferite particolari, mutilazioni e dettagli anatomici che faranno ipotizzare che l’autore possa possedere conoscenze mediche o chirurgiche. Per anni, però, quei delitti vengono investigati separatamente e soltanto successivamente emerge l’ipotesi di una stessa mano. Un sospettato attirerà a lungo l’attenzione degli inquirenti, vecchi reperti verranno riesaminati e persino il DNA offrirà nuove possibilità, senza però condurre a una soluzione definitiva. Ma chi era davvero il Mostro di Udine? Quante delle vittime attribuitegli furono realmente uccise dalla stessa persona? E può la scienza, a distanza di decenni, riuscire finalmente a dare un volto a uno dei più inquietanti misteri della cronaca italiana? Proviamo a scoprirlo insieme a Sonia Filippi, autrice di genere noir, con all’attivo una produzione di oltre 20 romanzi gialli.
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Bentrovati e bentrovate su Non spegnere la luce, un podcast brutto, sporco e cattivo in cui ogni settimana cerchiamo di far luce sui misteri più oscuri della storia criminale moderna. Io sono Michele Dinnelle, potreste conoscermi già per altri podcast come Stelle e Strisce o come Inverno Nucleare e ad accompagnarmi in questo viaggio nella mente criminale, come sempre, ci sarà Giacomo Giacuinto. narratore, fumettista e autore del podcast La Bottega degli Orrori. Prima di iniziare, come al solito, noi salutiamo, abbracciamo, sbaciucchiamo la nostra seconda famiglia, ovvero la nostra community su Telegram, che conta 1400 e passa utenti, che sono attivissimi tutti i giorni, con i quali interagiamo io, Giacomo e tanti
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una produzione di oltre 20 romanzi gialli. Ciao Sonia e grazie per essere tornata su Non spegnere la luce.
Ciao Michele, ciao Giacomo, ciao a tutta la community, è sempre un onore, sapete che per me è un privilegio essere qui.
L'onore e il piacere è tutto nostro come sempre e allora tuffiamoci nella puntata di oggi, una puntata molto importante, una puntata molto densa di eventi, di significato, un caso che non inizia ma diciamo esplode ad Udine nel 1980 quando il Corpo di una diciannovenne di nome Maria Carla Berlone viene trovato nelle campagne di Pradamano. Questo è l'inizio di una storia che negli anni successivi porterà gli investigatori a interrogarsi sulla possibile presenza di un assassino seriale proprio nella regione del Friuli Venezia Giulia. Già perché tra il 1980 e il 1989, ma anche prima come vedremo, almeno quattro omicidi mostrano dei dettagli, delle somiglianze estremamente inquietanti. Ci sono delle ferite particolari, delle mutilazioni, dei dettagli anatomici che
fanno ipotizzare che l'autore possa eventualmente possedere delle conoscenze mediche o chirurgiche. Per anni però quei delitti vengono investigati separatamente e soltanto a Successivamente emergerà l'ipotesi di una stessa mano dietro queste uccisioni e in particolare un sospettato attirerà a lungo l'attenzione degli inquirenti con dei vecchi reperti che torneranno alla luce, verranno riesaminati e persino il DNA offrirà delle nuove possibilità, delle nuove piste senza però condurre a una soluzione definitiva. Che allora quello che vogliamo chiederci all'interno di questa puntata è chi era davvero il mostro di Udine?
Quante delle vittime attribuite gli furono realmente uccise dalla stessa mano? E può la scienza, a distanza di decenni, ricostruire finalmente, dare un volto a uno dei più inquietanti misteri della storia della cronaca nera italiana? E allora per scoprirlo, come sempre, facciamo un passo indietro e proviamo a ricostruire questa scia di sangue. assieme al nostro caro Giacomo Giacquinto
Ciao Michele, ciao Sonia, ciao a tutti gli amici, gli amiche e gli amico di Non Spegnere la Luce, ben ritrovati anche da parte mia per questo nuovo episodio da vivere insieme. Da qualche tempo sto cercando di eliminare quella componente da fiction che può essere presente in una citazione, per abbracciare delle quotes che siano magari state dette durante il periodo in cui il caso che analizziamo è avvenuto.
E la frase di oggi è di Fedra Peric, che è la figlia di Marina Lepre, che dice« Spero si arrivi a qualcosa, si capisca se c'era davvero un serial killer». Una frase apparsa sul Messaggero Veneto il 16 marzo 2019. Perché vedete, amori miei, questa volta è da qui che voglio iniziare. Non voglio iniziare dal mostro, non voglio iniziare da un coltello, non voglio iniziare da un soprannome costruito dai giornali, quello che lo potete leggere anche nel titolo della nostra puntata. Voglio iniziare da una figlia. Una figlia che per anni ha cercato di capire che avesse ucciso sua madre, e soprattutto se sua madre fosse stata la vittima di un uomo che aveva già ucciso prima. Perché il caso del mostro di Udine nasce da una domanda
che ha più di 50 anni dal primo omicidio, considerato nella serie ovviamente. Non ha ancora una risposta definitiva. C'è stato davvero un solo assassino? Tra gli anni 70 e 80 a Udine, nella sua provincia, vengono uccise numerose donne. Sono in realtà storie diverse, modalità diverse, sono soprattutto vite diverse.
Alcune donne si prostituiscono, alcune vivono problemi di dipendenza o marginalità, altre no. E per molto tempo quei delitti rimangono quello che sembrano essere. Omicidi isolati, fascicoli distinti, prove diverse. Sono nomi destinati lentamente a scomparire dalle prime pagine, dopo averle occupate per mezza giornata, forse più. Solo anni dopo qualcuno mette quelle fotografie una accanto all'altra. E si accorge che su alcuni di quei corpi esiste qualcosa che ritorna. Una lama, una gola recisa. E soprattutto una serie di incisioni sull'addome talmente nette da far nascere un'ipotesi inquietante. Forse quell'uomo aveva già ucciso. Forse stava ripetendo qualcosa, forse quella non era una serie di diletti, era una firma. Per capire questa
storia però dobbiamo tornare indietro, dobbiamo tornare molto indietro. Al 21 settembre del 1971, Irene Belletti, a 35 anni, viene uccisa a Udine. 50 anni dopo il suo nome verrà inserito nelle ricostruzioni dedicate al mostro di Udine, come possibile prima vittima di una lunga sequenza. Un anno più tardi muore Elsa Moruzzi, Nel 1975 viene uccise Eugenia Tilling. Il 21 settembre del 76, curiosamente la stessa data dell'omicidio Belletti, viene assassinata Maria Luisa Bernardo. E nel 1979 è la volta di Jacqueline. Ma qui dobbiamo fermarci un secondo. Perché quando sentiamo una sequenza di nomi e date, il nostro cervello cerca automaticamente un disegno e il rischio nel true crime, nel mestiere che facciamo, e costruirlo anche quando non c'è.
Ma non tutti questi omicidi hanno lo stesso modus operandi, non tutti presentano le stesse ferite, e alcuni delitti, che nel tempo sono stati inseriti nella cosiddetta serie, saranno poi ricondotti a responsabili differenti. Il Nord- Est, nel 2025, parlava di 13 donne complessivamente considerate nelle varie ricostruzioni, e ricordava che due di quei delitti avevano avuto condanna. Quindi quando in realtà diciamo mostro di Udine non stiamo parlando di un assassino, non so, giudiziariamente identificato, al quale possiamo attribuire 14 omicidi. No, stiamo parlando di un'ipotesi investigativa e criminologica. Questo è molto importante.
E all'interno di questa ipotesi esiste un nucleo che è molto più preciso. Quattro donne, quattro omicidi, quattro corpi che sembrano parlare la stessa lingua, la lingua dei morti. La prima è Maria Carla Belluno. Maria Carla ha 19 anni e è giovanissima. Fa uso di eroina e secondo le carte dell'epoca riportate dalla stampa locale da qualche mese si prostituisce per procurarsi la droga per sé e per suo fratello.
