Giorno per giorno

Ragazzi che preoccupano: «Radio Italians», Beppe Severgnini risponde ai vostri vocali

Sonntag, 18. Oktober 2026 · 20 min

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Shownotes

Nuova puntata dell’appuntamento domenicale di «Giorno per giorno»: le repliche dell’editorialista alle domande e osservazioni che avete mandato via WhatsApp al 345 6125226

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• Primarie nel Campo largo: Conte è in vantaggio, ma ai progressisti piace il «federatore» (corriere.it/politica/26_settembre_19/sondaggio…)
• Scuola, la denatalità e l'effetto banchi vuoti: «Perderemo 2 milioni di studenti» (corriere.it/scuola/rientro-a-scuola/26_ottobre…)

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Bentornati su Radio Italians, è domenica 18 di ottobre e posso dirvelo, visto che in questo posto dobbiamo essere sinceri io con voi, voi con me. Eravate tristi questa settimana, e quelli che erano tristi erano preoccupati, e quelli che non erano preoccupati e tristi erano ansiosi, e qualcuno arrabbiato, un paio disgustati. Io ho scelto sei vocali, anche tra i più ottimisti, quindi immaginate gli altri, ma è così.

Il tema e l'umore di Radio Italians lo decidete voi, poi non so perché accade. E l'autunno e la politica italiana o il mondo probabilmente quello che succede intorno o le notizie o noi dei media che continuiamo a darvi solo cattive notizie o soprattutto cattive notizie con una sorta di strano sadismo o magari le squadre italiane che hanno perso in Champions, non lo so. Comunque eravate tristi. Oggi parliamo di giovani e minicar, voi sapete cosa è successo a Roma la tragedia, qualcuno parte da lì per fare un'osservazione, stesso argomento e parla della noia, dei ragazzi, della noia e di questa malattia perché è una malattia grave. Poi parliamo del voto, un messaggio dall'Australia, poi parliamo di un

figlio in quarta liceo, mamma preoccupata, quindi nell'umore generale. Diciamo che l'unico vocale veramente così allegro arriva dalla Svizzera e una di voi riflette sul valore della conclusione. Dice che a lei, alla nostra Radio Italians Italo- Elvetica, piace finire le cose. Quindi sentirete. Pronti? Via

Radio Italians, i vostri vocali della settimana commentati da Beppe Severnini per il Corriere della Sera.

Ciao Beppe, sono Andrea Dal Grosseto, ho 61 anni, sono una persona di sinistra, assolutamente non omofoba, aperta. Lo ero anche a 18 anni. Pensando ai fatti della minicar, mi è venuto in mente un episodio, ero con degli amici, mi lasciavo molto trascinare, ero una persona abbastanza fragile. Si andò a tirare i bomboloni ai travestiti, alle cascine a Firenze.

Bruttissima cosa, non ero contento di farla, però... Era così, mi lasciò trascinare, come se uno scivolava, batteva la testa per scappare, non sapeva cosa literavamo, poteva avere dei danni, come è successo all'attore. Col senno di poi dico, ho fatto una cosa gravissima, lì per lì non me ne sono reso conto. Questo per riflettere, conviene enfatizzare al massimo questo episodio, pur rimanendo ovviamente un reato, e dare le solite colpe, famiglia, società, social media, che mi sembrano diventati un luogo comune, Oppure forse è meglio far rientrare questo episodio in una cosa grave che c'è sempre stata, senza dare sempre colpa ai giovani di oggi

No Andrea, non è una cosa che c'è sempre stata, non possiamo liquidarla in questo modo. I ragazzi sono incoscienti, non si rendono conto del male che fanno, è sempre accaduto. è vero che dalla goliardia agli scherzi stupidi tanti ne hanno fatti devo dire che nel mio curriculum quello manca non mi è mai piaciuto fare scherzi né a militare né nella goliardia non so non mi dà alcuna soddisfazione sarò fatto strano però tornando seriamente alla questione quella è una cosa enorme poi non è un episodio questi ragazzi si comportavano così regolarmente e proprio non avere l'idea delle conseguenze delle proprie azioni non so cosa voi facevate a Firenze allora però una vaga idea di quello che facevate anche magari il senso di colpa che ha lasciato è

rimasta qua c'è proprio l'assoluta insensibilità E questa è la cosa che spaventa, non capire le conseguenze delle proprie azioni. Perché questo accade? Non lo so. Ho la sensazione, posso sbagliarmi, però veramente attenzione, arriva un commento boomer, che la violenza continua a cui siamo esposti dai videogiochi, ai film, alla televisione.