Nella notte tra il 15 e il 16 febbraio 1980 viene vista salire su una Mercedes di colore chiaro. Poi scompare. Il corpo viene ritrovato alcuni giorni dopo nella campagna di Pradamano, poco fuori Udine. Maria Carla è stata uccisa con un profondo taglio alla gola. Ma non è soltanto questo a colpire gli investigatori. Sul corpo c'è una lunga incisione che attraversa l'addome. Secondo la successiva consulenza medico- legale riportata dal Corriere della Sera, l'incisione evita l'ombelico con una precisione che ricorda una dissezione anatomica. Ed è qui che, guardando il caso molti anni dopo, nasce una delle immagini più potenti dell'intera vicenda.
Il chirurgo. Qualcuno capace di utilizzare la lama senza esitazioni. Ma attenzione. Capace di utilizzare una lama e medico non significano la stessa cosa. Questa distinzione diventerà fondamentale. Perché l'idea del chirurgo finirà per guidare una parte enorme della ricerca del colpevole. E ogni volta che un'indagine comincia a cercare qualcuno che corrisponde effettivamente a un profilo già immaginato esiste un pericolo, ovvero smettere di chiedersi chi sia l'assassino, ma cercare soltanto qualcuno che assomigli all'assassino, che abbiamo già deciso di cercare, come diceva Sherlock Holmes, forse qualcuno di voi lo ricorderà, aderire le teorie ai fatti piuttosto che il contrario.
Passano quasi tre anni e il 24 gennaio del 1983 La vittima si chiama Luana Gianporcaro, ha 22 anni, anche lei giovanissima. Anche il suo corpo viene trovato in aperta campagna e è stata uccisa con una ferita al collo, e anche sul suo addome compaiono lunghe incisioni. Ancora una volta, secondo la successiva comparazione medico- legale, i tagli sembrano eseguiti deliberatamente, evitando l'ombelico. A questo punto il parallelismo è quasi inquietante, ma non basta ancora perché Udine non sa di avere davanti a sé un serial killer. non esiste un arresto, non esiste un identikit risolutivo, non esiste un uomo che gli investigatori possano effettivamente indicare come sospettato o meglio ancora come certezza. E altri omicidi, come spesso succede nei casi
di serial killer, continuano a verificarsi. Nel 1984 vengono uccise altre donne che saranno successivamente inserite, con diversi gradi di plausibilità, nel più ampio elenco attribuito alla stampa, dalla stampa al mostro. ma le modalità non coincidono sempre. Alcune vittime vengono strangolate, altre accoltellate, in almeno un caso il corpo viene bruciato.
Questa sorta di eterogeneità è uno dei problemi centrali della teoria del serial killer unico. Poi però arriva il 3 marzo del 1985. La vittima si chiama Aurelia Genuschwitz, 42 anni, a origini francesi. aveva vissuto situazioni di forte fragilità e aveva avuto ricoveri psichiatrici e viene uccisa anche lei con un taglio al collo. E sull'addome, indovinate un po', l'assassino lascia ancora una volta delle incisioni longitudinali, tre secondo la ricostruzione della consulenza. Sono ferite nette, sono pulite e seguite con uno strumento che è estremamente affilato. Tre donne, tre anni diversi, 1980, 1981 e 1982. È la stessa domanda che torna. Chi può fare una cosa del genere? Poi per quasi quattro anni almeno quel particolare schema sembra scomparire,
finché arriva il febbraio del 1989. E la donna si chiama Marina Lebre. Ha 40 anni, vive a Cividale, ha una figlia di nove anni. Secondo il Corriere viene da una famiglia agiata e lavora in una compagnia di assicurazione. Dopo una separazione attraversa un periodo difficile segnato da depressione e problemi con l'alcol. Diversamente da molte delle donne che verranno inserite nella serie allargata, Marina non viene descritta come una sex worker. La notte tra il 25 e il 26 febbraio del 1989 Marina incontra qualcuno. Il suo corpo viene ritrovato su un viottolo nella zona del torrente, torre alla periferia di Udine. È stata uccisa. La gola presenta una ferita che agli investigatori ricorda immediatamente altri casi che
hanno già letto, su cui hanno già indagato. L'ex carabiniere Eddie Sanson, che aveva lavorato su quelle vicende, racconterà anni dopo che, vedendo il corpo, pensò immediatamente al ritorno del serial killer. Ed è dopo Marina che ciò che fino a quel momento era stato soprattutto un sospetto, inizia a trasformarsi in una vera domanda investigativa. E se queste donne fossero state uccise dallo stesso e anche il momento in cui compare la figura più controversa dell'intera vicenda, un medico.
Non gli darò un nome per un motivo semplice, non è mai stato condannato per questi delitti, quindi è inutile fare l'inciaggio. In questa storia dobbiamo distinguere il fascino di una teoria dalla forza di una prova, dovremmo farlo sempre, ma in questa storia in particolare. Secondo le ricostruzioni investigative pubblicate negli anni successivi, l'uomo viene notato nella zona del Torrente Torre poco dopo l'omicidio di Marina. La circostanza attira l'attenzione dei carabinieri, viene interrogato. Negli anni successivi subisce accertamenti, controlli, perquisizioni.
La sua formazione medica sembra adattarsi perfettamente all'immagine che nel frattempo si sta creando del killer, ovvero una persona capace di incidere un corpo con grande precisione. ma adattarsi a un profilo non significa essere colpevoli, e contro quell'uomo non emergeranno prove sufficienti per portarlo a processo. Morirà anni dopo, senza essere mai giudicato per gli omicidi del cosiddetto mostro di Udine. Intanto la vera svolta concettuale arriva diversi anni dopo gli omicidi, nel 1995, quando il procuratore di Udine affida al medico legale Carlo Moreschi, allora ricercatore all'Università di Udine, il compito di confrontare quattro casi, Maria Carla Bellone, Luana Giamporcaro, Aurelia Janujuez e Marina Lepre. Moreschi studia le redazioni autoptiche
e non sta guardando soltanto quattro omicidi, sta in realtà cercando una grammatica di quegli omicidi, il modo in cui è stata utilizzata la lama, la posizione delle ferite, la loro ripetizione e soprattutto la loro precisione. E secondo sempre la ricostruzione pubblicata dal Nord- Est, la conclusione è che i quattro delitti siano opera di un unico autore. Quella conclusione ovviamente cambia tutto. Perché adesso l'ipotesi di un serial killer non nasce semplicemente dal fatto che diverse donne siano state uccise nella stessa città, no, nasce da un confronto medico- legale e la scienza difficilmente sbaglia. Ma attenzione ancora una volta, anche qui esiste una differenza enorme tra questi quattro delitti
potrebbero avere lo stesso autore e quest'uomo li ha commessi. La prima è effettivamente una valutazione comparativa, la seconda richiederebbe delle prove individualizzanti DNA, per esempio, delle impronte, per esempio, un'arma, per esempio, una confessione attendibile, per esempio. Magari servirebbe una catena probatoria capace di reggere davanti a un tribunale, per esempio, ma quella catena non arriverà. Il mostro di Udine continuerà a esistere soprattutto come profilo, non come imputato. Qui c'è un altro dettaglio che rende questo call case particolarmente amaro, secondo me. perché mentre le prove biologiche diventano sempre più importanti nella criminalistica moderna, alcuni vecchi reperti sembrano essere rimasti
per anni negli archivi, fino a una data specifica, a un anno specifico, il 2019. Durante le ricerche collegate alla realizzazione della docuserie Il mostro di Udine, l'avvocata Federica Tosel, che assiste i familiari delle vittime, recupera nei vecchi fascicoli materiale potenzialmente prezioso. Per esempio, Nel fascicolo di Maria Carla Bellone un mozzicone è conservato in una busta, in quello di Maria Luisa Bernardo un preservativo utilizzato e alcuni capelli, reperti che con le tecnologie disponibili decenni dopo gli omicidi potrebbero teoricamente fornire dei profili genetici. E' qui che subentra un altro fattore importante, perché il 22 maggio del 2019 ANSA riferisce che la procura di Udine ha aperto un