Io guardo delle serie, sono di una violenza. Guardavo l'ultima stagione, la più recente, di Slow Horses, che è una serie che mi era piaciuta, era anche divertente, Gary Oldman è fortissimo, e anche lì proprio una violenza, quasi un godimento nelle scene di violenza più estrema. Allora, secondo me qualche traccia la lascia, gli adulti forse questo riescono a metabolizzarlo, almeno spero, sul ragazzo giovane forse qualche traccia la lascia. L'idea che comunque la violenza sia una sorta di spettacolo che poi spegni e finisce lì. Non lo so, spero di sbagliarmi, però qualcosa del genere deve accadere perché sembra incredibile che uno non si renda conto del pericolo e della gravità delle cose che fa. Perché dare il calcio a uno

che corre in monopattino e ne hanno fatto più volte non è che occorre un genio per capire che rischia di farsi molto molto male.

Buona domenica Beppe, buona domenica Italia. Giovanni da Bruxelles. I due minorenni erano confessi delle aggressioni avvenute con la minicarra a Roma nell'ultima settimana e dicono di aver fatto quelle gesta per noia. Uno scherzo, se è semplicemente tipo un gavettone, posso anche capirlo. Uno si annoia quando fa uno scherzo.

Uno scherzo dove uno va a mettere in pericolo la vita, l'incomunità di una persona. Fa ripensare a quando sono stati gli episodi dove si buttavano i sassi a cavalcavia sulle auto in corso e che sono risultati morti e feriti. Cosa si può fare? Qual è la tua opinione riguardo a ciò?

Tu dici Giovanni, questi ragazzi hanno agito per noia, anzi l'hanno detto loro e tu l'hai riportato. Io non lo so, ma deve essere... Una noia spaventosa vuol dire avere delle vite veramente vuote, vuol dire che i tuoi amici non contano niente, l'amore, io a quell'età ero innamorato a tempo pieno e mi riempiva il cuore, la fantasia e la musica non ti interessa più, lo studio, gli amici, non ti interessa niente. A quel punto la noia è una malattia seria, ma una malattia gravissima. Vuol dire che ci si è spento qualcosa nella tua anima. E infatti io chiamarla noia, no, non è un termine che accetto. Se qualcuno mi propone un altro termine per questo non sentimento nuovo, per cui uno è svuotato completamente e per trovare un

po' di eccitazione deve fare e commettere azioni del genere, no, noia no, non l'accetto

Chiedo un consiglio. Io dal 73, quando ho cominciato a votare, ho sempre votato, perché praticamente io considero votare un dovere più che un diritto. Ho votato sempre, comunque, a tutte le cose, spesso anche, come diceva Montanelli, turandomi in naso. Stavolta non ci riesco, non ci riesco perché, da una parte c'è una destra imbarazzante, dall'altra un centro che non si capisce che cosa è e a sinistra c'è questo campo largo che praticamente non sono d'accordo su niente un'armata a branche legune per sconfiggere questa destra anche opera meritoria ma poi per fare cosa? perché praticamente sono in disaccordo su tutto penso che

passo allora se i vocali di oggi sono caratterizzati dallo sconforto ecco questa è la parola giusta sconforto questo secondo me vince l'Oscar perché nel tuo fastidio nella tua decisione di non andare a votare probabilmente nello sguardo sulla politica italiana c'è veramente tristezza torna la parola io non provo né a consolarti né a convincerti ti dico due cose la prima Astenersi secondo me non è una buona idea perché vuol dire delegare, se uno si astiene delega a chi vota, poi ci asteniamo in tantissimi, io no peraltro, mi turo il naso, le orecchie, qualunque, gli occhi ma voto, però quelli che scelgono di astenersi sappiano che delegano. e poi alla fine saranno pochi quelli che decidono le elezioni

sta già accadendo in qualche democrazia e non va bene perché poi vuol dire che muovere e arrivare al potere diventa più facile anche per i malintenzionati questo ricordato quindi qualche volta bisogna farsi forza e votare il meno peggio l'hai citato anche tu votare il meno peggio c'è gente che sposa il meno peggio vuoi non votare il meno peggio?

poi quello che pensi degli schieramenti mi sembra evidente Giorgia Meloni, obbligando con questa legge elettorale a indicare un capo della coalizione, ha tirato una palla da bullying dentro il centro- sinistra, che adesso si sta capigliando, una cosa che gli viene bene, però i risultati già li stiamo vedendo e mancano ancora mesi, probabilmente parecchi mesi. Siccome andiamo a votare a maggio o giugno, posso sbagliarmi. Poi cosa vuoi? Possiamo entrare, ne riparleremo. Hai ragione sul centro- sinistra. Io credo veramente che dovrebbe guardarli negli occhi e dire diteci cosa volete fare se volete proporvi come alternativa al governo Meloni. Perché non basta discutere di chi comanda, che ancora non è chiaro. Diteci cosa volete fare.

Il problema è che vogliono fare almeno 4 o 5 cose diverse per ogni campo, noi siamo concentrati sull'Ucraina ma non c'è solo l'aiuto all'Ucraina, in generale il centrosinistra ci sono idee diverse. Dico una cosa di corsa, poi ci torneremo. io sono di quelli convinti che all'effetto Mamdani quindi una sinistra battagliera e un po' anche estrema come è successo col sindaco di New York in Italia non funziona in Italia che è un paese tradizionalmente moderato vinci al centro quindi se si gioca al centro vinci il centro- sinistra può dire bye bye per altri anni a Palazzo Chigi, secondo me

Buongiorno Beppe, buongiorno Radio Italians, sono Elena e ho appena finito di ascoltare la mia rassegna matutina di podcast sulle notizie del mondo mentre porto a passeggio il cane qui a Melbourne in Australia. L'impressione che ho avuto oggi è un sentimento di grande paura. Dopo aver sentito dell'accordo tra Trump e Putin, dopo aver visto le elezioni regionali in Germania, dopo aver sentito che c'è una grande possibilità che alle elezioni francesi un partito di estrema destra prenda il controllo, quello che succederà in Spagna, lasciamo stare l'Italia, e perfino qui in Australia abbiamo una politica che si chiama Pauline Hansen, la quale vuole cacciare tutti quelli che non sono australiani dall'Australia.

Io mi chiedo, negli anni venti del Novecento tutti sappiamo cosa è successo. È possibile che stiamo per rivivere la stessa cosa? Io ho una grande paura oggi e non sapevo cosa fare per esorcizzarla o perlomeno capirla. Mi può aiutare lei?

Cara Elena Daunander, io non so se riesco a consolarti o a rassicurarti, ma ci provo. Allora, innanzitutto la questione dell'Australia, di questa leader politica che vuole mandare via tutti quelli che non sono australiani, mi sembra una proposta abbastanza surreale, perché lì andate via tutti e rimangono solo gli aborigeni a sto punto. Però insomma... Veniamo invece alla questione principale.

Tu hai il terrore che tornino gli anni venti, quindi che tornino le dittature, che la gente stanca, affaticata, dia il potere a persone che ne faranno un uso disastroso. Io spero che non accadrà e ti spiego dov'è il mio ottimismo. Il mio ottimismo è che noi boomer, quindi nati tra il 46 e il 65, 66, quei vent'anni, abbiamo avuto genitori, parenti, zii, insegnanti capi che ci hanno raccontato un poco del successo nel novecento e ce lo ricordiamo e l'abbiamo studiato spero a scuola e l'abbiamo visto e quindi credo che per adesso siamo un argine quello che accadrà fra 20 o 40 anni non lo so invece perché io ho il timore che molti ragazzi io vedo questi che alzano fanno il saluto fascista inneggiano al

duce si entusiasmano per putin La mia sensazione è che non sappiano veramente quello che stanno dicendo, che non abbiano idea dell'orrore e della tragedia che può portare in una società, anche nelle loro famiglie, un giorno una dittatura. Non ne hanno idea. La dittatura è semplice, consolante, affidiamo tutto il potere a una persona, ci penserà quella persona a portarci pace, ordine, tranquillità, sicurezza, benessere.

Questa è un'idiozia assoluta, pericolosissima. Noi genitori, secondo me, lo capiamo che è un'idiozia pericolosa. Io spero che questi ragazzi, diventando grandi, anche quelli che votano AFD in Germania e tanti altri estremisti nati in questo ventunesimo secolo, lo capiscano anche loro. Perché se non lo capiscono, allora l'umanità dovrà di nuovo commettere un errore drammatico, pagarne le conseguenze e ripartire da capo. Ed il resto è così. O si impara la lezione oppure occorre studiarla di nuovi. Ma noi non ci saremo.

Beppe, ciao. Sono Sara da Angera. Ti lascio questo messaggio per chiederti aiuto. Mio figlio va in un quarto liceo e quest'anno è capitato alla classe un insegnante di italiano che non fa lezione. Non sappiamo noi genitori come reagire. Abbiamo già parlato con la rappresentante dei genitori, con il coordinatore della classe, ma l'idea è di aspettare. Io sono indignata.