nuovo fascicolo contro Igno, che il materiale sarà analizzato dai risse dei carabinieri di Parma. Improvvisamente una storia che sembrava condannata agli archivi torna viva perché il DNA ha una caratteristica che le testimonianze non hanno, non invecchia nello stesso modo della memoria. Un testimone dopo 40 anni può dimenticare, in generale la memoria è fallace perché crea ricostruzioni di ricordi, interpretazioni dei ricordi specie quando i dettagli mancano. La memoria può confondere, la memoria può morire, Un reperto biologico, invece, se conservato correttamente, può ancora parlare, ma può anche non dire quello che speriamo. Può essere degradato, può appartenere a una persona che con il delitto non ha nulla a
che fare, può non essere confrontabile, può aprire una pista, può chiuderla. Nel febbraio 2025 il Nord- Est riferiva che pubblicamente si attendevano ancora sviluppi decisivi. Ma allora quante sono state davvero le vittime del mostro di Udine? Quattro? Nove? Tredici? Quattordici? La risposta più onesta è dipende da cosa intendiamo per vittime del mostro. Il Corriere nel 2019 elencava almeno nove emicidi con elementi ritenuti significativi e parlava di un universo più ampio di 14 donne. Ma il Nord- Est nel 2025 utilizzava un altro numero, il 13, ed è questa divergenza a non poter essere considerata un dettaglio, perché è il cuore del caso. Ma ci ritornano in mente le parole di quella figlia, quelle con cui abbiamo aperto. Spero si
arrivi a qualcosa, si capisca se c'era davvero
un serial killer. E allora io non posso che ringraziare per questa bellissima... ispiratissima narrazione il nostro caro Giacomo Giacuinto. Grazie mille a voi. Adesso ci rimane ancora tanto, tanto, tanto di cui parlare e dunque torno dalla nostra la nostra autrice thriller, Sonia Filippi, perché questo caso è un thriller ed è un thriller in cui l'enigmista ha vinto sempre se ci sia stato un enigmista. E allora dobbiamo fare un passo indietro necessariamente per raccontare come nasce anche il mito stesso di quello che verrà definito Mostro di Udine, che comincia con una serie di delitti che all'epoca non sembrano necessariamente collegati uno con l'altro, perché in realtà già dagli anni 70 diverse donne vengono uccise proprio in quella
zona e, dobbiamo dirlo, sono purtroppo donne che vivono ai margini della società o comunque frequentano l'ambiente della prostituzione, chi per tossicodipendenza, chi per necessità economiche e sono però delle invisibili. Dunque prima di entrare nei singoli omicidi io voglio chiedere alla nostra Sonia che cosa c'è da capire della udine di quegli anni, del contesto in cui vivono queste donne e per comprendere come una vicenda di questo genere abbia potuto svilupparsi con questa scia di sangue così larga senza che nessuno facesse nulla
Stiamo parlando sempre del famoso nord- est di cui noi ci siamo occupati in altri due casi, il caso di Pietro Maso e il caso Luttig. Il ricco nord- est fatto da gente che lavora, gente per bene, soprattutto ai friuli Venezia Giulia dove si trova gente orgogliosa, grandi lavoratori, però non dobbiamo dimenticare che questa storia è molto lunga, si spalma in più di vent'anni perché inizia nel 1971 e l'ultimo omicidio è nel 1991. quindi vent'anni giusti, un omicidio che però avrà una soluzione, ma che viene affiancato a quelli del mostro di Udine, l'omicidio di Nikla Perabon. È una Udine che viene considerata una città felice, una città gentile, così viene definita da un telecronista. in realtà come tutte
le città c'è un sottobosco un tessuto sociale molto molto infermento e non dobbiamo dimenticare come dicevo prima che questi sono gli anni delle Brigatte Rosse sono gli anni del Mostro di Firenze due argomenti due focus che attirano grandemente l'attenzione della gente, l'attenzione dei giornali per cui l'omicidio di queste donne che si trovano ai margini della società passa un po' secondo me in sordina e poi bisogna prendere in considerazione anche che appunto Udine è una città piccola si cerca di tenere un profilo basso per non allarmare le persone anche se a onor del vero bisogna essere onesti L'indagine per quanto riguarda l'omicidio di Irene Belletti fu piuttosto massiva, si interrogarono molte persone, si indagò moltissimo, furono
fatti delle pregiustrazioni con degli elicotteri, fu dragato il canale dove era stata trovata questa povera donna, quindi vicino a dove era stata trovata questa povera donna, quindi in effetti ci si mosse in questo versante. Però stiamo parlando appunto di un periodo storico molto confuso, dove questi omicidi rimangono ai margini, secondo me. È una cosa che è saltata fuori molto, ma che è secondo me di opinione diffusa anche adesso, dalla docuserie di Sky, che ha menzionato prima Giacomo, che queste sono donne di serie B, perché sono prostitute, perché sono sulla strada, per cui sono a contatto... con il male, con il pazzo tutti i giorni la possibilità di incontrare un folle che ti ammazzi è praticamente dietro
l'angolo quindi per questo non sono state molto considerate inoltre alla fine degli anni 70 Udine viene invasa dalla droga tutto il nord- est viene invaso da eroina, morfina, soprattutto perché il Friuli Venezia Giulia è sempre stato, soprattutto in quel periodo, periodo della guerra fredda, un punto di riferimento, un punto di osservazione speciale per la Nato. Difatti adesso i più grandi cieli se lo ricorderanno sicuramente, comunque una volta il servizio di lieva era obbligatorio, quindi Il Friuli Venezia Giulia era pieno di caserme, quindi il tessuto sociale era anche intriso, mescolato, diluito con la grandissima presenza di militari da tutta Italia.
L'ultimo e non meno importante, l'astanoplista, il terremoto. Nel 1976 il Friuli Venezia Giulia è stato teatro di un terremoto spaventoso. io nel mio piccolo posso portarvi una piccola testimonianza io abitavo e abito in Veneto ma in un'altra provincia e il periodo del terremoto ve lo posso assicurare noi l'abbiamo sentito immagino come possano averlo vissuto i friulani perché io mi ricordo la sera di maggio del 76 non riuscivamo neanche stare in piedi in camera io e mia mamma perché il terremoto a noi in Veneto quindi figuriamoci cosa può essere successo là. Quindi tutte queste cose, secondo me, hanno dilavato, hanno sciolto, hanno diluito quello che in effetti doveva essere considerato con maggiore importanza.
Ti ringrazio Sonia per questo inquadramento che ci serve sicuramente per brancolare un po' meno nel buio quando si parla di questo caso, perché veramente andiamo con, non dico con il lumicino però, come una strada buia illuminata da pochi lampioni. Io lo vedo così questo caso. E uno di questi lampioni, sicuramente un momento di svolta all'interno di questa storia, è proprio quel 19 febbraio del 1980, dove viene ritrovato il corpo della 19enne, l'abbiamo detto Maria Carla Bellone, che rappresenta un po' un momento spartiacque all'interno di questa storia rispetto a tutto quello che c'era stato precedentemente negli anni 70, perché anche negli anni 70 sono morte diverse donne, anche nei giorni immediatamente successivi a quel tremendo terremoto, quindi l'assassino,
se parliamo effettivamente della stessa mano, ha avuto addirittura la freddezza di sfruttare quel momento di confusione sociale per colpire ulteriormente. Però arriviamo al 1980 perché iniziano ad apparire alcuni particolari osservati proprio sul corpo della vittima che assumeranno un significato più concreto soltanto alla luce degli omicidi successivi. E allora quali sono questi dettagli e soprattutto perché l'omicidio Bellone rappresenta una svolta così importante?