L'anno prossimo c'è la maturità. Sono preoccupatissima, non hanno fatto un esercizio, lui è stato capace solo, l'insegnante intendo di dare pagine da studiare per poi mettere anche cattivi voti. Insomma, la situazione è disperata, non so qual è il nostro margine di azione possibile. Io denuncierei la scuola addirittura, in ogni caso prima di farlo. vorrei chiedere il tuo parere

sarà posso essere sincero mi sembri un po troppo preoccupata io capisco un professore scadente è capitato a tutti siamo sopravvissuti ai professori scadenti i problemi per un ragazzo in quarta superiore sono altri lo impareranno più tardi parlate col preside andate a parlare con questo professore a quattro occhi e diteli ma scusi cosa sta facendo Però, insomma, da qui trarre conclusioni apocalittiche sul futuro di tuo figlio mi sembra un po' troppo. Ripeto, io posso elencare ogni volta, ogni ciclo di studio ho avuto alcuni professori ottimi, alcuni buoni, alcuni ok e almeno uno o due che veramente non c'erano.

E purtroppo è vero, ho avuto dei buchi in alcune materie legati a professori che non erano granché. io sono debole in matematica un po' perché mi piacciono più le parole dei numeri ma anche perché per esempio non sono stato fortunato in quel giro lì soprattutto alle superiori ma forse era colpa mia però ripeto non preoccuparti vedrai che un ragazzo di 17 anni gioca una battaglia navale in quell'ora lì so che non è quello che volevi sentirti dire però credo Che i ragazzi hanno risorse e troveranno il modo. E poi parlate con il preside, ditele queste robe, fate ascoltare le mie risposte, andate al professore, fate sentire Radio Italians e poi ecco, dimmi cosa succede. Sarei molto curioso, anzi saremmo molto curiosi.

Ciao Beppe, Veronica da Ginevra. Sto guidando e mi è venuto un pensiero sul valore della conclusione. Stavo ascoltando un programma radiofronico che si è concluso. Stavo pensando a come si legge un libro che poi si conclude, si sente il peso, si mette via sullo scaffale. E di come mi manchi il senso di conclusione di tutto quello che faccio sullo schermo. Se leggo un libro sullo schermo, un articolo sullo schermo, passo immediatamente a quell'altro. Non c'è la stessa sensazione di chiusura, di completezza. E forse è questo che alla fine ci fa sentire più stanchi, che non abbiamo nell'immaterialità della digitalizzazione, della conoscenza e della comunicazione, ci manca questo senso di concludere le cose di compimento che

con il mezzo materiale invece ne possiamo godere di più.

Beh Veronica, in conclusione parlare del valore della conclusione ci sta. Non è vero che sul web o in rete in generale non c'è il valore della conclusione, noi stiamo per chiudere una puntata di Radio Italians che ha cominciato, vi faccio il riassunto, poi ci sono le vostre voci, seguite dalla mia e quindi no, secondo me la conclusione esiste.

È vero anche che alcuni amano la conclusione, alcuni la temono invece. Io conosco persone per cui quando finisce qualcosa, un fine settimana, una vacanza, un viaggio, un libro, un film, è sempre un momento di tristezza. Io invece mi iscrivo al partito dei conclusionisti come te. Credo che la nostra vita è una serie di conclusioni, fino all'ultimo, che è proprio una conclusione, e che bisogna imparare a godere anche di quello che abbiamo fatto. In ogni campo che abbiamo letto, che abbiamo ascoltato, che abbiamo visto, che abbiamo conosciuto, c'è una bella espressione spagnola, che se non sbaglio, ma mi correggerete, usano di più in Argentina, l'espressione è che me quiten lo bailao, cioè che mi provino a rubarmi quello che

ho già ballato. È un'espressione bellissima. Ricordiamolo, noi che abbiamo parecchi anni, che noi possiamo dire questa frase, perché il nostro abbiamo ballato anche balli bellissimi, allora che me chiedono lo bailao, provate a rubarmi quello che ho già ballato e ho già concluso. Quando vediamo questi ragazzi in difficoltà, quindi torniamo un po' al tema iniziale, ricordiamo sempre che questi il ballo l'hanno appena iniziato, che la pista è affollata e caotica, che la musica è schizofrenica e che hanno bisogno di una mano. A domenica prossima.

Radio Italians, i vostri vocali della settimana, commentati da Beppe Severgnini per il Corriere della Sera. Mandate un messaggio, possibilmente breve, al 345-6125-226 e riascoltatevi nei prossimi episodi. Radio Italians, l'appuntamento domenicale di Giorno per Giorno, il podcast quotidiano del Corriere della Sera, a cura di Francesco Giambertone, coordinamento di Tommaso Pellizzari, produzione audio di Keymotions, con Giacomo Vaghi, Federico Caruso e Giorgia Venturi.

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