Prima di parlare dell'omicidio di Maria Carla vorrei fare una piccola considerazione. Le donne, le due prostitute uccise, quelle principali diciamo, uccise Negli anni 70, nel 71 e nel 76, Irene Belletti e Maria Luisa Bernardo usavano l'auto di proprietà. Infatti gli omicidi di queste due donne vengono effettuati all'interno delle loro auto, sia nel primo che nel secondo caso. Con Maria Carla Bellone... Secondo me e secondo anche chi ha studiato più approfonditamente il caso c'è stata una variazione costretta probabilmente di modus operandi. Le donne non usano più la propria auto ma si mettono sulla strada e vengono caricate dal cliente. Come ha detto Giacomo quindi c'è stata secondo me questa proprio variazione. variazione di modus operandi che si
è accompagnata anche con una variazione dell'azione del killer Maria Luisa Bernardo è l'unica vittima presunta e effettiva del mostro di Udine che ha posto resistenza e l'unica che ha delle ferite da difesa. Maria Luisa Bernardo che è stata assassinata il 21 settembre del 1976 ha 22 coltellate, 11 delle quali da difesa, ferite da difesa. probabilmente questo ha determinato una variazione del modus operandi. Io ritengo che sia la stessa persona che abbia cambiato il modo di gestire tutta quanta la faccenda. Infatti con Maria Carla si inizia un modus operandi molto più, dal mio punto di vista, sofisticato.
La vittima viene prima strangolata per essere resa inoffensiva, non uccisa. le fa perdere i sensi dopodiché la sgozza le fa un taglio alla gola e anche qui potremmo discutere un bel po' se il taglio sia da destra a sinistra o da sinistra a destra è stato detto che il taglio è da destra a sinistra quindi se la vittima è stata presa da dietro spero di essere chiara e di essere comprensibile a chi mi ascolta perché questo caso è molto difficile anche perché bisognerebbe avere davanti la piantina di Udine per vedere anche dove le vittime sono state scaricate per capire il modus operandi di quest'uomo perché non abbiamo altro, come hai detto tu Michele, non c'è luce, c'è un lumicino e dobbiamo adattarci a usare quello. Maria
Carla viene appunto strangolata per farle perdere i sensi, dopodiché molto probabilmente le viene sicuramente tagliata la gola, ma se la vittima viene presa da dietro sicuramente se il taglio è da destra a sinistra l'assassino è mancino ma supponiamo il caso che la vittima sia estratta sia messa a terra e il taglio le venga effettuato da destra a sinistra allora in quel caso l'assassino, l'offender non è più un mancino ma è destrimano e anche questo secondo me sarebbe da capire Maria Carla inoltre ha quella famosa incisione longitudinale che va dal seno al pube, evitando accuratamente l'ombelico.
È una ferita fatta post mortem, non è una ferita fatta per uccidere, ma è una ferita molto probabilmente per una specie di soddisfazione erotica sessuale mania di controllo di poter fare su questo corpo tutto quello che l'offender desidera è svestita infatti queste donne saranno per la maggior parte svestite Maria Carla è vestita dalla vita in su e svestita dalla vita in giù è stata trascinata perché anche qui visivamente è un po' difficile rendere la scena ma secondo me farebbe capire molto come l'offender ha agito. È stata trascinata per i piedi e ha i calzini quasi del tutto persi, come quando trascina una persona dalle braccia e i calzini vengono trascinati e quindi sono scesi. Intorno ha i suoi oggetti, ha i pantaloni, le scarpe, ci
sono c'è il giaccone ci sono delle altre cose e c'è uno spinello e un mozzicone di sigaretta che verrà repertato in seguito e che poi diciamo verrà esaminato in tempi recenti interessante ed è questo secondo me che un po fa assommare queste vittime Il punto di cattura della vittima, che avviene quasi sempre in prossimità della stazione, perché era il luogo d'eccellenza, diciamo, ogni città a quei tempi ce l'aveva, aveva questo luogo dove le costitute si riunivano e fornivano i loro servizi. E il luogo di abbandono, che adesso provate a immaginare Udine come un quadratto, ad ogni angolo retto nella direttrice di uscita i corpi venivano abbandonati.
Ti ringrazio Sonia come sempre per questa ricostruzione puntuale che aggiunge secondo me dei dettagli che sono importantissimi per darci delle informazioni in più per provare a ricostruire delle scie quantomeno se non delle piste. e allora andiamo avanti con i delitti degli anni immediatamente successivi arriviamo al gennaio 1983 con l'omicidio di Luana Giamporcaro Giacomo ce l'ha raccontato come anche quello del marzo 1985 di Aurelia Januszewicz e anche in questi casi emergono degli elementi insoliti anche se nessuno sembra riuscire a vedere chiaramente una sequenza all'interno di queste azioni delittuose. E allora raccontiamo quali sono le somiglianze tra i delitti che abbiamo raccontato finora, se si intravede, si
inizia ad intravedere anche lì un modus operandi e delle differenze anche rispetto ai delitti precedenti.
L'omicidio di Luana Gianporcaro avviene appunto il 24 gennaio del 1983. Luana è una ragazza che è scappata di casa a 22 anni e dorme alla stazione. Quella sera diciamo che il fatto ha giocato le sue carte perché è stata trovata da una pattuglia a dormire in stazione e alle 4 della mattina viene cacciata. Lei esce. parla con un ragazzo viene vista parlare con un ragazzo sulla porta della stazione dopodiché viene trovata due ore e un quarto dopo cadavere viene trovata alle 6.45 c'è da dire che tutti questi corpi vengono trovati per caso da passanti, cacciatori cercatori di lumache, contadini quindi il rivenimento anche perché vengono abbandonate proprio sembra che vengano gettate via come se fossero dei
rifiuti e anche come sono posti i corpi secondo me è molto indicativo della considerazione che l'offender aveva nei confronti di queste donne sono proprio gettate come dei rifiuti Luana Gianporcaro ha uno scalino in più intanto inizia a profilarsi l'idea che si tratti di un medico perché i tagli che anche luana gianporcaro a sull'addome sono due sono precisi sono netti e richiamano tagli cesarei effettuati in sede autottica nei confronti delle prostitute quando erano morte una volta si pensava che i bambini delle prostitute dovessero avere una degna sepoltura dovessero essere riconosciuti in cielo quindi i feti venivano asportati eseguendo questo tipo di taglio cesareo e poi venivano battezzati e seppelliti lontano dalle madri proprio per dar loro
una specie di dignità ma Luana Giamporcaro ha qualcos'altro questo killer è stato chiamato killer della pioggia perché alcune non tutte perché nel caso di Maria Carla Bellone non pioveva il terreno era asciutto ma nel caso di Luana Giamporcaro Aurelia Iannuceviz e scusate Marina Lepre pioveva di rotto quindi anche nel caso di Luana Giamporcaro ci sarebbe stata la possibilità di fare delle repertazioni interessanti. Il cadavere viene lasciato, immaginate sempre questo quadrato, Maria Carla Bellone viene lasciata nella zona sud- ovest di Udinet, Luana Gianporcaro nella zona sud- est, nella stessa direttrice di uscita dell'angolo. Anche lei è strangolata e ha intorno al collo una sciarpa con la quale è
stata strangolata. La gola squartata è stata sgozzata a questi due tagli verticali, longitudinali, indossa degli stivali, però ha un dettaglio molto importante che comparirà anche nel cadavere sull'omicidio di Aurelia Januszewicz, alle mani legate dietro la schiena. Inoltre è nuda completamente a parte e questo probabilmente è stato fatto dall'omicida alla parte sopra diciamo come se avesse una camicia accompagnata giù lungo le braccia probabilmente è stato fatto proprio per aprire gli abiti ed eseguire questi tagli che ricordiamo sono sempre fatti post mortem. Luana indossa degli stivali e sotto gli stivali c'è del sangue ora questa scena del crimine è molto diversa dalle altre quando viene trovata Luana
ha ancora il sangue liquido non è molto che è stata uccisa infatti era stata vista alle 4 alle 6 e un quarto l'omicidio è avvenuto in quel lasso di tempo e probabilmente L'offender ha eseguito i tagli nel luogo dove ha abbandonato il cadavere perché la quantità di sangue presente in questo caso è superiore a tutte le altre.
Anche in questo caso si sarebbero potute fare un sacco di considerazioni. Intanto l'offender ha portato il cadavere con l'auto inoltrandosi all'interno di un campo e sul terreno si notano guardando la foto ma nettamente i segni lasciati dalle ruote quindi si sarebbero potuti fare di quell'omicidio c'è solo una foto di quelle tracce ma si sarebbe potuto fare un calco senza contare che appunto non sono state repertate impronte sicuramente i corpi sono stati toccati sono stati maneggiati le uniche impronte che noi abbiamo sono quelle repertate sull'auto di Irene Belletti sul deflettore sinistro dell'auto di Irene Belletti ricordate l'omicidio del 21 settembre 1971 non abbiamo nessun'altra impronta nemmeno
quella delle vittime non sono state rilevate le impronte nemmeno delle vittime Passano due anni e ci troviamo di fronte ad un omicidio fotocopia, quello di Aurelia Janusewicz. Lei è una donna di 42 anni, ha avuto un passato, come avete detto, estremamente doloroso, è andata dentro e fuori i manicomi, è rimasta orfana prestissimo, aveva due anni, è stata spedita in Italia, è stata messa in un istituto, ma lì per il suo comportamento esuberante è stata poi dal parroco del paese, fatta internare. È una donna che beve, che è costretta a prostituirsi dal suo marito, dal suo compagno.
Viene vista uscire da un bar, dopodiché viene trovata appunto nella notte tra il 2 e il 3 marzo del 1985. Anche Eurelia si trova nella stessa posizione di Luana, ha le mani legate dietro la schiena con la borsetta notiamo che l'offender non si porta dietro nulla non porta con sé spaghi, corde, oggetti usa quello che ha nel caso appunto di Luan è la sua borsetta nel caso di Aurelia quella della donna e anche qui è nuda ha la pelliccia buttata sopra e ha diciamo tre tagli che partono, è sgozzata, è stata strangolata, il solito modus operandi, strangolata, sgozzata, i tre tagli post mortem, che due laterali all'ombelico, a destra e a sinistra, e un altro centrale. Ha una precisazione che ho dimenticato prima, che secondo me è molto importante.
Luana Gianporcaro ha un taglio che dal pube va a finire anche sulla coscia, è probabile che l'offender abbia eseguito tutto quello che doveva eseguire in tranquillità e che lo abbia fatto con i fari dell'auto accesi ritorniamo a Aurelia viene trovata appunto con tre tagli e questi non sono molto profondi sono meno profondi dei tagli delle vittime precedenti ma appunto sono tre e evitano tutti e tre l'ombelico, non soltanto, anche in questo caso ha piovuto, lo Fender ha lasciato la macchina, in questo caso Aurelia viene abbandonata nella periferia nord- est di Udine e quindi il lato superiore del quadrato. e viene appunto portata in questo terrapino, in questo campo, piove perché in quella sera aveva piovuto e
lo Fender lascia la macchina a una certa distanza, quindi ha preso il corpo, l'ha trascinato per un braccio perché Aurelia era una donna piuttosto pesante, pesava sui 100 kg, oppure è stato aiutato da un'altra persona perché in alcuni di questi casi la possibilità di una doppia presenza si è ipotizzata. Comunque Aurelia viene trascinata, viene lasciata nel posto dove verrà trovata e non soltanto, ci sarà anche lì accanto a lei, sarà trovata la sua parrucca e uno stivale sopra. Quindi questa persona, questo assassino, con tutta la tranquillità possibile scarica i corpi e poi diciamo un po' allestisce una scena per proprio gusto sicuramente
sì qui iniziamo ad accumulare insomma una serie di dettagli che diventano pesanti e questa storia io ve lo anticipo continua a farsi più oscura man mano che la approfondiamo dunque non sarà sicuramente una puntata leggera come non è stata finora. E allora andiamo avanti, continuiamo a scendere. Sapete quei video di quegli esploratori che si immergono in queste caverne profondissime, strettissime, tipo la gola del diavolo, che ne so, che sono profonde centinaia di metri sottoterra. Ecco, io mi sento così a fare questa puntata. e arriviamo al febbraio del 1989, quando c'è un omicidio con una nota diversa rispetto a quelli precedenti, perché viene uccisa una persona che non apparteneva al mondo della prostituzione, ovvero Marina Lepre, 40 anni,
madre di una bambina, il suo omicidio finirà per diventare uno dei passaggi chiave di questa intera vicenda, E allora ti chiedo Sonia, cosa sappiamo delle ultime ore di Marina e perché proprio la sua morte cambia il modo in cui vengono riletti alcuni dei delitti precedenti?
Sarà proprio infatti con l'omicidio di Marina Lepre che si inizierà a parlare di mostro, perché come hai detto bene tu, Marina non è una prostituta, è un'insegnante. però ultimamente la sua vita aveva preso una china in discesa. È interessante notare che è molto probabile che l'offender, l'assassino, carichi le vittime o appunto per la questione di una prestazione oppure anche per dar loro un passaggio, perché poteva capitare che alcune prostitute fossero magari senza mezzo e usassero magari essere accompagnate dal cliente o dal protettore e poi essere riaccompagnate a casa. Ecco, Marina probabilmente è stata catturata così. Quel giorno lei era andata a tagliarsi i capelli, era andata a farsi un caschetto, era andata a farsi bella, però
appunto era una donna disastrata dal punto di vista umano, beveva, era ubriaca spesso e volentieri, di fatti anche quel giorno era andata all'ospedale, aveva delirato chiedendo se il suo convivente fosse rimasto ucciso, ma i medici l'avevano assicurata che non c'era nessuno con quel nome, ma ormai la conoscevano perché qualche giorno prima, il 20 febbraio, Marina era caduta ed era stata portata al pronto soccorso dove le avevano dato alcuni punti. Infatti sul mento aveva un cerotto. L'ultimo avvistamento di Marina è molto tardi, alle 23.30, ma prima aveva passato la sua serata all'interno di un bar, il Bisbar, dove aveva litigato con dei militari e la proprietaria del locale l'aveva cacciata fuori minacciandola che avrebbe chiamato le forze
dell'ordine e lei molto profeticamente, questa è una frase che resterà credo impressa e scolpita soprattutto nella memoria della figlia Fedra Peruk, dice Infatti Marina uscendo dirà ma lo sapete che appena io esco di qui mi ammazzano? E infatti è quello che effettivamente accade alle 23.30 viene vista salire su una 124 scura e da lì sparire. L'ultimo a vederla è un tassista che è sicuro diciamo al 100% che sia lei perché la individua con l'abito con cui poi sarà trovata, questo abito a fiori, questo golfino giallo e soprattutto questo cerotto sul mento. Quindi siamo certi che l'avvistamento di questo tassista sia affondato. L'omicidio avverrà probabilmente un paio d'ore dopo, viene trovata infatti sulle rive del torre
che è un fiume Pensate sempre a questo quadrato nella parte nord- est superiore di questo quadrato. Viene trovata vestita e si trova in un punto dove viene scaricata dell'immondizia. Infatti lei è coperta con un sacchetto deputato per il concime. è vestita nella parte superiore, sotto di lei c'è il suo giubbotto, lei è sdraiata sopra il giubbotto, è messa quasi prona, ha un occhio aperto e uno chiuso, ha un rivolo di sangue, ha la gola squarciata, è vestita ma gli slip e le calze abbassate. Stranamente in questo caso qual dubbio che si trattasse di un altro killer o che fosse successo qualcos'altro è venuto perché Marina non presenta i classici tagli che hanno le altre prostitute. Diciamo che il primo taglio della Bellone, il secondo taglio della Gianporcaro,
il terzo taglio della Janusevic sono delle numerazioni se ci pensate bene sul corpo di Marina non ci sono quattro tagli c'è un timido taglio sul fianco destro che fa pensare che si tratti o di un'altra persona oppure che il killer sia in qualche modo stato disturbato perché proviamo a pensarci sopra io ho provato a pensare sopra come può fare una persona a muoversi così indisturbato e non venire non venire mai catturato visto cioè questa persona in un posto che non sappiamo che non conosciamo uccide la vittima la sgozza sicuramente non la sgozza nella sua macchina perché la fuoriuscita del sangue mi scuso per la crudezza delle immagini però secondo me per capire bene quello che è accaduto bisogna dirle queste cose. Se una persona scuzzasse
un'altra persona in auto, ci sarebbe uno spruzzo di sangue, la macchina sarebbe imbrattata, l'offender sarebbe imbrattato di sangue. Quindi presumo che tutto quanto venga fatto fuori, all'esterno. E poi io mi sono chiesta come mai i corpi non sono sporcati di sangue, a parte quello appunto un po' di Luana Gianporcaro, i corpi non sono inondati di sangue, cioè pensiamo quando sgozziamo qualcuno, esce una botta di sangue spaventosa, dove è andato a finire tutto quel sangue? Questa è una domanda che mi ha tormentato per tutto questo caso, devo dire la verità.
Sì, allora è proprio il momento in cui dobbiamo iniziare a formulare delle ipotesi, dobbiamo entrare nel regno del possibile piuttosto che nel regno di quello che sappiamo. Prima di farlo però voglio arrivare al momento dell'analisi medica di quello che succede perché abbiamo parlato delle ferite, della loro posizione, delle incisioni, alcune delle quali sembrano particolarmente caratteristiche di un certo modus operandi. Però quello che mi sono chiesto studiando questo caso è ci sono state delle autopsie, che cosa emerge da queste autopsie? Vengono confrontate l'una con l'altra? Cioè ci sono degli elementi che facevano pensare all'epoca o fanno pensare oggi a una stessa mano dietro questi delitti o
anche lì brancoliamo nel buio?
Allora autopsie credo che ne siano state fatte molto poche, addirittura qualcuna non è stata neanche proprio toccata. Le analisi sono state, l'idea del mostro è appunto uscita con Marina Leprae, Prima le indagini erano tutte orientate nell'ambito della prostituzione, nell'ambito della malvivenza, degli angoli più bui della città, oppure nell'ambito dei protettori, delle amicizie delle donne coinvolte, dei familiari. allora quello che emerge a parte appunto questi tagli che secondo me si possono essere dovuti possono essere stati eseguiti da un medico e qua mi è venuto alla mente perché a me piace fare un po' di collegamenti Jack lo squartatore anche in quel caso si parlava di un medico, di un barbiere, di un macellaio ecco anche in questo
caso L'idea del macellaio, l'idea del veterinario è uscita nell'arco degli anni perché alla fine potrebbe essere anche una persona che ha una certa manualità e dimestichezza con un coltello. La cosa che lascia un po' perplessi è il fatto che si possa trattare di un bisturi elettrico perché le ferite sono cauterizzate, cioè non esce del sangue oppure con una lama arroventata non ha usato sicuramente un coltello perché un coltello lascerebbe un taglio più seghettato è stato usato un taglierino appunto o un bisturi o qualcosa di molto affilato inoltre nessuna di queste donne ha ferite da difesa a parte appunto Maria Luisa Bernardo che ha determinato secondo me un cambiamento di modus operandi queste donne non hanno
una ferita da difesa quindi sono state sorprese in un momento probabilmente quando erano svestite e in un momento in cui non se l'aspettavano assolutamente a quello che mi risulta autopsie non sono state fatte e le uniche rilevanze degne di nota sono state portate avanti dal dottore che ha analizzato i casi. non c'è nemmeno violenza sessuale non ci sono rapporti sessuali il preservativo che è stato trovato nell'auto di Maria Luisa Bernardo sì potrebbe appartenere all'assassino ma in effetti queste donne non c'è violenza sessuale non c'è stato un rapporto sessuale quindi ecco io quello che ho trovato diciamo è questo perché veramente su questo caso c'è veramente pochissimo
c'è pochissimo però ci sono anche degli episodi che adesso racconteremo che a me sembrano eclatanti dal punto di vista investigativo che per un motivo o per l'altro non verranno approfonditi non verranno perseguiti fino in fondo e ce n'è uno di questi che io voglio analizzare insieme a te perché dopo l'omicidio di Marina Lepre nel 1989 l'indagine prende una direzione molto precisa perché insomma si conoscono i luoghi si conosce un po' lo stile di queste incisioni si inizia a pensare che possa essere qualcuno con una certa domestichezza nel incidere un corpo umano quindi con una formazione medica E a un certo punto, nei pressi del luogo in cui era stato trovato il corpo di Marina, proprio nei giorni successivi all'omicidio, i carabinieri fanno un sopralluogo notturno.
e in questo sopralluogo notturno incontrano un uomo di circa 60 anni in circostanze, possiamo dire particolari, adesso vedremo quali, che attira ovviamente la loro attenzione. E allora ti chiedo cosa succede quella notte di fronte alla chiesa, se non vado errato, di San Bernardo, chi era quell'uomo, cosa stava facendo e cosa inizia, qual è quel sassolino che inizia a rotolare dalla rupe da quel momento in poi?
Allora, in questo caso, secondo me, stiamo parlando del chirurgo, famosissimo chirurgo, la cui identità non è mai stata resa nota alla stampa, che comunque si sapeva apparteneva a una famiglia molto conosciuta e anche abbiente di Udine. Io ritengo che la sua figura sia molto rivestita da suggestioni, nel senso che si è trovato nel luogo sbagliato, nel momento sbagliato.
Sicuramente si tratta di una persona che aveva delle grosse problematiche problematiche mentali infatti gli è stata diagnosticata una schizofrenia cronica comunque questo questo uomo diciamo viene trovato proprio nei pressi del ritrovamento del cadavere di Marina Lettra in seguito ad un controllo casuale di routine il nostro ex carabiniere di Sanson con un collega si recca per una specie di intuito di sesto senso se sapete quelle cose che magari ti capitano si recca nel luogo dell'omicidio della lepre e trovano questo individuo all'interno della sua auto, lì restano ovviamente, anche perché non se lo aspettavano, restano basiti perché insomma che ci fa lì quell'uomo, gli chiedono i documenti, l'uomo
fornisce loro una carta d'identità E diciamo che probabilmente è partito tutto da lì. Il carabiniere di Samson legge sulla carta d'identità chirurgo e questa cosa ti trovi nel luogo di un omicidio, sei un chirurgo, l'idea che i tagli potessero essere stati fatti da un chirurgo, da un medico, da una persona abile diciamo dal punto di vista medico, Credo che in quel momento un brividino sia passato loro sulla schiena. Comunque lo lasciano andare e quest'uomo si giustifica dicendo che era andato a bere qualcosa in un locale lì vicino ma quando i carabinieri cercano di prendere informazioni l'uomo subito li ferma e dice no no ero venuto a fare un giro. lo lasciano andare perché non c'è un motivo per trattenerlo e poi, ammesso da loro stessi
nella docuserie, insomma un po' di paura ce l'avevano, insomma anche perché trovi uno sul luogo di un delitto a tarda sera e che ci fa lì e chi è e se ti tira fuori un coltello sei il matto, sei il mostro e quindi lo lasciano andare e quest'uomo attraverso le vie dei canti raggiunge questa chiesetta scende e comincia a eseguire una serie di litanie di preghiere alla Madonna allora questa persona è appunto una persona conosciuta era una persona perché è morta nel 2006 ed è stato indagato diciamo a partire dal 1995 è stato sospettato e poi indagato a partire dal 1995 anche se non è stato trovato niente Si tratta di un medico che non ha mai esercitato, è riuscito a laurearsi ma in giovane età, aveva 24 anni, praticamente era impazzito. La motivazione di questa
sua malattia mentale sembra fosse una delusione. Ecco, anche qui era circolata una suggestione, una leggenda che poi a conti fatti, scremando, non si è verificata vera. alcune informazioni che in possesso dei carabinieri in realtà interrogando dei testimoni che all'epoca non erano stati interrogati sono state smentite si tratta di un uomo che comunque ha fatto dentro e fuori i manicomi per tutto il resto della sua vita voleva uccidersi quindi era stato internato in vari manicomi d'Italia Milano, Roma, nel Veneto Udine ed era stato sottoposto con il consenso della famiglia a terapie molto pesanti come insulinico, elettroshock quindi forse sicuramente aveva dei problemi aveva una mania di lavarsi per
esempio lui prima di mangiare di ogni pasto si lavava quando era internato spesso scappava dalle cliniche dove era ricoverato e fuggiva in campagna a lavarsi, a mondarsi, forse per chi lo sa nella sua testa che significato potesse avere quel gesto e poi aveva questa ossessione per le litanie, per le preghiere, per la Madonna, per la religione diciamo che tutta la famiglia era un po' particolare perché in realtà il chirurgo quello che poi verrà conosciuto appunto come il chirurgo non credo forse si è laureato ma non aveva mai finito la specializzazione in ostetricia si era iscritto ma in realtà non l'aveva mai finita anche il fratello con il quale viveva il famoso avvocato che accoglie Eddie Sanson con un collega quando vanno a casa a interrogare
diciamo questo povero uomo neanche lui alla fine si era mai laureato era mai stato iscritto nell'ordine degli avvocati quindi una famiglia che sicuramente aveva avuto pregresso, un fratello era morto durante un incidente una famiglia molto particolare molto caratteristica che però proprio per queste suggestioni secondo me soprattutto per il fatto che si trattasse di un medico e che fosse stato trovato vicino al rinvenimento del corpo di Marina Lepre ha indirizzato le indagini in questo senso Nel 95 sono state fatte delle perquisizioni, sono stati fatti delle intercettazioni, però leggendo i brogliacci diciamo che alla fine non è stato trovato niente, tanto è vero che poi quando queste presunte prove sono state portate al giudice non si è
proceduto nei confronti di quest'uomo. all'interno di casa non sono state trovate tracce di sangue la sua auto è stata esaminata non si sono trovate tracce di sangue non si è trovato un bisturi all'interno di quella casa sicuramente era una casa particolare disordinata piena di polvere la casa di due personaggi l'avvocato e il chirurgo particolari ecco un po' abbandonati a se stessi però Secondo me più che suggestioni non
dirai. Sì, c'è stato addirittura un procedimento nei suoi confronti che le indagini si chiuderanno nel 1997 con un nulla di fatto, con un'archiviazione perché gli indizi trovati a suo carico, carico di quest'uomo, non erano sufficienti a sostenere un'accusa e addirittura nel 2006 quest'uomo... morirà di morte naturale e quindi si conclude così anche questa pista ma dopo gli omicidi il processo e il progresso delle tecniche forensi offre effettivamente la possibilità di tornare su alcuni reperti raccolti molti anni prima e allora ti chiedo Sonia se effettivamente le analisi del DNA sono e la tecnologia che abbiamo a disposizione oggi possono potrebbero aiutarci o hanno effettivamente aiutato in qualche
modo a fare dei passi avanti nei confronti di questo caso
partiamo dal presupposto che appunto di questi casi non c'è praticamente quasi niente e quello che è stato salvato è stato salvato casualmente Parliamo del preservativo all'interno dell'auto di Maria Luisa Bernardo, il cui caso secondo me è particolarissimo, è un caso che mi ha molto molto molto colpito per le modalità in cui viene lasciata l'auto e lei. Comunque all'interno dell'auto viene trovato un preservativo che darà con le tecniche attuali due DNA. Ci sono le famose impronte sul...
sinistro dell'auto di Irene Belletti nell'omicidio del 1971 ma queste impronte non sappiamo se sono mai state confrontate con chi ha guidato l'auto perché l'auto era stata guidata da una collega di Irene che l'aveva trovata se sono state confrontate col carabiniere che poi è subentrato a questa collega con i sanitari che poi hanno soccorso alla donna e addirittura se sono mai state confrontate col chirurgo. Noi non sappiamo se quell'impronte hanno avuto un confronto. Esistono, ma non sappiamo se sono state confrontate. Appunto dal preservativo, nell'auto di Maria Carla Bellone, sono emersi due DNA, un DNA femminile e un DNA maschile. Anche lo spinello repertato sulla scena del crimine di Maria Luisa Bernardo contiene due DNA, uno maschile
e uno femminile. Questi DNA però sono diversi, quelli del preservativo e quelli dello spinello sono diversi, non sono compatibili. È stato trovato anche un mozzicone di sigaretta con del rossetto, si ritiene c'era un pacchetto di Kim sparso intorno al corpo che non è stato repertato. si detiene che possano essere sigarette da donna però non mi risulta che siano stati fatti degli accertamenti io ho trovato però io non so quanto questa cosa sia attendibile che sono stati fatti recentemente dei confronti con il DNA del chirurgo ma ripeto con beneficio di inventario questa è una notizia che ho trovato però mi riservo anche di qui lo dico e qui lo nego non sono state trovate delle attinenze perché
il dna era quello trovato era fortemente degradato sicuramente con le tecniche di adesso potremmo anche se ci fossero state delle foto più nitide trovare il tipo di auto in possesso di questo fantomatico killer perché in realtà un identikit era circolato però non si è mai arrivati a niente e anche di auto ne sono state viste di più tipi una Mercedes, una Fiat 124 una 1100 però si tende sempre a pensare auto diverse ma un'unica persona quindi probabilmente se si fossero anche analizzate queste impronte Non c'è nemmeno un'impronta di scarpa, noi non sappiamo nemmeno che numero di scarpe interessasse questa persona e sì che appunto negli omicidi di Luana e di Aurelia pioveva, quindi sicuramente chi
ha scaricato il corpo ha lasciato dell'infronte. Ecco io quello che ho diciamo trovato però credo che insomma qualcosa si possa fare so che tempo fa la figlia Fedra Peruc aveva dato uno sciale della madre perché venisse analizzato ma non si era trovato niente si era solo trovato un capello appartenente a Marina. Ci sono anche altri due reperti che sono stati trovati adesso che ci penso meglio. Un capello sempre trovato all'interno dell'auto di Maria Luisa Bernardo e un pelo pubblico biondo scuro. non so se questi se avessero un vulbo probabilmente si potrebbe veramente risalire al possessore di quei reperti questo non vorrebbe dire che sarebbe l'omicida sappiamo bene che una prostituta vede un numero illimitato di
clienti per cui insomma non è detto che possa essere veramente il colpevole però così come preservativo non è assolutamente detto che possa essere dell'omicida, però sapere a chi appartiene quel DNA è importante, è fondamentale.
Io direi che è un buon momento per prenderci una pausa da tutta questa carne al fuoco che abbiamo messo sulla piastra e tornerei dal nostro Giacomo Giacquinto. per sapere se ci sono effettivamente dei documentari, alcuni li abbiamo già citati, che possiamo guardare per farci un'idea migliore su questi delitti che abbiamo raccontato finora.
Allora, caro mio, qualcosa c'è legato a questo argomento. La prima che vi consiglio, Sky Crime Podcast, ci regala un bellissimo documentario, una docu- serie legata all'argomento che secondo me è molto interessante. che si intitola proprio Il mostro di Udine. L'altro che vi consiglio è la nuovissima puntata, quella del 26 settembre del 2006, che dura circa 57 minuti, di una persona che il buon Michele conosce come nessuno, secondo me, ovvero Blu Notte, in questo caso Carlo Lucarelli, che ci regala un nuovo speciale. L'ultimo che vi consiglio è di chi l'ha visto, io di solito lo faccio raramente, però in questo caso è molto interessante perché analizza non solo la figura del mostro di Udine, ma specialmente quella di
Marina Lepre, che secondo me è un interessantissimo modo di raccontare le vere vittime di questo caso.
Bene, allora ringrazio il nostro Giacomo e tornerei dalla nostra ospite Sonia Filippi, perché insomma abbiamo raccontato tanti dettagli, alcune piste e sinceramente io mi ero non dico innamorato, però secondo me filava l'ipotesi di questo mancato ginecologo possibilmente, potenzialmente frustrato dal non poter esercitare la propria professione e che quindi si sfogava con questi omicidi, con queste incisioni. Però sono d'accordo sul fatto che mancano elementi concreti per formulare delle accuse che vadano oltre quel limite della possibilità e allora ti chiedo Sonia visto che ci abbiamo verso la conclusione di questo episodio se tu studiando le carte di questi omicidi sia arrivata a delle conclusioni che ti fanno
propendere verso una pista piuttosto che un'altra e se c'è qualcosa che va oltre tutto quello di cui abbiamo parlato fino a qui
Ho cercato libri che parlassero dell'argomento ma vi giuro non ne ho trovati. Io ho mosso Marie Monti ma non ho trovato niente se non una versione romanzata di Matteo Lena che ha appunto creato il podcast di Skycrane. Quindi non c'è assolutamente niente dal punto di vista bibliografico. Allora io credo che... appunto questo chirurgo era sicuramente pazzo, aveva delle problematiche, doveva essere rinchiuso, doveva essere... Però non ci sono testimonianze che avesse effettivamente commesso quelle brutte cose di cui abbiamo parlato. Sicuramente era schizofrenico, era fuori di testa, però...
da lì a commettere dei delitti così efferati e poi secondo me non sarebbe mai tornato sulla scena del crimine il personaggio che ha tenuto in scacco e tiene ancora attualmente in scacco da una vita è una persona intelligente è un pazzo ma è una persona intelligente sicuramente è stato favorito dal fatto che le indagini sono state fatte un po' Perdonatemi e passatemi il termine chiedo Venia alla Carlona cioè tante cose non sono state considerate un po' per il periodo non c'erano sicuramente le tecnologie c'era un sistema investigativo completamente diverso certe cose non venivano considerate il DNA manco si sapeva che esistesse cioè. certe tecniche, le anatomie psicologiche, sapere queste donne chi fossero oltre alla loro
vita sulla strada. Non si sa niente della loro vita personale praticamente. Io credo anche che delle piste che avrebbero potuto essere maggiormente indagate, studiate, sono state volutamente lasciate a parte. La stessa avvocata Federica Tosael ha l'idea che il colpevole fosse il chirurgo è dei carabinieri e basta cioè nel senso non ci sono effettivamente prove provate che questo sia Ci sono comunque delle persone, dei personaggi, in particolare una persona che è stata riconosciuta da una testimone, di questa persona un uomo, si conosce l'identità, lo chiameremo Signor X, che aveva tentato, tra virgolette, di ammazzare Marina Lepre qualche giorno prima del suo omicidio. C'è anche da dire che la famiglia di Marina Lepra, nella figura del padre e
della figlia, è convinta che il responsabile sia proprio questa persona. Questa persona a suo tempo si tratta comunque di una persona con conoscenza medica, si tratta di un medico, quindi diciamo che anche in questo caso se volessimo orientarci sulla professione medica ci saremmo. forse qualche intercettazione, qualche indagine più approfondita nei confronti di questa persona, anche perché c'è una testimone, una testimone che vede appunto questa cosa. Ecco, forse secondo me qualcosa più di quello che è stato fatto si sarebbe potuto. Diciamo che se le impronte fossero state esaminate, se fossero state, pensate per esempio alla macchina di Maria Luisa Bernardo, cioè questo qua l'ha ammazzata in macchina ha
portato la macchina nella zona nord- est di Udine poi ha portato il cadavere nella zona nord- ovest cioè lui quella macchina l'ha guidata le sue impronte in quell'auto sono ovunque ovunque e anche lì ci sono dei testimoni per esempio che hanno sentito arrivare l'auto quindi forse qualcosa di più poteva essere fatto però dal seno di poi sono piene le fosse
e allora direi che con questa citazione possiamo concludere l'investigazione di oggi più che la puntata di oggi e io non posso fare altro che ringraziare per essere stata ancora una volta con noi la nostra ospite Sonia Filippi
grazie a voi Michele spero di essere stata esaustiva di non essermi incasinata perché è un caso veramente complicato e le foto avrebbero cioè aiutano molto e insomma se non le hai davanti se non sai neanche dei luoghi di cui parli è abbastanza difficile il caso è già incasinato di suo ecco spero di essere stata chiara e esaustiva
il verdetto ai posteri quindi scrivetecelo nei commenti ma sono sicuro di sì io quindi torno ovviamente dal nostro Giacomo Giacuinto, perché insomma arriva il dulcis in fondo, il caffè, il digestivo della puntata che non può mancare, ovvero il nostro momento sbrodolino.
Ah, che meraviglia, che bello caro il momento sbrodolino.
Eh sì, perché arriva l'autunno, arriva anche lo sbrodolo autunnale, io devo dire Giacomo che nelle ultime settimane dopo che ci siamo lamentati degli hater che ci vengono a bussare alla porta a qualsiasi ora del giorno o della notte la nostra community si è fatta sentire e si è fatta sentire più forte che mai perché siete stati in tantissimi soprattutto sotto la puntata del killer delle mani mozzate a venire a riversarci il vostro amore, c'è per esempio Joss che ci scrive finalmente ho potuto comprendere questa storia in modo approfondito, grazie, se posso permettermi per quanto riguarda le pubblicità esiste l'opzione di poter schippare avanti, ma probabilmente le persone hanno voglia di lamentarsi e basta. Vabbè, ma
su questo non abbiamo veramente dubbi, caro
Meno male che esiste gente come Gios. Poi c'è ovviamente il solito e immancabile Guido Mojito, che ci ringrazia. Giulia81, un'altra conoscenza del podcast. Nadia Deca, qui siamo tra i fedelissimi. Max... che ci scrive bell'episodio bravi mi avete tenuto compagnia mentre pedalavo nel Kyushu verso Nagasaki ma quante fighe questa cosa Giacomo
è davvero fantastica la meraviglia dei racconti e delle voci che arrivano anche in posti per noi lontanissimi
e soprattutto pensando che noi siamo in posti lontanissimi noi in Argentina Giacomo presto sarà in Giappone
in Messico in Messico il Giappone sarebbe
un suo il Giappone è il nostro amico
mi piacerebbe un sacco andare in Giappone
Giacomo sarà in Messico ah vero vero quindi se
ci sono ascoltatori ascoltatrici dal Messico fatemelo sapere io sarò a città del Messico ci prendiamo una birra insieme una cerveza
una tequila
una tequila che credo sia uno dei prodotti tipici del Messico
E allora di tutto questo continuiamo a parlare nella nostra puntata Patreon. Noi vi vogliamo semplicemente ringraziare perché ci è arrivato veramente soltanto amore nelle ultime settimane, a parte qualche piccolo commento di qualche piccolo hater. C'è Simone Giannini, non credo che sia un hater, però ci scrive col premium, ovviamente credo che si riferisca a Spotify Premium, mi sono beccato tre pubblicità di fila prima ancora di cominciare la puntata fuori controllo. Allora Simone, caro Simone, non decidiamo noi se ti arriva la puntata col premium o meno, noi la pubblicità ce l'abbiamo perché qualcosa da questo podcast lo dobbiamo ricavare, altrimenti andiamo in bancarotta con tutto quello che
facciamo
no ma certo ma a noi piacerebbe tantissimo campare d'amore vi giuro
però
purtroppo la società non ce lo permette
di idee, di sogni, di fantasia e di coronaca nera purtroppo questo non è possibile però ti dico che su Patreon per un caffè al mese puoi accedere ai nostri contenuti senza pubblicità e anche con un archivio di contenuti bonus che veramente sono come avere un podcast parallelo a parte quindi ti invitiamo a provarlo per un mese ci sono anche gli sconti perché si scrive con una mail al nostro Patreon quindi veramente avete il modo di provare se vi piace rimanete se non vi piace potete andare via quando volete potete ritornare insomma siete liberi Quindi ve lo lasciamo lì come sempre, vi diamo appuntamento anzi su Patreon e io a questo punto vi direi che ci sentiamo con tutti gli altri mercoledì prossimo, stesso posto, stessa ora,
ma nel frattempo vi raccomando di non spegnere la luce.